Foto di Jim Fryer/IriGreco

Foto di Jim Fryer/IriGreco

L’italiano medio è disposto a perdonare tutto a una soubrette che diventi parlamentare, a un ex presidente del consiglio che impazzisca per le minorenni, a un calciatore che s’imbottisca di cocaina. Ma a un ciclista non si perdona niente: feccia della società.

uneequipefroomeTanto che, di fronte al più grande scandalo doping del mondo dell’atletica (con quasi tutto il top della velocità mondiale coinvolto), il principale quotidiano sportivo in Italia ha visto bene di associare i dopati dei cento metri a Chris Froome, la maglia gialla del Tour de France: con quale colpa? Il sospetto. Ovvero, le sue prestazioni al di sopra delle aspettative hanno alimentato dubbi. Un sospetto per un ciclista, dunque, è uguale a cinque casi di doping di velocisti giamaicani e americani: questo per gli autorevoli colleghi della carta stampata. Sospetto che non è stato minimante provato dalla benché minima prova, purtroppo: solo numeri, ma d’inchiesta giornalistica nemmeno l’ombra.

Commentando fin dai primi giorni le prestazioni di Chris Froome, il primo africano a vincere il Tour de France (quasi certamente), avevamo suggerito la massima trasparenza: se un corridore non ha nulla da nascondere, non ha motivo di celare alcun segreto. L’allenamento e la preparazione nel ciclismo, roba pulita, non contemplano alchimie o chissà quali formule segrete. Insomma, il ciclismo non è una scienza occulta, seppur sport dalla fisiologia complessa.

Ebbene, mister Brailsford e lo staff del team Sky, la squadra di Froome, hanno accettato di mostrare i “segreti” del loro corridore: hanno messo a disposizione degli organizzatori del Tour e dei giornalisti del quotidiano L’Equipe tutti i dati, le analisi, il passaporto biologico, i documenti relativi alla fisiologia di Chris Froome, test e metodi di preparazione seguiti negli ultimi mesi. Insomma, tutto. E il “dossier Froome”, l’Equipe l’ha poi sottoposto al giudizio di uno dei massimi esperti francesi, Frederic Grappe, tra le personalità più critiche e attente in fatto di doping nel ciclismo, il quale ha ritenuto compatibili i dati di Froome con un miglioramento ottenuto con metodi leciti.

tour19bInsomma, il sospettato Froome, che appartiene alla feccia dell’umanità, ovvero ai ciclisti, potrebbe anche aver fatto tutto onestamente. E i francesi dell’Equipe hanno dedicato a questo dossier uno spazio enorme, con tanto di prima pagina. Ciò non vuol dire che questo ragazzo non abbia potuto doparsi ugualmente e farla franca, ma le prove e i test pendono tutti a favore dell’onestà. Comprovato dall’Equipe e dagli organizzatori del Tour.

Che deve fare, allora, un ciclista per essere considerato un essere umano come tutti gli altri? Una persona con uguali diritti rispetto al resto dell’umanità? Non risulta, a oggi, che il principale quotidiano italiano (sportivo) abbia fatto cenno in alcun modo a quanto è stato fatto dal team Sky in nome della trasparenza. Insomma, per una parte dei media (italiani), Asafa Powell (dopato con prove certe) e Chris Froome (sospettato solo a seguito delle immagini viste in tv) restano due casi negativi, da associare in prima pagina.

Fino a prova contraria, e lasciando al bar sport le opinioni arbitrarie e personali, per cycle, Chris Froome resta il primo africano a vincere un Tour de France: un uomo con una grande storia che purtroppo è passata in secondo piano e meno morbosa dei suoi watt. Una storia e molta, moltissima strada percorsa. Con fatica e merito.

2 Responses

  1. Avatar
    Roberto

    Non gufate.
    Prima di scrivere che ha vinto, attenderei l’ultima tappa.
    Fossi in Froome, farei degli scongiuri….

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  2. Avatar
    MF

    Certo, quello che scrivi è ragionevole. Ma:
    1) quello che abbiamo visto sul Ventoux fa impressione
    2) il ciclismo (prendendo tutto il fascio) ha deluso troppe volte. Se Froome paga un modo diverso, meno trionfalistico, meno ingenuo, meno accondiscendente di raccontare lo sport da parte del giornalismo sportivo…beh, dispiace per lui ma meglio per lo sport.
    (ovviamente la gazzetta farebbe meglio ad essere meno ingenua, meno trionfalistica, meno accondiscendente anche con il calcio. Per dire).

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