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Sognare è legittimo. Anzi doveroso. Fare educazione un dovere. Anche e meglio se … a due ruote. Se le lezioni di “civica” non sono certo più di moda (e si vede nel nostro Bel Paese si vede) allora siamo costretti un po’ tutti a metterci in gioco. In cattedra. Perché no. E fare un po’ di divulgazione corretta.

Che palle. Dirà qualcuno. No no. Anzi, avanti tutta. Dopo il cartello (nel cuore) che recita  la promozione di 30 all’ora (ne’ di meno né di più) nei centri abitati (per ridurre e di molto gli incidenti ciclistici #salvaciclisti!), arriva la personale (per fortuna non solo personale) battaglia  per un ciclismo ecologico. Sissignori.  Ce ne dà l’occasione una lettera che ci arriva dal signor De Doni di Treviso. Uno di noi. Uno che si emoziona ancora al passaggio di una marea di biciclette. Che siano Pinarello o altro..

Quello che conta, in questo focus è chi scivola maledettamente sulla buccia di banana, ops, sulle cartine, anzi gli incarti: dei gel delle barrette degli spuntini… Eh sì, che è ben diverso, se fossero solo bucce di banana l’ecosistema non ne risentirebbe molto. Ci sembrerebbe solo di essere un po’ africans. Invece, purtroppo, trattasi di spazzatura. Quella tipica dei cicloamatori o comunque di chi in bici pedala e si porta energia appresso. Ma se hai tenuto per tante ore la barretta o il gel nel taschino della maglia o nel portaborraccia (sapete quella borraccia, per così dire di seconda, come fosse una seconda ammiraglia,che viene usata per metterci le scorte e il copertoncino…). Dicevamo: insomma, perché diavolo ti permetti, poi,  di buttare via l’incarto a bordo strada o nel fosso, sbarazzandotene con aria da “professionista” come se fossi un … figo? Scusate l’espressione poco francese, ma che nervi! Insomma, per farla breve, ci arriva la lettera aperta del signor (pedalatore sognatore uno di noi) De Doni e la riproponiamo qui di seguito col suo benestare: “Ho la fortuna di abitare lungo il percorso della corsa ciclistica Pinarello.

Anche al Giro d'Italia si è tentato di sensibilizzare i professionisti, con risultati non esaltanti

Anche al Giro d’Italia si è tentato di sensibilizzare i professionisti, con risultati non esaltanti

Anche stamattina, 14 luglio 2013, ho ammirato il passaggio di migliaia di corridori: una vera festa dello sport. Percorrendo poco dopo la strada che conduce a casa mia ho notato un gran numero di rifiuti che ieri non c’erano. Si trattava infatti di confezioni di integratori e di merendine concentrate buttate dai ciclisti. Ho raccolto questi rifiuti lungo tutta la via Kennedy di Pieve di Soligo e li ho fotografati (vedi allegato). In una distanza di circa 300 metri c’erano 27 bustine e contenitori di vario tipo. In pratica si potrebbe ripercorrere il tracciato della Pina pur senza conoscerlo semplicemente seguendo, alla Pollicino, i rifiuti lasciati dai ciclisti. Sotto questo aspetto: una sagra dello “sporc”. Mi auguro che nel prossimo futuro gli organizzatori richiedano un comportamento più decoroso ai partecipanti alla manifestazione. Immagino che i produttori di integratori stiano studiando dei contenitori che permettano la fruizione del contenuto senza il distacco di parti della confezione (esistono ad esempio flaconi il cui tappo aperto rimane legato con una fettuccia e non finisce abbandonato per distrazione). Ringrazio tutti quei ciclisti che, pur usando gli stessi prodotti che ho trovato per terra, dopo aver consumato il contenuto si sono rimessi in tasca le confezioni e le hanno riportate a casa. Ritengo che questo sia un comportamento veramente sportivo da imitatare. Firma: Marcello De Noni Pieve di Soligo TV.

E la risposta: grazie per aver promosso in modo spontaneo e così efficace questa “campagna” di sensibilizzazione. Le scrivo prima a titolo personale. Poi nel “ruolo” (la lettera era indirizzata anche alla Enervit, sponsor della Pinarello Cycling Marathon).
Credo che il senso civico vada allenato (e forse in questo secolo si è perso proprio il corso base di educazione civica). In ogni caso faremo la nostra parte e, sicuramente, se nel team ci saranno più persone come Lei, forse qualcosa migliorerà. Forse no, ma sarà giusto provarci. Mi fa piacere aver ricevuto la sua mail.

Per quanto riguarda l’azienda Enervit, di cui curo da diversi anni i rapporti con i media, posso assicurarle che la Proprietà e la Comunicazione di Enervit SpA sono molto attenti e sensibili su questo tema. Le confezioni perfette non esistono ma ci stanno lavorando da anni. A volte i vincoli e le burocrazie sono un ostacolo. A volte si migliora anche lentamente ma si migliora (potrei farle tanti esempi).

Posso assicurarle però che, da sempre, attraverso una collaborazione stretta con gli organizzatori, Enervit e il suo marketing promuovono da anni una “coscienza” e un atteggiamento giusto (più volte è stata fatta anche l’operazione “mi dai l’incarto ti regalo una barretta”  per sensibilizzare i cicloamatori. Con la regina Maratona dles Dolomites ha funzionato!). Insomma, Enervit invita sempre tutti a tenere nel taschino l’incarto usato, perché sia gettato dove si può. Dopo.

Scritto e fatto. Ora torniamo a pedalare. E ad emozionarci per il fruscio lento e bello della partenza di certe granfondo. O per la nostra via. A due ruote. Che porta in un mondo bellissimo. Fatto di rispetto, regole buone e utili, e piacere di vivere (frusciando) in mezzo alla natura. Il senso della bici? Anche. E pedalare.

4 Responses

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    Giovanni

    Da ex ciclista under 23, da ex granfondista e giornalista non posso far altro che testimoniare quanto da te qui descritto. Non è giusto inquinare un territorio con il passaggio di una granfondo che spesso propone la promozione dello stesso. Il problema sono i ciclisti e la loro magra cultura. Vedono il Giro o il Tour in televisione e i loro campioni gettare via borraccie e cartine (ora non più). Fanno come loro, solo che loro mangiano a 60km/h a volte, bevono e lanciano le borracce al pubblico (c’è gente che si apposta lungo i rifornimenti). Qui non c’è nessuno che raccoglie quanto buttato per terra dal ciclista in “ingnorantesima” posizione ed è meglio che non sia così. Io ho ripreso tutti i miei colleghi quando vedevo questo comportamento rendendomi protagonista di qualche battibecco. Il fatto è che qui vale lo stesso discorso fatto per il doping: “la madre degli imbecilli – da queste parti – è costantemente incinta”.

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    Giampaolo

    Complimenti a Marcello che ha avuto la sensibilità di segnalare questo mal costume italiano e che spesso noi veneti attribuiamo ai meridionali ma che come si dimostra vale al sud quanto al nord , in questo siamo tutti italiani. Vorrei portare un esempio positivo, la Treviso Marathon, in coda all’ultimo podista c’è un servizio raccolta “oggetti vari” e finita la Marathon è tutto pulito …….Ciao Giampaolo

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    paolo perin

    per i maleducati che sporcano ci sarebbero organizzatori e giudici di gara che dovrebbero intervenire squalificando il concorrente. temono di perdere clienti?
    Maratona delle Dolomiti insegna!

    ciao paolo

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