montsanmichel

Di Lorenzo Franzetti

Tremilioniduecentomila visitatori l’anno: non male per un monastero. L’isolamento, oggi, è solo spirituale, ma i monaci del Mont Saint Michel si sono fatti una ragione. Del resto, l’abbazia è tra i monumenti al mondo più fotografati: e, pensando, agli affari, ecco il Tour con i suoi colori e la sua festa in mondovisione. Tremilioniduecentomila visitatori più un miliardo di potenziali telespettatori/turisti. Ecco perché il Tour e il turismo sono forze che lavorano in sinergia in Francia. Un turismo che non è solo sbandierato da pseudoministri in campagna elettorale, come accade in Italia (ultimamente nemmeno quello).  Per questo motivo, le splendide riprese televisive di Froome, Martin, Contador e tutti gli altri, nel contesto del Mont Saint Michel non sono state affatto improvvisate: tutto è stato studiato alla perfezione già da molto tempo, mesi, forse un anno. Perché ogni fotogramma possa diventare un meraviglioso spot in tutto il mondo: anche e soprattutto per questo, per esempio, il Tour de France va in onda in diretta in India, per esempio. O in Arabia Saudita, tanto per citare il meno ciclistico tra i Paesi. C’è chi esporta petrolio e chi esporta bellezza: e la tivù fa il resto. Incantando il mondo: certo, c’è una gara ciclistica da raccontare, ma il contesto e lo scenario non sono meno importanti al Tour. La corsa più grande del mondo, l’unico grande business globale del mondo del ciclismo, è risorsa da esportazione: tanto che negli accordi commerciali tra la Francia e i paesi stranieri, anche il Tour è materia di scambio. Un investimento per il paese, un prodotto tipico, un orgoglio nazionale. Lo conferma oggi più che mai anche il patron del Tour, Christian Prudhomme.

Credit: Pentaphoto

Credit: Pentaphoto

Il Tour parla con i fatti e moneta sonante: ha mandato in onda le sue splendide immagini anche a Nairobi e a Johannesburg, dove per la prima volta si fa il tifo per un africano, Chris Froome. Una maglia gialla africana è anch’esso parte di un business e di una frontiera immensi. Milioni di euro in ballo. In tutto questo, ci sarà ancora spazio per l’etica (sportiva) o per la meditazione (religiosa)? Non c’è risposta all’ombra del Mont Saint Michel. Il teatro più bello, nel quale ha vinto ancora un tedesco, Tony Martin. Tuttavia, la maglia gialla Chris Froome è il vero protagonista: il Tour è saldamente in mano sua, dopo solo metà gara.

C’è poco da aggiungere, insomma, in un confronto che non c’è: né in gara, né tra il Tour e le altre corse. Il Giro d’Italia, dalla sua, avrebbe un contesto paesaggistico e storico ancora più bello, decisamente unico e straordinario. Tuttavia, ve lo immaginate voi, un nostro ministro degli Esteri parlare di ciclismo in una trattativa commerciale internazionale? Ah già, noi oggi pare che siano di primaria importanza solo aerei da guerra, senza nemmeno più troppi favori da fare alla Fiat. Per le due ruote, al massimo, una barzelletta ai cinesi.

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