di Anna Banfi (foto di Enrico Gremmo)

Spalle al muro, birra in mano e sguardo vivace. È così che ricordo Enrico la prima volta che l’ho visto. Ero a Cervantes, un posto sperduto nel nulla del Western Australia. Uno di quei posti dove non c’è altro da fare che sedersi a fissare un vuoto che di rado si riempie di passanti. In un posto così vedere quel ragazzo era già di per sé un’esperienza curiosa: abbiamo cominciato a parlare in inglese per scoprire poco dopo che eravamo entrambi italiani. Che c’era qualcosa di straordinario nel mio nuovo amico l’ho capito subito e più Enrico parlava più questa cosa diventava evidente. Quel ragazzo stava facendo il giro del mondo, e per giunta lo stava facendo in sella a una bicicletta. Pazzesco.

2011_sosta in Thailandia

2011_sosta in Thailandia

Oggi Enrico è arrivato in Argentina ed ecco cosa racconta di sé e del suo viaggio.

 

Ormai sei in viaggio da più di tre anni: che cosa ti ha spinto a prendere la bicicletta e partire? Raccontaci in breve l’itinerario che hai seguito finora.

Sì, sono passati più di tre anni da quando ho lasciato Biella, la mia città. Era l’aprile del 2010. Dopo aver raggiunto Venezia e il Friuli, ho attraversato Slovenia, Ungheria e Ucraina. A Kiev ho subito un infortunio al tendine della caviglia che mi ha costretto a uno stop e a proseguire in treno. Mi sono fermato in alcune città: Saratov (Russia), Uralsk e Astana (Kazakistan) fino ad arrivare a Barnaul (Russia). Dopo sessanta giorni di sosta forzata, finalmente ho ripreso a pedalare: anche se non avevo la preparazione fisica necessaria per affrontare le selvagge montagne dell’Altay, la bellezza della natura e gli incontri che ho fatto mi hanno dato la giusta motivazione per continuare, con calma, fino alla Mongolia. Ho raggiunto Ulaan Baatar e mi sono diretto a sud attraverso il deserto del Gobi fino ad arrivare in Cina. Dopo circa tre settimane di campagne, sono tornato in Russia ed entrato a Vladivostok. Sono arrivato con un traghetto in Giappone e poco dopo ho raggiunto il mio primo obiettivo: Kiryu, una città gemellata a Biella. Dopo sei mesi di viaggio, ho deciso di giocare a carte scoperte, ovvero di raccontare a chi già allora mi seguiva da casa le mie vere intenzioni: prendere la via più lunga per tornare a casa…

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La steppa russa (2010)

Ho trascorso qualche settimana in Giappone e poi sono tornato in Cina, a Shanghai: da lì mi sono diretto a ovest, verso il sud est asiatico. Ho pedalato nel nord del Vietnam, in Laos, Cambogia, Thailandia, Malesia e Indonesia (Sumatra, Java e Bali). Ho poi preso un aereo che mi ha portato in Australia, a Darwin e, viaggiando in senso antiorario, ho percorso tutta la costa australiana fino a raggiungere Sydney: ho impiegato quindici mesi durante i quali ho anche lavorato per finanziare il mio viaggio. Dopo l’Australia sono andato in Nuova Zelanda dove ho trascorso circa cinque mesi. Ora sono arrivato in Argentina.

Cina (2010)

Cina (2010)

Questo viaggio è il frutto di altri viaggi precedenti. Il primo grande viaggio in bicicletta l’avevo fatto nel 2007-2008: in quell’occasione avevo raggiunto Capo Nord ed è allora che ho capito che con una bici e un po’ di pazienza, si può arrivare ovunque. Fare il giro del mondo è sempre stato il mio sogno e quel viaggio in Europa mi ha fatto capire come fare a realizzarlo… con la bicicletta, appunto! Ho una grande fantasia e mi sono trovato ad avere la possibilità di esercitarla. La mia paura era quella di invecchiare e di trovarmi a dire: “Avrei potuto provarci’’. Ora ci sto provando, non è detto che riesca a portare a termine il mio progetto, ma almeno sto vivendo come voglio io, sotto il cielo, ammirando questo mondo variegato che, dopo tutto, non è solo come ce lo descrivono i mass media, violento e corrotto.

Mi piacciono le differenze culturali e la varietà degli habitat naturali. Con un po’ di spirito di adattamento e vivendo in modo semplice questo viaggio è possibile.

Giava, sotto il vulcano Bromo (2011)

Giava, sotto il vulcano Bromo (2011)

Hai degli sponsor che ti seguono in questa avventura? A casa fanno il tifo per te?

Sì, ho alcuni sponsor che contribuiscono a finanziare il mio viaggio. A dire il vero avrei bisogno di sponsor tecnici (per bici e attrezzature varie). Dato che ho trent’anni e sono in grado di pedalare, posso anche lavorare e ogni tanto lo faccio lungo il percorso. Lavorare, poi, è un modo per fermarsi a vivere e capire meglio la cultura di un paese.

Non c’è bisogno di un gran budget per viaggiare come viaggio io. Spesso dormo in tenda nei boschi o sono ospite in casa di qualcuno. Cucino con un fornellino e non mangio caviale tutti i giorni…

Ci sono molte persone che mi seguono e mi scrivono, non solo la mia famiglia e gli amici che ho lasciato a Biella, ma anche tutti i vari amici che in questi anni ho incontrato. Per me è importante ricevere le loro mail: mi incentivano a continuare e mi aiutano ad affrontare i momenti di difficoltà. Spesso mi dicono che sono coraggioso, che la mia è una grande impresa…  ma io non penso proprio di meritarmi tutti questi complimenti! A dire il vero mi arrabbio un po’ quando alcuni mi dicono che vorrebbero farlo anche loro, ma che non hanno il mio coraggio. Io non sono un super eroe della Marvel, la cosa più difficile è preparare la borsa e partire e…  il più è fatto!

Nullalbor, Australia (2012)

Nullalbor, Australia (2012)

 

Ci racconti l’episodio più bello e quello più brutto che ti sono capitati durante questo viaggio?

Il più brutto è stato sicuramente l’infortunio alla caviglia. Era solo l’inizio del viaggio ed ero partito con la mentalità sbagliata. Sentivo forti e stupide pressioni. Poco allenato, non avevo seguito i ritmi del mio corpo. Insomma mi ero dimenticato della mia esperienza precedente in Europa e di come va affrontato un lungo viaggio in bici: con umiltà e pazienza, godendosi ogni metro della strada. Avevo fretta di arrivare in Giappone e, pedalando con gli attacchi, è successo quello che è successo… che scemo!!!!

Al contrario, la cosa più bella è stata probabilmente riuscire a continuare anche se infortunato e saper accettare l’amara decisione di salire su un treno. Tornare a casa con l’ottica di ripartire solo dopo una completa guarigione sarebbe stato troppo difficile dal punto di vista psicologico. Inizialmente mi vergognavo di viaggiare in treno, poi con il tempo ho capito che un viaggio non è solo macinare chilometri. Viaggiare in bici non è un’impresa sportiva e io non sono uno sportivo. Sono solo un piccolo uomo che giorno per giorno procede verso un obiettivo.

Laos (2012)

Laos (2012)

 

Parlaci del paese o dell’incontro che ti ha cambiato.

Francamente non penso di essere cambiato molto: potrei pedalare anche sulla luna e sarei lo stesso di prima, con le mie debolezze, i miei vizi e poche virtù. Non c’è un paese o un incontro in particolare che mi hanno cambiato, ma penso che viaggiare in paesi poveri ed entrare in contatto con le popolazioni locali mi ha reso più sensibile ad alcune problematiche sociali. Per questo, circa due anni e mezzo fa, ho fondato con l’aiuto di alcune persone un’associazione umanitaria che si occupa di microcredito. Per l’America Latina ho altri progetti che verranno realizzati nei prossimi mesi.

 

Pensi mai al tuo ritorno a Biella? Come lo immagini?

A volte ci penso e immagino sempre una versione differente. Fantastico sulle cose di cui mi potrei occupare al mio ritorno. Poi però mi rendo conto che il viaggio è ancora lungo, quindi ritorno con le ‘’ruote’’ per terra e mi godo il presente.

 

Quali sono le prossime tappe? Possiamo seguire il tuo viaggio da un blog?

Ora sono a San Francisco de Cordoba, in Argentina, ospitato da un caro amico che ha vissuto vent’anni a Biella. La prossima primavera australe mi dirigerò a sud verso la Terra del Fuoco per poi risalire le Ande in direzione nord fino all’Alaska. Dipenderà tutto dai visti che otterrò in Canada e negli Stati Uniti, ma mi piacerebbe attraversare il Canada fino New York dove voglio incontrare mio fratello Giovanni e mio cugino Stefano che da qualche tempo lavorano da quelle parti. Poi prenderò un aereo per l’Europa e ritornerò in Italia superando le Alpi.

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Mongolia (2010)

Potete seguire il viaggio di Enrico sul sito www.bikingtour.it e contribuire all’associazione umanitaria visitando il sito www.enricointotheworld.org.

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