Marco Pantani disegnato da Lelio Bonaccorso

Marco Pantani disegnato da Lelio Bonaccorso

di Guido P. Rubino

Alla fine ce l’hanno fatta, hanno toccato Pantani. No, tranquilli, non è l’ennesimo articolo di rimpianto. Ne sono stati scritti molti in questi giorni, da tifosi, da giornalisti e da giornalisti tifosi. Compresi quelli che di ciclismo non sanno ma riempiono bocca e parole quando scatta la parolina magica “doping”. Allora dopo essere ct di calcio, esperti di vela e di navigazione sotto costa, gli italiani diventano esperti di chimica e di doping.

Inutile nascondersi dietro al dito delle parole e dei regolamenti assurdi. Non valgono neppure le pezze a colori: veniamo da un’epoca di ciclismo marcio alla radice che è da rilanciare in qualche modo. Magari ripartendo dai giovani e da dirigenti che fino ad oggi non hanno contato nulla e non perché meno bravi.

Hanno toccato Pantani e hanno toccato il mito. Non un santo, ma un mito. Gli esperti dell’ultim’ora si stupiscono di come ancora ci sia tanta gente a inneggiare al mito. Per Armstrong insulti, per Pantani il mito che non crolla, anzi, sta sopravvivendo a tutti gli attacchi postumi e a ricerche mediche che nessun altro sport si permette.

Pantani non era l’epo e Pantani non era la cocaina. Non lo è mai stato. Pantani era lo scatto e l’impresa. Pantani era il coraggio. Ecco cosa fa il mito. E non c’è aiuto che tenga. Chi si è entusiasmato altrettanto per le imprese di Armstrong e di Rijs? E per quelle di Landis? Non c’entra niente il doping. C’entrano il coraggio e la determinazione e la capacità di soffrire. L’occhio per la corsa e la sfida verso l’impresa. Non c’è doping che li possa aiutare quelli, o li hai dentro oppure no. Pantani, in questo, è stato un puro (poi non era santo, lo sappiamo).

Guardate il Tour di quest’anno, vi è piaciuto?

Noi abbiamo tenuto d’occhio il pubblico della rete. Ne ha parlato, ha lodato, ha criticato, ma si è entusiasmato davvero solo in una tappa. Quella dei ventagli. Contador che ha messo in crisi Froome con una mossa fatta con quel po’ di gambe che aveva a disposizione. Poche rispetto a una volta, ma con intelligenza e coraggio. Ed è scoccata la scintilla dell’entusiasmo. Pensate, in una tappa piatta in cui i commentatori si erano già preparati la letteratura da sciorinare per dormire in pace.

Ci sono corridori forti e ci sono campioni. Ci sono atleti che inventano e altri che calcolano. Ci sono sport che non sono solo un paragone di forze e il ciclismo è tra questi. Per quello non morirà.

Ma lo devono tenere in vita atleti coraggiosi e uomini veri. Di quelli che progettano al tavolo e inventano per strada e non aspettano l’ok via radio. Onestamente, il pubblico non ne può più. L’atleta che parla per radio puzza di artificiale, di telecomandato, di finto. Non si saprà mai se quello scatto l’ha inventato lui o l’ha gracchiato la radio nel videogame delle ammiraglie che hanno in mano il joystick della corsa. Non è quello il ciclismo che piace e pazienza se i direttori sportivi dovranno fare qualche chilometro in più per parlare con i loro atleti. Altrimenti mettiamoli tutti sui rulli e via. Così parliamo di vam, di watt e di frequenze che non potranno mai descrivere cosa sono stati il ciclista Pantani e i campioni della storia.

Il rumore del ciclismo

Sei Giorni delle RoseÈ quello che si sente quando siamo in sella noi, lo stesso che riconosciamo dalle bici dei campioni che fanno lo stesso rumore della nostra. Quello che coinvolge nelle telecronache d’Oltralpe che non hanno l’affanno di spiegare tutto e non lasciare un attimo di buco. Quello che abbiamo sentito in pista alla Sei Giorni delle Rose (guardate il servizio che abbiamo fatto). Rumore di biciclette fragili e catene che picchiano sul telaio alle buche della strada. Suono di ruote potenti che si inseguono nelle spirali che non si toccano (quasi) mai della pista. È quel rombo speciale che attira le persone e affascina anche il pubblico inesperto. Scommessa sicura su cui l’Italia non è capace di puntare. E ci guadagnerebbe pure, perché la pista può portare soldi e neanche pochi se gestita da chi sa cos’ha in mano.

Il ciclismo dei corridori che sfiorano il pubblico e fanno sentire il vento del passaggio. Non quello delle squadre che li nascondono e li fanno scaldare protetti dagli occhi del pubblico. Il ciclismo è nato in mezzo alla gente, guai a toglierlo di lì.

Il popolo della bici aspetta le emozioni. Quelle che vede nei corridori e che rivive ad ogni pedalata, magari con lo zainetto sulle spalle del dopolavoro. Rilanciare il ciclismo è facile, basta sintonizzarsi sulla passione.

11 Responses

  1. Giorgio Vittori

    Caro Rubino…ma che stai a dì ?!
    Questa difesa ad oltranza di Pantani, è pura e semplice ( e inutile ) arrampicata sugli specchi. E’ nuovamente l’applicazione dell’italico mantra “il fine giustifica i mezzi”. E’ di nuovo….Moggi barava…ma è stato il più bravo dirigente del calcio italiano. Berlusconi è un delinquente…ma è stato un grande statista per 20 anni…
    Ti chiedi come mai Pantani è ancora un mito ( in Italia ) e Armstrong è stato distrutto? La risposta è semplice, molto semplice ahimè: in Italia si premia e si osanna la scorrettezza “declassandola” ( o elevandola…?! ) a furbizia,per poi lasciare strada a tutto ciò che ne consegue… monumenti, commemorazioni, deificazioni, e… anche il tuo post infine….( Pantani non era l’Epo…)dimenticando e rimuovendo con grande solerzia, il letame iniziale.
    In ogni altro paese al mondo invece, sei un mito, ma pur sempre sub judice, perchè se si scopre che hai vinto barando, che hai razziato premi e sponsor milionari con la frode, che hai preso infine per il culo, milioni di tifosi al mondo, vieni giustamente azzerato.

    E adesso, mi raccomando, non mi ripetere l’altro mantra italiota ” lo facevano tutti, mica solo Pantani”, perchè allora ti devo rispondere che allora, così come han preso Pantani, si devono assolutamente perseguire e colpire quei “tutti”, senza “far passare” che …tutti colpevoli = tutti assolti !!!

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  2. Guido Rubino

    Ecco, mi rendo conto che questa è un’interpretazione che può scaturire leggendo questo articolo… un po’ velocemente e con qualche pregiudizio. Colpa mia, comunque, che non sono stato abbastanza chiaro evidentemente.
    Pantani non era un santo e non si comportava da tale. Ma il senso dell’articolo non è questo (l’avevo pure specificato nelle prime righe).
    Il senso è: guardate che bello il ciclismo che, nonostante il disastro del doping, continua ad affascinare. E a conquistare sono i miti costruiti, non sul doping, ma sull’intelligenza e la tattica, vere attrazioni di questo sport che si scopre geniale anche in una tappa del Tour piatta. Il bello del ciclismo è che ti passa affianco senza pagare il biglietto.
    È emblematico che un campione negativo quale si è rivelato Pantani abbia ancora tanto seguito. Dipende da vari fattori, anche da un certo accanimento contro di lui dovuto proprio all’essere il faro di un movimento (niente paragoni politici, per favore, che non ci siamo proprio).
    E il seguito che ha ancora Pantani è proprio per quel suo modo di correre intelligente e attraente che non hanno avuto altri corridori molto forti e con tanto di “additivo”. Armstrong e le sue progressioni impressionanti non hanno mai affascinato così, neppure quando era santo.
    L’epo non dà più intelligenza e coraggio, per questo Pantani non era l’epo. Poi, parere personale, mi piace pensare che Pantani, senza epo, sarebbe stato un po’ meno, ma comunque non uno qualsiasi, non credi?

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  3. Giorgio Vittori

    Caro Rubino, credimi, non ho pregiudizi, ma…molta preparazione, essendo un ex sportivo di buon livello , un ex prof di educazione fisica e un attentissimo studioso del fenomeno doping…
    Quindi ribadisco i concetti espressi nel mio precedente post, aggiungendo ancora qualcosa…
    L’Epo, non dà fantasia, non dopa la creatività, ma ti consente di creare quel “substrato” di capacità fisica che ti permette di allenarti oltre i limiti fisiologici della tua “macchina”, e di ribadirli poi in gara.
    Il modo poi in cui li esprimi ( vedi il Pantani con catena rotta sulla salita di Oropa, che recupera tutti come fosse in moto…), fanno sì parte della personalità del singolo, ma restano comunque un falso, perchè supportati dalla chimica.
    Lo si potrebbe quasi definire…musicalmente, come “variazione sul tema doping” .

    Le imprese di Armstrong e di Froome, sono sicuramente meno spettacolari ed emotive ( l’alta frequenza di pedalata, non ha lo stesso pathos dell’alzarsi sui pedali e buttar via bamdana…), ma tutte, ripeto tutte queste manifestazioni…extraterrestri, hanno alla base, che glielo consente, il doping sistemico.
    Forse tu sei troppo giovane per aver vissuto il passaggio dal doping episodico ( dalle bombe di coppiana memoria, fino al M. Ventoux di Simpson …) a quello sistemico, iniziato, molto evidentemente ( per chi ha occhio e va in bici…) dall’era Fignon/ Lemond in poi, ma da quel momento, il ciclismo è diventato uno sport ( come quasi tutti gli sport, fatta eccezione per il subbuteo, le bocce, il biliardo….) paragonabile… al wrestling.

    E affermando questo, non voglio offendere o colpire il ciclismo ( nè la sensibilità del Franzetti…), ribadendo invece che TUTTI GLI SPORT oggi, sono assolutamente “falsati” da un sistema doping che crea e sostiene un business globale (diritti televisivi, sponsorizzazioni, premi, stipendi, merchandising, vendita di sostanze dopanti, vendita di sostanze per l’antidoping…) di centinaia di miliardi di dollari.
    L’unica differenza che fa apparire il ciclismo …il peggio tra tutte le discipline…è solo di indotto economico.

    La riprova di quanto affermo?
    Il fatto incontestabile che i 4 sport più “ricchi” al mondo, ( football americano, baseball, basket e calcio ) non vengono mai travolti da bufere come quelle che si abbattono regolarmente sul ciclismo.

    Quindi, in conclusione e con buona pace di chi continua ad entusiasmarsi delle “imprese” di Froome, Bolt, Ronaldo, Rodriguez ( appena beccato…), Lebron, il consiglio è: fate sport con le vostre forze, fino al vostro limite fisiologico
    ( in relazione alle vostre condizioni di forma, di età…e al vostro Dna…) e godetevi “il vero campione” che siete.

    Non andrete mai in televisione, non butterete via orecchino e bandana, non diventere un “mito” per nessuno, ma saprete di essere uno sportivo che “pratica onestamente” e proprio per questo motivo, una mosca bianca, un’eccezione…quindi un VERO MITO !!!

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  4. Guido Rubino

    Ma sì, caro Giorgio, siamo sulla stessa linea. Chiaro che certe prestazioni vengano meglio con la benzina super. Ma l’invenzione e la tattica fanno parte dell’indole individuale. Tutto qui. Prova ne è che altri campioni (Armstrong, Landis, ecc, già rei confessi) non abbiano affascinato così tanto.
    Tutto qui.
    Ma anche per dire che un ciclismo pulito non è meno affascinante. Con l’additivo ha prestazioni assolute migliori e risultati falsati. Ma il fascino della tattica c’è in un modo e nell’altro. Viva il ciclismo pulito quindi!
    (e grazie per il giovane!)

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  5. Giorgio Vittori

    Ho dimenticato di commentare il tuo finale…”mi piace pensare che Pantani, senza Epo, sarebbe stato non uno qualsiasi”.
    Purtroppo, anche qui, ti devo disilludere, perchè abbiamo ormai molteplici prove ( oltre a ricerche scientifiche ) che dimostrano come la risposta al doping sia assolutamente individuale.

    Ben Johnson e Flo Griffith i due casi emblematici, capaci di tempi pre doping assolutamente irrilevanti a livello internazionale ( Ben correva i 100 in 10’3, la Griffith oltre gli 11’… si era ritirata e lavorava in banca) e poi primatisti mondiali a livelli impensabili.
    Carl Lewis, dio della velocità, con tempi di tre decimi inferiori a quelli del Johnson pre doping, e mai vicino al 9’72 del giamaicano…post doping.
    Nonostante anche Carl ci desse dentro quanto ad aiuti…
    Quindi, distruggiamo anche l’assolutoria frase finale…se tutti si dopano, tutti ripartono alla pari…perchè è un’altra bufala, che fa eco a quella politica…tutti colpevoli, quindi tutti assolti …!
    Come vedi, caro Rubino, la politica che vuoi “distanziare” dal ciclismo, non può esserne distante nelle espressioni e nelle manifestazioni. Semplicemente perchè politica, economia, malaffare, sport, fanno parte dello stesso ecosistema chiamato SOCIETA’.
    E questa SOCIETA’, in tutte le sue manifestazioni, si esprime allo stesso modo.
    Fatte salve le rarissime ed individuali eccezioni.

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  6. Guido Rubino

    So bene come la risposta sia individuale e come non sia vero che “tutti dopati = differenze come prima”. E non ho scritto diversamente!
    Io parlo di emozioni del ciclismo e di chi le sa (e sapeva) dare. Tu continui a parlare di doping. Che facciamo?

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  7. Giorgio Vittori

    Continuo a parlare di doping perchè….cronologicamente…c’è prima una causa (il doping ) e poi un effetto ( l’emozione ) e parlare solo del bell’effetto, cercando di dimenticare la causa fraudolenta che l’ha creato, è esattamente come mettere la testa sotto la sabbia.

    E qui, finalmente arrivo a dove volevo andare a parare fin dall’inizio…

    Nell’elenco dei vari fruitori del business “sport dopato”, che ho stilato nelle precedenti mail, ho artatamente “dimenticato” i media, perchè, oltre a mangiare alla stessa greppia di tutti i componenti il movimento, rivestono anche un fondamentalissimo ruolo di protezione e tutela del movimento stesso.

    Da anni infatti continuo a leggere e a sentire sempre le stesse storie….di quanto è figo Indurain, e Lemond, e Fignon, e Hinault e Bugno, e Cancellara e Froome e quanto invece sono falsi Pantani, Contador, Armstrong, Cipollini…ecc ecc ecc, come se esistessero ancora corridori che si dopano e altri che non lo fanno!

    Da anni spero sempre che qualche testata giornalistica, esca dalla logica omertosa in cui tutte sono cadute ( per evidentissimi interessi economici), e se ne freghi di dover aspettare il giudizio degli enti preposti e degli avvocati e delle sentenze, e dica chiaro e tondo che questo movimento è MARCIO !
    Che Froome non può attaccare Contador in salita, oltre soglia, e mulinare pedalate come fosse un bambino in città alla prese con il suo rampichino di cui non conosce i rapporti !
    E che non si possono vedere i tappeti di siringhe alle partenze della gare amatoriali, stesi sull’asfalto con tanta nonchalance.

    Come Diogene cercava l’Uomo vagando di giorno e di notte con una lampada accesa, io cerco disperatamente qualcuno che dica la verità su questo business chiamato sport, ma che dello Sport non ha nulla ormai.

    Ed ora, in questo momento storico per l’informazione, con i media digitali indipendenti, che guadagnano terreno, e i giovani che cominciano ad intendere la pratica sportiva non solo come un mezzo per un fine
    ( di lucro ), ma semplicemente…per quello che è…auspico veramente che ci possa essere una svolta, che non può che passare attraverso la verità nell’informazione stessa.

    Per questo motivo, per sottolineare questa esigenza di “buona informazione”,vi invito a pensare bene , molto bene, a quello che scrivete e al perchè lo scrivete.
    Anche voi avete una grande responsabilità.
    E sostenere che Pantani è un MITO, da qualsiasi parte la vogliate girare, è cattiva informazione.

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  8. Guido Rubino

    Giorgio, l’emozione non è effetto del doping, scherzi? Il doping non livella: falsa, ma certo l’emozione ci sarebbe comunque, magari con altri nomi.
    Poi non accetto che ci additi come omertosi (se leggi gli altri articoli mi pare che si veda che la linea di cyclemagazine non sia proprio in questa direzione). D’altra parte non si può nemmeno accusare un corridore perché “sembra andare troppo forte”. E non è giusto nemmeno dire “va forte, quindi è sospetto”. Affermazioni di questo tipo, oltretutto, sono anche perseguibili penalmente se non si hanno prove di quel che si dice. E il “mi sembra” non è una prova.
    Detto questo è vero che anche tra i giornalisti non ci sono santi e ognuno tira l’acqua al suo mulino, anzi, all’interesse del momento. Curioso, certo, che la Gazzetta dedichi tutta la prima pagina a Cipollini (corridore ormai del passato) e uno spazio minimo a quel che è successo nell’atletica. Ridimensionandolo pure nei giorni seguenti e tirando in ballo un Froome che, comunque, è pulito fino a prova contraria.
    Onestamente, stiamo friggendo aria così.

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  9. Giorgio Vittori

    L’emozione di vedere Pantani risalire il gruppo dopo aver cambiato bici, a velocità doppia, senza doping non l’avresti mai avuta.
    L’emozione di Bolt che vince l’olimpiade e batte il record del mondo, senza doping non l’avresti avuta.
    L’emozione di vedere Thorpe battere record mondiali e fare incetta di medaglie olimpiche, senza doping non l’avresti avuta.

    L’emozione si accompagna sempre all’eccezionalità, e oggi, nello sport, l’eccezionalità è sempre figlia della chimica.

    Oggi continuiamo a vivere “EMOZIONI DOPATE”, mentre potremmo viverne di meno intense ma più naturali, volendo.

    Quanto all’omertosità di cui ti senti accusato, evidentemente, devi esserti sentito come tale, senza che io l’abbia mai scritto.
    E allora forse è meglio chiederti il perchè.

    Infine, sul come far capire che stiamo assistendo ad uno spettacolo falso, senza incorrere nei rigori della legge ( ma Il Fatto Quotidiano e il Blog di Grillo, se ne fregano…) basterebbe non scriverne più, molto semplicemente.
    E parlare della bici dal punto di vista di chi non fa gare, di chi la usa per divertimento, per lavoro, per necessità, per svago, per turismo.

    Come fate in parte molto bene con Cycle.

    Salvo poi “smentirvi”, poche pagine ( o videate ) dopo, continuando ad inneggiare ai soliti ricorrenti falsi miti.

    Che restano tali fino alla prossima volontà politica di abbatterli, per far vedere che i controlli anti doping ci sono, o fino alla banale borraccia in meno bevuta, che fa scoprire nelle analisi, ciò che non si doveva scoprire…

    Ma intanto, i giornali delle ” grandi imprese” si sono venduti prima, e nessuno verrà mai a chiederne il rimborso, perchè raccontavano balle.

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  10. Guido Rubino

    Francamente trovo più emozionante un corridore che inventa un attacco alla Contador quest’anno al Tour nella già detta tappa dei ventagli che non il corridore che dà una prova di forza assoluta. Sulle altre cose ho già risposto direi, anzi, avevo già risposto pure su cosa considerassi emozionante.

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