di Gino Cervi

Dopo Bastia, Saint-Malo. Fosse francese, come inganna il nome, Marcel Kittel farebbe rima con en selle, berrebbe Vittel e, dopo quelal di ieri, non si potrebbe dire certo che le sue vittorie siano accidentelles: avrebbe vinto anche passando da Plougastel, altro angolo di Bretagna.

 

Invece è tedesco, di Arnstadt, in Turingia, e il suo cognome vuole l’accento sulla ì. “Ne me Kittel pas!”, cantano allora in francesi, come ieri pomeriggio André Greipel, il gorilla (che di solito canta Brassens e non Brel), o Mark Cavendish quando si sono visti sfrecciare di fianco il colosso della Argos-Shimano a pochi metri dalla linea del traguardo.

Originale a parte, del classico di Brel ci sono cover a iosa: Nina Simone su tutte, e poi Edith Piaf, Céline Dion, Sting, perfino una versione italiana di Patty Pravo (Non andare via). Io oggi preferisco questa in salsa rai  dell’algerino Faudel.

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