Foto Tim De Waele

Foto Tim De Waele

600px-Rosa_dei_venti_05Di Lorenzo Franzetti

Ciclisti come marinai, nella tappa che doveva corrersi nella noia calda di un paesaggio estivo, tra campi di grano e paesini appiccicato attorno a una sola strada, campanili e continui falsipiani. Per arrivare proprio là, nel centro pieno della Francia: Saint-Amand-Montrond.  Tappa tredici di giorno dodici. Nel giorno che ci ricorda il primo trionfo di Pantani all’Alpe d’Huez, il Tour del centenario affronta una tappa che sembra piatta e soporifera: per arrivare in un posto che secondo i conduttori italiani in diretta tv è famosa per i buoi fatti allo spiedo. Per i francesi, invece, siamo in un polo tecnologico della gioielleria: il Tour arriva a Saint-Amand-Montrond non per fare un dispetto ai vegetariani, ma perché è una cittadina in cui vengono trattate ogni anno più di cinque tonnellate d’oro. E i laboratori orafi, qui, sono un prestigio nazionale.

eolo_follienE in più, a Saint-Amand-Montrond opera la più grande tipografia della Francia: quasi tutti i libri di narrativa vengono stampati qui. Alla faccia dei venditori di tablet, che pure esistono anche nei centri commerciali dei paraggi.

Tappa soporifera. Forse. Perché al Tour non c’è mai niente di scontato: e anche sotto la cenere della corsa cova sempre qualche scintilla pronta a infiammarsi. Anzi a prendere il volo. Contador ha fatto un patto con Eolo e i corridori si sono trasformati in vecchi marinai, abili strateghi capaci d’interpretare e cavalcare i venti.

Il vento è un dio pagano per i ciclisti: più della strada che la si conosce dalle altimetrie e dai sopralluoghi, più della fatica che la si pesa nell’intimo di ogni corridore. Il vento è colui che può, sempre e comunque. Può soffiarti in faccia e renderti la strada come una salita, può spingerti alle spalle e farti cavalcare le sue onde. E può soffiare laterale e fare le bizze: s’insinua violento tra le ruote, tra esili corpi, filtra attraverso telai in carbonio e spacca il gruppo. Gruppo che dall’alto sembra una massa informe e in continua evoluzione, che a volte diventa una pallottola impenetrabile. Ma altre volte, quando si allunga e si sfibra diventa preda di Eolo, che lo riduce in mille brandelli.

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Foto BrakeThroughMedia

Così è successo sulla rotta per Saint-Amand-Montrond, nell’apparente quiete di una tappa che non doveva avere storia: ma l’imboscata era nel vento. Ad annusare l’aria due volpi italiane: Daniele Bennati e Matteo Tosatto, marinai al servizio di Contador. Scaltri quanto basta per capire che era il momento di spingere e di aprire un varco nel gruppo. Lo spazio sufficiente per permettere a Eolo e ai suoi venti di giocare e sbriciolare il plotone. Contador e i suoi marinai pronti all’imboscata, Mark Cavendish e tutta la sua squadra rapidi a cogliere il momento giusto. Solo qualche sguardo che vale un patto d’acciaio. E l’Omegapharma Quick Step, squadra fiamminga, pronta a spingere e a cavalcare il vento: con la maglia gialla e tutti gli altri in balia delle raffiche, come davanti a un muro d’aria.

Il vento e i ventagli, il dio pagano  e l’unico modo possibile che hanno i ciclisti per ottenere la sua benevolenza: una tecnica, quella del ventaglio, davvero marinara e che alla Quick Step conoscono alla perfezione. Perché lassù, nelle Fiandre, s’impara presto a dialogare col vento: come alla tre giorni di De Panne, un appuntamento classico d’inizio stagione, una gara che vive di vento e ventagli.

contador1Nel pieno dell’estate, nel centro pieno della Francia, Eolo e Contador hanno riaperto il Tour: senza il favore degli dei, Chris Froome, la maglia gialla, dovrà sudarsi il trionfo fino all’ultimo metro.

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