Foto Maratona dles Dolomites

Foto Maratona dles Dolomites

Arriva poi il giorno della Maratona. Dles Dolomites. Alta Badia, Alto Adige. Alti i cuori. Corraggio e pedalare. Attaccare il numero. Esserci. E poi via. Quel batticuore che impazza e lo senti su e giù per i Passi. Che tu ne faccia 4 (e sono già abbastanza), che tu li faccia tutti insieme o un po’ alla volta, ma tutti. Classico, medio, Maratona! Anche quelli da fare e rifare due volte come il Campolongo.

Foto Maratona dles dolomites

Foto Maratona dles dolomites

E proprio sul Campolongo, dopo quei brividi di freddo e di emozione perché sei uno degli oltre nove mila che partono, senza motori, sono solo fruscio e sguardi. Qualche sorriso, troppa gente concentrata sulla prestazione e basta. Olio canforato che profuma per strada. Strati da togliere. Molti vorranno godersela come te. Altri saranno preoccupati giustamente di non aver fatto tutto quello che si deve per sopportare bene tanta fatica. Che poi non sentirai.

Il Campolongo lo sciogli in un bicchier d’acqua. Sono le bici che ti stanno accanto che ti tirano. Trascinano. Trasudano voglia di partire per arrivare- Come se fosse una funivia a due ruote, uno skilift che rulla e non finisce mai. Uno dopo l’altro. Pedali e non capisci cosa succederà più avanti.

Scollini, il primo e si scioglie anche la tensione e la sfida alla Maratona e a te stesso o agli altri (per molti la seconda opzione) è lanciata. Poi il Pordoi è un viaggio nel tempo e nel tempio del ciclismo. Fatto di tornanti da contare, di episodi da ricordare, di pacche sulle spalle, di gente che si da manforte (gamba-forte volevi dire…), di chi non parla affatto e non sa dove guardare perché è talmente bello essere in paradiso. Perché quelle montagne mitiche che hai attraversato mille volte al seguito del giro o in occasione di altre maratone come questa, è come se le conoscessi per la prima volta. E ti sembra di toccarle, di accarezzarle. Una per volta.

Battiti, sfide, brividi, caldo in salita, freddo cane in discesa. Le pareti che riflettono il sole e quelle che l’ombra. Le nuvole che si divertono a ballare qua e là. I ristori, la gente. Tutta questa natura che è vero, scadrai pure anche tu nella retorica generale, ma questa è Armonia, a cui è dedicata l’edizione 2013. Arrivi in fondo e la festa continua. Il Sella da ammazzare se fosse una persona. Il Gardena da godere in lungo e largo. Primo tempo e secondo tempo. Tutta questa Armonia, poi, te la ritrovi dentro. E poi capisci che sei tutto sbagliato.

Avevi paura di non farcela, invece sei qui che non riesci a scegliere quali immagini salvare nella cartellina del hard disk (anzi core disk). Le vuoi tenere tutte. Per sopravvivere dodici mesi, a proposito di tempo. Dodici lunghi mesi prima di tentare o sognare di nuovo di esserci. Sarà per questo che il geniale Michil ha deciso di dedicarla al Tempo, la prossima.

E’ stata una vigilia piena di attese e anche qualche paura. C’è persino qualcuno che si è preso la briga di andare indietro nel tempo: “Sì, era la terza edizione, eravamo in meno di 400. Mia mamma che mi attendeva sul giau. Nevicava. C’era la bufera di neve anzi. E lì finì quella edizione di maratona”. Te lo racconta Claudio Canins, oggi deus ex machina di questa possente e perfetta  organizzazione, che allora non avrebbe mai immaginato di… “No, allora non pensavo che avrei preso in mano un giorno l’organizzazione. E ne vado fiero. E’ stato bello iniziare così”. Ora la neve è un ricordo. Qualcuno dice pure un successo, perché i tedeschi quell’anno raccontarono a tutti che questa sì che era la Maratona a due ruote più dura al mondo. Iniziò così il mito… Con la neve sul Giau.

Foto Maratona dles Dolomites

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Paure che si sciolgono al sole di fine giugno. Ora che tutto è andato liscio. E in perfetta armonia, appunto.  Un po’ di cronaca. Al via sono partiti in 9138, i ciclisti dei 9469 ammessi dal sorteggio e provenienti da 52 nazionalità. Alle  ore 6.30, con una temperatura di 5°, il serpentone ha mosso testa e coda. Alla conquista dei leggendari passi dolomitici Campolongo, Sella, Pordoi, Gardena, Giau, Falzarego e Valparola,  rigorosamente chiusi al traffico, per consentire lo svolgimento della 27esima edizione della Maratona dles Dolomites Enel 2013.

Tre i percorsi: Lungo di 138 km e 4190 m di dislivello, Medio di 106 km e 3090 m di dislivello e Sella Ronda di 55 km  e 1780 m di dislivello.  Si è consumata ancora una volta anche la lunga diretta televisiva (su Raitre dalle ore 6.15 alle 11.30 e poi su Raisport Due fino alle 12.15!). E al passaggio del serpentone di Corvara sentivi già dalle case e dai bar le voci dei commentatori. Tutte cariche di emozione per le immagini che arrivavano dall’elicottero nelle case degli italiani…

Sempre per la cronaca ha vinto Michel Snel, olandese di nascita ma francese di adozione, albergatore 40enne di Plombiers sur Bains che ha dominato in lungo e in largo  sul “lungo” chiuso in 4 ore 43 minuti e 29 secondi e ha tagliato il traguardo a braccia aperte.

La dichiarazione del vincitore! “Una giornata perfetta, Il coronamento del podio, terzo lo scorso anno, secondo nel 2011 e primo oggi. Sono proprio contento di aver vinto questa straordinaria gara e a 40 anni è ancor più una soddisfazione. Complimenti per un’organizzazione senza alcun problema, strade e discese in totale sicurezza”.

Al secondo posto il pisano Vittorio Pisani con 4.46.20 davanti a Roberto Napolitano con 4.46.22 di Biella. La vittoria femminile l’ha strappata la romana Claudia Gentili ora residente a Prato, conquistando le Dolomiti in 5 ore 22 minuti 50 secondi. “Un angelo mi ha accompagnato al traguardo, ho gestito bene tutta la gara e lui mi ha aiutata. La salita del Giau è stata la più dura anche se bella. La vittoria un sogno che si è realizzato”.

A proposito di dichiarazioni ufficiali: ecco quella di Michil Costa, il patron della manifestazione, dopo le 6 ore di diretta tv (una maratona anche la sua) ha così commentato la giornata: “Una pagina importante nel libro delle meraviglie, la simbiosi ideale tra natura, cultura e tanto cuore”.

E quella di Antonio Rossi, attuale assessore allo sport e ai giovani di Regione Lombardia, fra tanti imprenditori, volti noti, anche qualche star dello spettacolo, ex campioni o campioni per sempre, anche lui, l’olimpionico della canoa Antonio Rossi, che ha dichiarato: “Quando siamo in sella, olimpionici, impiegati, capitani di industria, casalinghe, top manager, siamo tutti uguali: sudati e affannati. Che si pedali su telai in carbonio, vestiti con le fibre più tecniche, poco conta, perché il sudore e la fatica non risparmiano nessuno. È l’aspetto che più mi piace di queste manifestazioni di incredibile richiamo, perché per tutti i 100 e passa chilometri del percorso condividi sforzo e passione con chi, di volta in volta, ti pedala accanto. Non importa dove tu viva o cosa tu faccia negli altri giorni, perché in quelle ore passate in sella hai in mente gli stessi pensieri dei tuoi compagni di strada”.

Che dichiarazione Assessore! La copiamo. E la rimbalziamo qua e là. Noi che abbiamo condiviso quei battiti anche senza cardio. Alla Maratona! Tempo al tempo. Questo, per ora, lo fermiamo per sempre.

 

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