di Gino Cervi

Darrel Impey è il primo sudafricano nella storia del Tour a vestire la maglia gialla. Da Johannesburg a Montpellier, in linea d’aria, ci sono 8148 km; volendo andare in bicicletta, diventano 11.934. Occhio e croce tre volte la distanza da percorrere in questo Tour 2013. Fino a oggi erano 22 le nazioni che potevano vantare un corridore che avesse vestito, anche per un giorno soltanto, la maglia gialla. Impey è anche il primo africano a vestire il simbolo del primato, che per tradizione è stato sempre conteso dagli europei, fatta eccezione per i nordamericani (statunitensi, 26 volte per 3 diversi corridori; canadesi, 15 volte per due 2 corridori), gli australiani (30 volte per 5 corridori diversi, ultimo dei quali Simon Gerrans, al quale ha tolto proprio oggi la maglia Impey) e il colombiano Victor Hugo Peña, in giallo per tre tappe nel Tour del 2003. Mancano a questo punto all’appello gli asiatici: in gruppo quest’anno ci sono l’uzbeko Sergey Lagutin, della Vacansoleil, e tre kazaki dell’Astana: Janez Brajkovic, Alexey Lutsenko e Dmitrij Muravyev.

Muravyev, che forse avrebbe seguito con simpatia quasi omonima Gianni Mura – quest’anno, dopo tre decadi, il Tour deve fare a meno in sala stampa del ticchettio della sua Olivetti: Allez Gianni! – Muravyev, si diceva, è già penultimo a quasi tre quarti d’ora; gli altri veleggiano intorno ai 10 minuti. Forse forse solo Brajkovic  potrebbe farci un pensierino.

Dunque un sudafricano in giallo: e pensare che tutti si aspettavano un altro africano bianco, il kenyota e strafavorito Chris FroomeImpey! Avrebbe detto il maestro Jannacci, pensando a un diverso primato: ovvero a Veronica, il primo amor di tutta via Canonica. «Dicevi sempre: “Voglio farmi monaca!». Ma intanto poi vincevi a Montpellier!»

Tanto per non dare l’impressione che la si prende troppo alla larga, faccio notare che il il 45 giri “Veronica” di Enzo Jannacci (musica sua, ma parole dell’impeccabile Sandro Ciotti) riportava sul lato B “Soldato Nencini”. Quasi un’altra maglia gialla (Gastone, 1960), e un’altra storia che racconteremo tra qualche giorno. E che il succitato cantautore-saltimbanco, nonché medico laureato, si specializzò in chirurgia generale perfezionandosi in Sudafrica a metà anni Sessanta presso l’equipe del celeberrimo chirurgo Christian Barnard. Come vedete, tutto torna. Anzi, tutto Tourna

 

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