di Gino Cervi

Il 18 luglio 1994 era un lunedì. Il giorno prima l’Italia di Arrigo Sacchi aveva perso contro il Brasile ai calci di rigore la finale della Coppa del Mondo di calcio. Roby Baggio aveva calciato alle stelle il rigore decisivo. Ventiquattro ore dopo, dall’altra parte del mondo, il Tour del France affrontava la 15a tappa, da Montpellier a Carpentras: 231 km con in mezzo il Mont Ventoux. Ma la vetta del “monte calvo” dista 31 km dal traguardo: non è un arrivo per scalatori.

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Dopo una sessantina di km, dal gruppo parte un gigante con la maglia della Mercatone Uno: duemetri scarsi di altezza e ottantaquattro chili di peso, Eros Poli non è esattamente un corridore che ti aspetti di veder passare primo sul Ventoux. Eppure succede. Ad andare in fuga ci aveva provato una settimana prima, nella tappa che arrivava a Futuroscope: ma dopo 166 km di fuga solitaria e un vantaggio massimo di 18 minuti, era stato ripreso dal gruppo. Questa volta però c’è da scalare il mostro. Ai piedi della salita ha 23 minuti di vantaggio; si mette a calcolare che può permettersi di perdere 1’15’’ a chilometro per poter conservare un margine che forse gli può permettere di arrivare solo a Carpentras. Del resto, in salita, salendo al passo lento del gruppetto, è abituato a fare conti questo tipo per restare entro i termini del tempo massimo. Questa volta si tratta di ragionare al contrario. Poi, una volta scollinato, se gli rimarrà ancora qualcosa, lo userà come sa fare: del resto, dieci anni prima, è stato o no campione della 100 km a cronometro, alle Olimpiadi di Los Angeles?

Eros Poli, anzi Erospolì, come lo chiama il telecronista di Antenne 2, spinge e ondeggia il suo corpo da locomotiva sulle rampe assolate e sassose del Ventoux; dietro il gruppo viene fatto saltare da Pantani, che stacca la maglia gialla Indurain. Ma non abbastanza per andare a riprendere Eros, che scollina con 4’35’’: dovrebbero bastare per quella trentina di chilometri che restano. E infatti è così: e basta vedere la faccia da italiano allegro de gigante buono all’arrivo di Carpentras, dopo 171 chilometri di fuga in solitaria. Le mani in faccia e il cappellino sventolato, come un moschettiere del re, a salutare i francesi, che non sembrano incazzati. Anche per loro quel 18 luglio 1994 Eros è le heros du jour.

 

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