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Di Lorenzo Franzetti (Foto di Guido P.Rubino)

Dylan Kennet ha la faccia da ragazzino sveglio, diciotto anni, la valigia in mano e la bici sulla spalla: pronto per girare il mondo e girare in pista. Dall’altra parte del mondo fino al cuore genuino della provincia emiliana, per correre e vincere la sua prima Sei giorni. Esercizio antico, quasi antistorico, la sei giorni, che riporta ai pionieri dei velodromi: zingari e avventurieri, giocatori di poker in pantaloncini e maglietta, sciupafemmine, animali notturni. Dall’America a Parigi, nelle città del vizio, le gare in pista e, in particolare, le sei giorni, erano lo spettacolo più esclusivo. Dylan Kennet è venuto dopo, molto dopo: dalla Nuova Zelanda, nell’epoca in cui il ciclismo su pista è una palestra tecnologica e il vizio non c’è più. Diciotto anni posso bastare per la prima sei giorni, a migliaia di chilometri dalla Nuova Zelanda: un’età meravigliosa, ma anche difficile. A Dylan Kennet e i suoi diciotto anni, tuttavia, viene tutto facile: è il mistero del talento. Davanti a un pubblico di piacentini, un pubblico da pane e salame e tanti ricordi, è sbocciato un talento che, nei prossimi anni, scriverà il suo pezzetto di storia ciclista. Per ora, ha vinto la sua prima sei giorni. Ma non da solo, perché la sei giorni è una gara di ballo in sella a una bicicletta, a sessanta all’ora: un tango a sessanta all’ora sì. In coppia. E Dylan Kennet ha vinto la sua prima sei giorni con  un connazionale più esperto, ma non meno esuberante: Shane Archbold, però, una medaglia olimpica l’ha già vinta, a Londra. Dylan Kennet la vincerà in futuro.

GPR_6566A Fiorenzuola lo spettacolo è da intenditori. Una volta, in Italia, mandavano in pista i Coppi, i Gimondi o i Cipollini, per riempire i velodromi e dare modo ai veri specialisti di mostrare la loro abilità. Oggi, in Italia, non si riesce più nemmeno a fare quello: i pistard italiani sono una razza in estinzione. I pistard come i panda: e i grandi nomi, le vedette del ciclismo su strada girano al largo dalle piste. Molto al largo. In Inghilterra, invece, è tutta un’altra storia, per esempio: laggiù, il baronetto Ed Clancy riempie le tribune a fa emozionare i tifosi, quasi come fosse la stella inarrivabile, Bradley Wiggins. A Fiorenzuola, invece, è un perfetto sconosciuto, ma la sua classe non passa certo inosservata all’unico pubblico che capisce un po’ di pista, in Italia. Più che la fama, qui, si apprezza il gesto atletico, oltre che le gambe delle miss: gambe lunghissime che scatenano fantasie, gambe che stanno a meraviglia accanto alle cosce a forma di tronco dei pistard. Cosce da trenta chili come quelle dei velocisti del keirin: giganti della velocità, uomini/macchina che vivono tra palestra e velodromi: da soli, a tu per tu con la potenza, in vista delle poche sfide europee. Il keirin è un brivido che corre lungo la pista, ma in Giappone è tradizione da scommesse, qui in Italia lo si vede solo a Fiorenzuola.

GPR_6717Velocisti e inseguitori, uomini e donne, in pantaloncini o su tacchi a spillo, contorno di uno spettacolo che, voilà, entra nel vivo con i seigiornisti danzanti: quelli dell’Americana. Coppie scatenate, locomotive umane che quasi si abbracciano e, invece, si prendono per mano e si lanciano: in una gara mozzafiato, spaccagambe, ma anche tattica e azzardata, come una partita a poker. La partita è andata in scena sei notti di fila, con specialisti sopraffini. I fratelli Kovalev, dalla Russia, o i fratelli Muntaner, dalla Spagna: perché l’Americana è anche questioniedi sguardi e d’intesa, questione di feeling che c’è tra fratelli. Oppure tra corridori che si capiscono e si muovono all’unisono. E a volte non succede: come con i colombiani Avila e Arango, due fuoriclasse della specialità, dei ballerini in bici assolutamente perfetti: ma è bastata una frazione di secondo di mancata intesa e… crash, Arango è rotolato sul cemento, come da un cavallo imbizzarrito. Ma la sei giorni non si ferma mai, lo spettacolo continua con i superstiti: volate gomito a gomito, progressioni in piega sulle paraboliche, su e giù dalle curve a tutta velocità. Come al circo, come in una gara di ballo, sì: a Fiorenzuola, la sei giorni continua a vivere, per regalare l’unica occasione a un pubblico d’inguaribili romantici. Kennet e Archbold tra le miss, alla gente brillano gli occhi.

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