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Di Lorenzo Franzetti

Nairo Quintana, anima campesina. Da trent’anni, i ciclisti di Colombia portano nel mondo il loro orgoglio, le loro storie umili, il loro esempio. L’ultimo campesino arrivato sul tetto del mondo, oggi, è Nairo Quintana. E a Parigi, nello scenario più bello di sempre, nella notte magica dei Campi Elisi, la sua storia è tra le più toccanti che può raccontare questo Tour de France controverso e incupito dai sospetti.

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Ad Annecy, nell’ultima vera tappa (a Parigi sarà una passerella) un piccolo scalatore di 166 centimetri per 67 chilogrammi ha fatto piangere di gioia interi villaggi lontani migliaia di chilometri. Nelle campagne colombiane, la televisione è l’unico lusso a cui non si rinuncia: nella regione di Boyacà, il sole è sorto tra la gente che guardava il Tour de France. E tra le campagne, in questa storica mattina (per via del fusorario) hanno vinto tutti: Nairo Quintana ce l’ha fatta. Ha regalato felicità, una felicità immensa, ha riempito d’orgoglio migliaia di persone: questo è il ciclismo per un campesino colombiano. Il piccolo villaggio de La Concepcion  Combita ha vissuto il giorno più bello: da quel villaggio in cima a una collina, al termine di una strada ovviamente in salita, da quelle misere case sono scese lacrime di gioia, frutto dell’emozione più forte di sempre, per un popolo che finalmente si sente ricco.

Nairo è figlio di contadini che si sono spaccati la schiena per mandarlo a scuola, per dare al figlio un’alternativa: Eloisa Reyes vendeva brodo di patate ai bordi delle strade, Luis Quintana mandava avanti una piccolissima fattoria. E il piccolo Nairo è nato in un giorno d’estate con la vita già in salita: per farlo sopravvivere, sua mamma pregò tutti i santi possibili. Aveva contratto una malattia che, da quelle parti chiamano “tentado de difunto”, un virus inspiegabile (in realtà è una specie di dissenteria)  che colpisce i neonati: gli anziani del paese avvertono,  solo i predestinati si salvano. Nairo era un predestinato. Erbe, medicamenti tradizionali e preghiere fecero il resto.

La famiglia e gli amici di Quintana commossi, nel villaggio di Concepcion a Combita

La famiglia e gli amici di Quintana commossi, nel villaggio di Concepcion a Combita

Una bocca in più da sfamare (la famiglia aveva già quattro figli) ma due braccia in più, pronte ad aiutare in campagna: Nairo Quintana era il bimbo che andava al mercato a vendere la verdura. Il predestinato che, però, aveva tutta un’altra strada da percorrere. La scuola era l’unica opportunità per cambiare quella vita misera: mamma Eloisa disse no, per Nairo ci vuole un’altra vita. E tutta la famiglia accettò di sacrificarsi per mandarlo a scuola, quando aveva 12 anni. La scuola era nella cittadina di Arcabuco Boyacense, venti chilometri più in basso: ore e ore di cammino a piedi. L’alternativa era la bici, ma in famiglia ce n’era soltanto una: una mountainbike scassatissima che utilizzava papà per seguire le mucche al pascolo. Quella fu la prima bicicletta di Nairo Quintana: la compagna di vita per cinque anni, per scendere a scuola e risalire a casa, in cima alla salita. Da bambino amava ballare, ma la bicicletta cambiò il suo destino.

Nairo Quintana nel suo destino aveva migliaia di chilometri e fatiche. Non in campagna, ma in bici: da Boyacà a Parigi. Sta per entrare sui Campi Elisi, sta per portare sul podio più importante del ciclismo, l’orgoglio di un popolo e mille ricordi. Non è affatto retorica, ma su quel podio del Tour, Nairo non sarà affatto solo. Ci saranno tantissime persone con lui: quelle che raccolsero le erbe medicinali per salvarlo dalla malattia, quelle che aiutarono la sua famiglia nei momenti difficili, quelle che lo aiutarono a comprare la sua prima bicicletta da corsa. Quintana è diventato un corridore grazie alla solidarietà di un intero villaggio: ognuno diede qualcosa, persino soldi vinti alle scommesse. Sacrifici e solidarietà, per farlo partire per il mondo: il predestinato. Sopravvissuto alla malattia, ma anche agli incidenti, di cui un paio gravi. L’anima campesina ha seguito il suo destino e ha fatto tanta strada, senza mai scordare di essere riconoscente: con i soldi della prima vittoria da professionista, Nairo acquistò quattro mucche da latte per il padre. Ora, con i soldi vinti al Tour regalerà qualcosa in più, oltre all’orgoglio, a tutta la sua gente: statene certi.

Nairo con mamma Eloisa, ai primi anni da professionista

Nairo con mamma Eloisa, ai primi anni da professionista

Il ciclismo celebra Nairo Quintana, arrivato in Europa con la nostalgia nel cuore e una promessa da mantenere: in gruppo, fin da dilettante, per gli europei era “l’indiano”. Oggi è lo scalatore più forte.  Chapeau Nairo. L’anima campesina piange di gioia.

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