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Di Gianni Bertoli

Coppi non amava il Tour. I francesi adoravano Fostò ma Fostò non amava il Tour. Il “grande ricciolo” non era la sua corsa, era la corsa di Bartali. Il caldo soffocante, i cambiamenti di clima improvvisi, le strade strette e sassose, gli attacchi scriteriati dei “regionali”, le fughe pazze, le cotte clamorose, la continua “bagarre” si addicevano in modo perfetto alla pedalata da arrotino di Bartali, che non aveva mai caldo, non aveva mai freddo, non aveva mai fame, non aveva mai sete, dormiva poco, fumava qualche sigaretta di troppo, beveva qualche caffè fuori ordinanza e pasteggiava col fiasco di Chianti sul tavolo.

C005F2Fausto, primo corridore moderno, curava il fisico, l’alimentazione, il riposo. Studiava i percorsi e pianificava la corsa a tavolino. Il modo di correre dei partecipanti al Tour faceva a pugni con la meticolosità e la programmazione del Campionissimo.

Bartali vinse il suo primo Tour a ventiquattro anni e, senza la famosa caduta nel torrente, ne avrebbe potuto vincere uno l’anno prima, a soli ventitre anni. Partecipò a otto Tour, l’ultimo dei quali nel 1953 a trentanove anni.

Coppi pareva dovesse partecipare all’edizione del 1948, ma cambiò idea. Dietro le pressanti  insistenze di Alfredo Binda, nel magico 1949, prese parte al suo primo Tour. Aveva quasi trent’anni. Dopo la crisi di Saint Malo voleva tornare a casa ma il grande Alfredo lo convinse a continuare ricordandogli quelli che erano stati i suoi errori negli anni trenta. Anche Binda non aveva mai amato il Tour ma ebbe modo di pentirsene. Coppi continuò e fece quello che tutti sanno. Fausto partecipò poi ad un solo altro Tour, quello del 1952, vincendolo per KO.

I lettori attenti avranno pensato ad un errore perché Fausto partecipò a tre Tour e non a due. No, non mi sono sbagliato. All’edizione del 1951 Coppi non partecipò. In gara c’era una sua controfigura. Dopo la tragedia di Serse, Fausto aveva addirittura manifestato l’intenzione di abbandonare lo sport. Riuscirono a spedirlo in Francia nella speranza che servisse a fargli dimenticare almeno in parte il suo grande dolore.

Anche se Coppi non amava il Tour, qualcuno però, ben quindici anni prima, aveva in qualche modo previsto un Fausto Coppi protagonista del Giro di Francia. Era il 1934, quando Coppi non aveva ancora compiuto quindici anni, e la Gazzetta dello Sport pubblicò un numero speciale come presentazione della grande corsa francese. Il disegnatore incaricato di illustrare la copertina pensò ad un ciclista in piedi sui pedali come in salita. Ebbene, quel corridore disegnato nel 1934 assomiglia in modo particolare a Coppi. Se poi andiamo a prendere quella bellissima foto di Fausto apparsa sulla copertina di “Sport Illustrato” del 21 luglio 1949, la riflettiamo e la accostiamo al disegno del 1934 le somiglianze sono impressionanti: stesso naso, bocca leggermente aperta, addirittura il cappellino con la visiera abbassata. Incredibile!

Una sola cosa si nota: il Coppi vero, ripreso in azione, è stilisticamente molto più bello ed elegante. Assolutamente perfetto: è l’airone.

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