di Gianni Bertoli

Gli appassionati di ciclismo fanno il tifo per i campioni ma spesso succede che adorino i perdenti. Già negli anni venti gli italiani stravedevano per Tano Belloni da Pizzighettone soprannominato “l’eterno secondo”, anche se, a ben guardare, di corse ne ha vinte ed anche importanti. Forse l’eterno secondo vero del ciclismo italiano fu Italo Zilioli che per tre anni consecutivi, 1964, 1965 e 1966, si piazzò secondo al Giro dietro tre vincitori diversi, Anquetil, Adorni e Motta.

Nel dimostrare questo amore per i perdenti penso però che i francesi non siano secondi a nessuno. Un esempio eclatante è la tenerezza con la quale seguirono il piccolo Jean Robic. Gianni Brera lo soprannominò il “Nanone” ed effettivamente il bretone era proprio piccolo. Ricordo di averlo visto da vicino alla partenza di una Sanremo e, su una minuscola bicicletta dalle ruote enormi, sembrava di vedere un bambino con il viso rugoso di un vecchietto. Passò alla storia come “Testa di vetro” per le sue rovinose cadute che gli consigliavano l’uso del casco, oppure come “il biquet”, il capretto, per le sue attitudini alle salite. Nel 1947 vinse un Tour per grazia ricevuta, con l’aiuto di tutti i regionali francesi e della squadra nazionale belga, ma Robic era un perdente dal cuore indomito, dalle fughe pazze, dalle grandi cotte. Non voleva soggiacere allo strapotere di Coppi e Bartali e allora attaccava, forcava e impiccava prima di cedere inevitabilmente.

Penso però che il “perdente” più amato dai francesi sia stato Raymond Poulidor. Nell’infinito duello con Jacques Anquetil, “Pou Pou” era la vittima predestinata e, quando non c’era Anquetil, usciva dal cilindro qualche carneade come il Felice Gimondi del 1965.

Ci fu però un altro corridore, molto meno vincente di Poulidor, che fu molto amato dai francesi per almeno una ventina d’anni: René Vietto.

Al giro d’onore a Parigi con Antonin Magne (col cappellino). E'  qui che nasce Le roi René.

Al giro d’onore a Parigi con Antonin Magne (col cappellino). E’ qui che nasce Le roi René.

Vietto, nato a Rocheville nel 1914, qualche mese prima di Bartali, passò professionista giovanissimo nel 1931 mettendosi subito in evidenza specialmente sulle salite. Nel 1933, appena diciannovenne, rese onore alle sue origini italiane partecipando al Giro d’Italia che concluse al ventiduesimo posto. Nel 1934 corse il suo primo Tour, al servizio del capitano Antonin Magne, che aiutò con estrema generosità nei momenti più difficili dovuti ad incidenti e cadute. Magne vinse il Tour e Vietto si piazzò quinto, dopo avere vinto quattro tappe e la classifica degli scalatori. Al Parco dei Principi il pubblico lo volle al giro d’onore assieme a Magne. Da quel giorno fu soprannominato “Le Roi René”. Aveva vent’anni.

Nel 1935 vinse due tappe al Tour e fu ottavo nella classifica finale. Era uno scalatore di taglia medio-piccola e dalla pedalata piuttosto elegante tanto che Giuseppe Ambrosini, nel suo manualetto “Prendi la bicicletta e vai”, propose la sua sagoma come esempio di corretta azione in salita.

Lo stile composto di Vietto in salita.

Lo stile composto di Vietto in salita.

Ebbe poi tre anni in sordina per tornare alla ribalta al Tour del 1939, disertato dagli italiani in odore di guerra. Non vinse tappe ma indossò per sedici volte la maglia gialla. Parve la consacrazione definitiva di Le Roi René ma Sylvère Maes e la squadra belga ebbero il sopravvento e gli lasciarono solamente la piazza d’onore. Le vicende della guerra non aiutarono né lui né tutti gli altri corridori di quella generazione, tuttavia continuò a correre. Nel 1941 vinse il campionato francese della zona non occupata e, l’anno successivo, partecipò alla Vuelta di Spagna vincendo due tappe e classificandosi quattordicesimo nella finale. La fine della guerra vide l’ormai trentaduenne scalatore classificarsi quarto al Tour de Suisse e vincere diverse corse in Francia, specialmente in salita.

Il Tour del 1947 avrebbe dovuto essere la consacrazione per l’ormai maturo Vietto. Era un Tour privo degli assi italiani e uno scalatore come lui avrebbe potuto giocare le sue carte. I francesi impazzivano ancora per lui che era stato designato quale capitano della nazionale biancorossoblu. Al termine della seconda tappa (vittoria a Bruxelles) vestì la maglia gialla che mantenne per cinque tappe. La cedette poi all’italiano Aldo Ronconi. Due giorni dopo, sul traguardo di Digne le Bains riconquistò l’insegna del primato che mantenne per altri dieci giorni. Ma, nella tappa Vannes-Saint Brieuc, una cronometro interminabile di 137 chilometri, uno scalatore come lui non poteva che pagare dazio. Scivolò al quinto posto in classifica. Poi, nell’ultima tappa, quando ormai l’italiano Pietro Brambilla sembrava avere la vittoria in tasca, accordi trasversali e combines mai ben chiarite portarono al trionfo il “nanone” Robic.

La parte migliore della carriera di Vietto si chiuse nel 1947 anche se il sempre amato Le Roi René continuò a correre fino al 1953, alternando momenti di pausa a riprese dell’attività.

Tour 1949, traguardo di Aosta. Coppi ha conquistato la maglia gialla e Vietto è distrutto dalla fatica.

Tour 1949, traguardo di Aosta. Coppi ha conquistato la maglia gialla e Vietto è distrutto dalla fatica.

Nel 1951, dopo una lunga pausa, volle partecipare alla Milano-Sanremo, che aveva disputato solo nel 1933. Non era allenato René però la sua squadra, la Helyett, gli riservò per riconoscenza il primo posto, quello del capitano, nell’elenco degli iscritti. Le Roi René, pur senza allenamento, ancorché allo stremo delle forze, volle giungere ad ogni costo a Sanremo. Si classificò settantacinquesimo. Chapeau!

Vietto capofila della Helyett alla Milano-Sanremo 1951 (elenco iscritti sulla Gazzetta dello Sport)

Vietto capofila della Helyett alla Milano-Sanremo 1951 (elenco iscritti sulla Gazzetta dello Sport)

 

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