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Di Lorenzo Franzetti, da Nizza

DSC_7817Venticinque minuti di gara per squadra, due ore di tappa, due giorni di festa: Nizza, tra spiaggia e “promenade” ha aspettato il Tour guardando la linea dell’orizzonte. Navi in vista, provenienti dalla Corsica. Una città in movimento, la carovana: sono circa cinquemila persone a fare il Tour. E gli apripista arrivano già il giorno prima, per cominciare a colorare strade e piazze con gadget e quant’altro.

Il Tour del centenario è un circo mangiasoldi, che produce business, rifiuti e baccano. Musica ad alto volume, bandiere di ogni nazione, ma soprattutto quelle degli sponsor: una famosa banca francese, il supermercato, le caramelle e tante tante altre marche.

Trentadue gradi sul lungomare di Nizza, per uno stadio di circa duecentomila persone, molte in costume da bagno, ma la gran parte è aggrappata alle transenne fin dalle prime ore del mattino. Si tratta solo di Tour de France mania, non fa male. La mania da Tour ha conquistato anche Nizza, città snob e poco ciclistica, votata allo shopping e ai saloni di bellezza: per la più sfigata tra le t-shirt del Tour si pagano venti euro. Le più belle salgono di prezzo e non è la tariffa Costa Azzurra. Il privilegio di aver qualcosa di ufficiale, vuoi mettere? Il Tour c’est le Tour: e tutto si può fare per il business. Ci sono la maglietta ufficiale, la penna ufficiale, la torcia ufficiale, la borraccia ufficiale, il cappellino ufficiale, la bandana ufficiale, ma le chicche sono il set da pic nic, ovviamente ufficiale, e le bocce. Proprio così, per una petanque ufficiale del Tour.

DSC_7783Matisse, Chagall… Poulidor: ricordi per i più anziani. I quindicenni  hanno altri interessi. Matisse sì, deve essere un gregario di Cadel Evans. Tuttavia ci sono le ragazze meravigliose, quelle della carovana, alle quali tutti vorrebbero chiedere un sogno. E loro al massimo ti riempiono di caramelle. Caramelle gommose fino alla sera, perché sono gratis, le temibili gommose mille gusti che fanno il tappo nello stomaco. Caramelle mischiate alle madeleine, i dolcetti francesi a forma di barchetta. La dieta del tifoso da transenna è micidiale. E i bagni chimici, a sera, sono isole per artificieri.

La socca, la farinata nizzarda, resta nelle teglie fino a notte. C’è il Tour, guai a mollare la transenna per andare al bistrot: il premio più ambito è la borraccia del gregario, quella gettata a bordo strada. Oppure, ancora più esclusiva, la borraccia regalata, ceduta a mano. E dopo tre ore sotto il sole, vien la voglia di fare un tiro di quella roba… Concentrato di vitamine e aminoacidi, taurina e caffeina. Pericolo per l’uomo da transenna, che cede alla tentazione e passa la notte in bianco.

DSC_7797Guarda che bello il Tour, mille pass per ogni posto dove stare. Poliziotti a far la guardia, quasi ovunque. Per una corsa blindatissima, quasi tutta al servizio della televisione. Perché la televisione è la gallina dalle uova d’oro per il Tour. Di conseguenza, per la gente della transenna, i protagonisti in bici sono soltanto un lampo atteso fin troppo. E gli eroi sono altri gregari, quelli che lavorano nell’attesa. Quelli che nessuno riconosce, a parte mogli e figli: Bruno, per esempio, fa la baguette. Proprio così: tre settimane dentro a un enorme bastone di pane in tessuto rigorosamente sintetico. Lo sponsor vuole così, Bruno combatte la crisi a suo modo. Colette, invece, corre il suo Tour aggrappata a un enorme serbatoio d’acqua con in mano un vaporizzatore. Il suo lavoro è innaffiare il pubblico con acqua rigorosamente ufficiale. Marc fa la mascotte Pmu, Sylvain taglia formaggio per gli ospiti, Martine vende le bocce. Vende le bocce, ma tutti le guardano le tette: e l’associazione d’immagine, per quei volponi del Tour, non è casuale. Poi compaiono i protagonisti in bici: che bisognerebbe chiamare veri protagonisti, ma per un ragazzino di undici anni sul marciapiede per otto ore, il vero eroe è l’omino delle famose caramelle.

Nizza, una promenade meravigliosa, fatta apposta per una cronosquadre: un esercizio a misura di televisione anche quello, ma abbastanza delicato. Non è roba da tutti, la cronosquadre: ci vogliono intesa perfetta tra compagni di squadra, convinzione psicologica, concentrazione totale. E tutto questo, i corridori lo cercano fin dal mattino, con le ricognizioni sul percorso. E nel pomeriggio, all’ombra (poca) dei bus delle squadre, mentre fanno riscaladamento…

DSC_7834Pedalano sui rulli, i maghi del cronometro, dentro ai loro pensieri, con musica e piccole scaramanzie. Quasi tutti danno le terga al pubblico, mentre si riscaldano. Senza che nessuno dica loro che, in fondo, il ciclismo dà loro da vivere finché ci sono uomini e donne aggrappati a quelle transenne, rassegnati a guardare nove culi muscolosi…

I più abili a nascondersi sono gli inglesi del team Sky: cento giornalisti britannici al seguito, migliaia di tifosi ogni giorno. Ma a Nizza, chi li ha visti? Nascosti tra bus e albergo, lontani da occhi indiscreti. Per un’idea di ciclismo che è tutto fuorché popolare. Portano un marchio che dovrebbe essere garanzia di comunicazione, i britannici, comunicazione televisiva certo, ma sembra invece che non vogliano comunicare affatto.

La tensione sale, le squadre che contano entrano nel vivo. I campioni hanno tutti il volto tirato. Il più rilassato è Cadel Evans, con addosso un giubbino refrigerato e accanto George, ufficialmente il suo addetto stampa, in pratica quasi un maggiordomo, ovvero la sua ombra sempre e ovunque. Sulla linea di partenza, giudici inflessibili misurano ogni bicicletta al millimetro: il regolamento impone la precisione massima, occorre soltanto stare attenti che qualche bus non piombi sul posto, come invece è accaduto in Corsica.

All’ombra di un bistrot, sempre col culo verso la gente, ci sono anche gli australiani del Green Edge. Pedalano sui rulli, tutti con le cuffie, girano le gambe al ritmo degli AcDc, autraliani pure loro. Basso, batteria, chitarra cattiva e un ventilatore a rinfrescare un po’ l’aria torrida. Pronti, via, si parte. AcDc sul lungomare, “Back in black” e le gambe girano, picchiano duro sui pedali. Simon Gerrans faccia da bambino, si nasconde dietro a un casco da guerriero, ma ha la luce negli occhi: Back in black, ok, ma il finale è d’oro, anzi giallo. Come la maglia più sognata. Conquistata davanti a duecentomila persone di color rosso scottatura.

Cronisti belgi all'assalto dei direttori sportivi dell'Omegapharma quickstep, squadra belga

Cronisti belgi all’assalto dei direttori sportivi dell’Omegapharma quickstep, squadra belga

C’est le Tour! Anche a Nizza, anche all’hotel Negresco dove miliardari imbalsamati ascoltano musica jazz e fingono indifferenza, anche se un portachiavi ufficiale del Tour, in pura plastica, se lo sono accaparrato pure loro. Una bella giornata per tutti: tranne che per i cronisti belgi. Perché il loro corridore, Bakelants ha perso la maglia gialla e perché, anche stasera stanno lavorando a quintali di pagine, dieci o dodici. per ogni quotidiano. Che per i tifosi è una manna, ma dodici pagine su una cronosquadre è la maledizione del cronista belga. E la cena è un miraggio, servito al fresco della notte, al chiar di luna, pensando a Wilfried Peeters, a Kevin Seeldrayers o a quella volta che Freddy Maertens vinse la maglia verde. Perché i cronisti belgi sono fatti così…

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La petanque ufficiale del Tour

La petanque ufficiale del Tour

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4 Responses

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