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Di Lorenzo Franzetti

Il ciclismo degli automi ancora non riesce a scacciarle: e quando arrivano, ti tendon la trappola. Un’imboscata, quando meno te l’aspetti e te le ritrovi sul manubrio: scimmie. Pesano e non sai più come levarle di torno.

L’Alpe d’Huez da farsi due volte era occasione troppo ghiotta per i cugini scimpanzé, signori indiscussi delle cotte vecchio stile. Immagini meravigliose, voglia di esaltarsi, il coraggio per fare l’impresa: quando al Tour c’è il tappone, un’inquadratura televisiva in piena azione vale molto. Oro puro per il marketing: solo che, a volte, ecco la scimmia a oscurare gli sponsor, che pure si vedono, ma quelle furbone fanno brutti scherzi. L’Alpe d’Huez era la cornice ideale, perfetta per un Tour che sembrava scontato. La doppia scalata era un azzardo: roba da forzati della strada come piaceva a Desgrange. E la discesa dal col de la Sarenne? Meravigliosa, un paradiso per i cicloturisti senza fretta. Ma buttarsi in discesa su un vialetto di garage con vista burrone era forse troppo: tanto che, vuoi per la salita complicata anche dalle comparse più stupide pronte a importunare i corridori, vuoi per la discesa difficile e stressante, il tappone al Tour si è rivelato difficilissmo da tutti i punti di vista. Sia nervoso, sia pratico: perché anche mangiare in corsa, per un corridore sotto pressione continua, non è per niente facile. Mangiare bene, digerire in tempo. E se sbagli qualcosa, la scimmia è lì in agguato, pronta a saltarti addosso quando meno te l’aspetti.

Riblon vincitore a sorpresa all'Alpe d'Huez

Riblon vincitore a sorpresa all’Alpe d’Huez

Hanno festeggiato i francesi all’Alpe d’Huez, al primo successo in questo Tour, ma è stata la tappa delle scimmie: ecco le vere protagoniste, sui tornanti dell’ultima salita. Tejay VCan Garderen, il talento americano che doveva risollevare le sorti di un ciclismo yankee, stava per compiere l’impresa: e a tre chilometri dal traguardo, che è successo? Salta fuori una bertuccia e gli si posa sulle spalle. Ma come, non l’avete vista? Lui si contorceva sulla bici, provava a scrollarsela di dosso in tutti i modi, ma intanto la sua pedalata era sempre più pesante. Tanto che Riblon, senza scimmie e senza gufi lo passava a doppia velocità, andando a vincere con tanto di colpo di scena.

alpedhuezhh31Bertucce, macachi, scimpanzé,oranghi, gorilla: si è visto di tutto. Persino l’uomo telecomandato, il robot in maglia gialla: invincibile sul Mont Ventoux, ma preda della scimmietta all’Alpe d’Huez. Un animaletto piccolino il suo, che lo rendeva ancora più scomposto in bicicletta: a nulla valeva la tardiva barretta, ricevuta dal gregario Richie Porte e mangiata in fretta e furia. La scimmietta era ormai padrona del suo manubrio. Ma non è bastata per riaprire il Tour, anche perché Alberto Contador, nel frattempo, ne aveva caricate almeno un paio di scimmie e remava molto più indietro. La scimmietta di Froome, però, lo riporta tra gli umani e chissà, magari lo riconvertirà al vecchio spaghetto al pomodoro. Caro Froome, per una volta, molla il dietologo e fatti una bella pastasciutta!

Quintana, uno dei pochi che all'Alpe d'Huez è riuscito a scacciare le scimmie

Quintana, uno dei pochi che all’Alpe d’Huez è riuscito a scacciare le scimmie

L’animaletto che se l’è presa con Froome, però, era ben poca cosa rispetto all’orango sulle spalle di Kreuziger. E pure Mollema ne aveva uno di tre metri sulle spalle, tanto che non andava più avanti. Scimmie crudeli! Come lo scimpanzé sulla bici di Cunego, o il macaco sulle spalle di Rolland: l’eroe dell’Alpe d’Huez del 2012 si è praticamente perso nella giungla delle scimmie.

Gli unici a dimostrarsi abili nel scacciarle sono sembrati Riblon, Rodriguez e Quintana. Oltre a Richie Porte che ha fatto l’ultima salita abbozzando anche qualche sorrisetto. Per gli altri non c’ stato scampo: Gadret si girava a ogni metro per controllare se per caso non avesse il freno troppo tirato, ma ahimé ci sono scimmiette che si nascondono proprio dietro al freno posteriore e fanno brutti scherzi. Insomma non si va più avanti e le gambe s’afflosciano. E Voeckler?  Mille facce Voeckler era alle prese con un gorilla dalle dimensioni abnormi: tanto che era sul punto di chiamare un domatore di leoni per tentare di liberarsi e arrivare al traguardo.

L’Alpe d’Huez, le strade della leggenda, lo stadio a cielo aperto: tutto bello, tutto magico. Ma senza le scimmie, sarebbe stato un film già visto. Senza colpi di scena.

Viva Riblon all’Alpe d’Huez, ma soprattutto viva le scimmie, che hanno riportato un po’ più di serenità anche tra i giornalisti che impazzivano e si stracciavano le vesti di fronte alle due gambette di Froome che producevano numeri e watt da motociclismo.

Una risposta

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    Secondo me una nota a pie’ di pagina che spiegasse la metafora delle scimmie ci stava ben per capire meglio il contenuto dell’articolo.

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