CoverageTourDeFrance-750

di Matteo Pollani

Il giorno di riposo per un ciclista impegnato in una grande corsa a tappe è un giorno molto delicato tutto dedicato al riposo, mentre per il sottoscritto significa recuperare dopo una settimana di notti in bianco.

Sono un ragazzo appassionato dal mondo delle due ruote da molti anni e da molti anni luglio significa per me Tour de France, tre settimane di emozioni per seguire le imprese dei 219 ciclisti impegnati nella corsa più importante del mondo.

L’abitudine è sempre stata quella di seguire ogni tappa in tv durante le calde e spesso afose giornate di luglio italiane ma quest’anno tutto è diverso!

Adelaide, Australia. E’ in questo angolo del mondo dove mi trovo a seguire l’edizione numero 100 del Tour de France. Il mio spirito nomade e sempre alla ricerca di nuove sfide mi ha portato in questo paese che viene anche chiamato “Down Under”, “Sotto Sopra”, ed è proprio questa la sensazione che provo nel seguire la corsa francese quest’anno.

Primo: la stagione. Essendo nell’emisfero australe nel mese di luglio mi ritrovo nel mezzo dell’inverno “aussie”. Per avere delle giornate come quelle trovate dal gruppo nella prima settimana di Tour bisognerà aspettare ancora qualche altro mese.

Secondo: il fuso orario. Attualmente il fuso orario di Adelaide rispetto a quello di Roma è di +7,30 ore ed è questo il motivo delle lunghe notti in bianco. Finisco la giornata dopo il lavoro seduto in poltrona, in compagnia di un thè caldo e con le ciabatte ai piedi gustandomi in lingua inglese la corsa francese come non accadeva da un po’ di stagioni. E poco importa se alla fine si tirano anche le due.

La vittoria australiana al Tour, nel 2011, con Cadel Evans

La vittoria australiana al Tour, nel 2011, con Cadel Evans

Ovviamente queste avventure quotidiane portano a comprensibili effetti la mattina seguente, ma la passione per le due ruote e per il giro di Francia porta a sopportare anche questa “fatica”, se così di può definire.

Il Tour de France edizione numero 100 è partita all’insegna dello strapotere dimostrato dal portacolori del team Sky, Chris Froome. Le notizie che arrivano in questa terra vengono filtrate dalla lente australiana dei mass media, i quali danno grande risalto al buon inizio della Orica-GreenEdge, una sorta di squadra nazionale e mettendo sempre l’accento su Cadel Evans.

Per ora, la prima settimana è stata “pedalata” sia parte degli atleti sia da parte mia. Ora mi attendono le ultime due settimane: le più impegnative ed appassionanti. Si deciderà l’erede giallo di Sir Bradley Wiggins. Quale miglior onore per un ciclista.

Con i piedi in Australia, ma il cuore in Italia, sono qui a tifare per un grande successo di un corridore di casa nostra. Dopo la vittoria di Vincenzo Nibali al Giro, pare che il coraggio e un pizzico di eroismo siano le strade giuste per arrivare sul gradino più alto del podio di tappa con il tricolore.

Il Tour ricomincia a pedalare. La carovana si muoverà dalla Bretagna, terre del nord, terre di vento ed insidie. La memoria va immediatamente al grande ciclista francese Bernard Hinault, icona di questa corsa e di questa terra.

A tutti gli amanti delle due ruote non mi resta che augurare buon Tour de France.

 

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