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Di Ilenia Lazzaro

Quando si viene catapultati da una città di provincia, dal Veneto, e ci si ritrova in una delle più belle città del mondo,occorre lasciar sedimentare le emozioni per provare a riassumerle. A Parigi, magari, oggi capita spesso di andarci per turismo: ormai è un sogno alla portata di treno e aerei low cost.  Tuttavia, la magia di Parigi è che ogni volta sembrerà diversa. Soprattutto quando la città si veste a festa, una volta all’anno, per l’arrivo della corsa più famosa del mondo. Quest’anno, poi, il Tour de France è andato in scena quando la città era nella sua veste più suggestiva, al tramonto.

12tourIl Tour è qualcosa di straordinario e l’ho capito solo vivendolo live. Altro clima rispetto al Giro, perché i francesi non sono gli italiani, perché i giornalisti durante tutte le tappe accreditati sono almeno un migliaio e provengono davvero da tutti i continenti. Il Tour c’est le Tour; perché la carovana merita da sola il prezzo di un biglietto, ma è gratis. Perché gli Champs Elysèes e l’Arco di Trionfo vestiti di giallo parevano i girasoli di Van Gogh, perché la lingua francese rievoca gesta epiche solo a sentirla. Perché, se chiudevi gli occhi in Place della Concorde (dove c’erano i bus squadre) o alla Ppartenza di Versailles a una bambina degli anni Ottanta pareva di essere con Lady Oscar e Maria Antonietta, non con un gruppo di ciclisti colorati. Dentro a un cartone animato e alla Rivoluzione francese: poi, però, lo speaker inneggiava a Froome o a qualche nome a me noto ed era sufficiente perritornare dentro al Tour. Con i tifosi e le loro bandiere, i loro canti, la loro lingua.  Il Tour c’est le Tour perché al Giro il contatto tra pubblico e atleta è più italiano, più latino, più schietto; al Tour, invece, è tutto preconfezionato. Vuoi per paura di attentati, vuoi per un’attenzione a volte eccessiva per l’organizzazione (non sempre perfetta, però), ma al Tour il pass non è il lasciapassare per il paradiso, come in Italia. A ognuno il suo posto, stabilito in modo preciso: il pubblico sta ordinato, per molte ore, dietro alle transenne; assolutamente civile, rispettando le regole senza batter ciglio.

paris3Il Tour c’est le Tour. E a Parigi è qualcosa di più: perché dona alla città una veste davvero unica. Perché coinvolge centinaia di migliaia di persone, parigini compresi. Perché offre ben tre spettacoli al pubblico in attesa del finale della tappa: la randonée aperta a tutti (e con qualsiasi bici, anche la graziella elettrica che si noleggia nelle varie station dislocate, se in città) che ripercorre gli Champs Elysèes, l’arrivo di una gara juniores e allievi  sullo stesso viale dei professionisti  e la famosa carovana pubblicitaria che assomiglia molto alla parata dei nostri carri mascherati o se vogliamo fare un accostamento più d’oltralpe, molto simile alla parata di Eurodisney.

.Non capita a tutti, non capita tutti i giorni: anzi, una volta sola. C’est le Tour.

Dieci consigli per chi vuol vivere un sogno: a Parigi, a vedere il più grande spettacolo del ciclismo:

  1. Prenotare i biglietti low cost molti mesi prima con 80 Euro (e anche meno) si va e si torna (bagaglio a mano però). Idem con gli hotels: ci sono ottime soluzioni per tutte le tasche.
  2. Consumate i pasti fuori dall’hotel: fate colazione con un vero croissant au burre a Mont Martre, pranzate con un croque monsieur ai Giardini di Tuileries, cenate con una omelette o con la quiche in una delle tante brasserie in città.
  3. Camminate. Molto. La metro a Parigi è comoda e ben servita ma vivere la città a piedi vale il viaggio. La Senna la mattina presto o verso il tramonto è magnifica.
  4. Entrate a Notre Dame e seguite una delle tante messe in gregoriano. Anche se non siete credenti, vi sembrerà di essere tornati indietro di almeno 500 anni.
  5. Una capatina al Louvre è d’obbligo, almeno per rivivere il “Codice Da Vinci” , per mangiare etnico nel grande reparto ristoranti sotto la piramide o per usufruire del wifi di Starbucks.
  6. Il giorno della tappa vestitevi di giallo, sarete ben visti. Fate scorta di acqua, che verso la fine della giornata lievita a prezzi spropositati, sfiorando anche i 6  euro e munitevi di un cappello, se non volete prendere una insolazione.. Godetevi lo spettacolo ma non preoccupatevi se non siete in prima fila, uno spiraglio per vedere i corridori verso l’Arco di Trionfo si trova sempre.
  7. Se siete donne o avete moglie e fidanzate al seguito lasciate che vadano nella profumeria più grande degli Champs Elysèe e si facciano truccare da dei professionisti, il risultato è assicurato… occhio però alla carta di credito… ho notato che a Parigi si fa presto a strisciarla..
  8. Se avete la fortuna di partire al lunedì (quest’anno era d’obbligo) visitate in quel giorno la Tour Eiffell, vi capiterà di trovare i corridori con le loro famiglie per strada. E in quel momento capirete che sono persone normalissime, proprio come voi, solo un po’ più magri, ustionati e stanchi da 3 settimane di gara.
  9. Portate pazienza. La Parigi del Tour è una Parigi blindata. I passaggi metro vicino all’arrivo sono chiusi, perciò per fare 200 metri, può capitare di dover camminare 2 km. Ma prendetela con filosofia: spesso camminando e perdendosi si scoprono i migliori vicoli della città.
  10. Se appartenete ad un club ciclistico o avete una maglia da bici portatevela con voi… in Italia vi prenderebbero in giro se la indossaste fuori allenamento/gara, qui è motivo di vanto, orgoglio di dire “sono anche io uno di voi”.

 

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