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Di Lorenzo Franzetti – (foto di Guido P.Rubino)

Pozzoleone guarda in faccia l’altopiano, anzi lo guarda dal basso verso l’alto. Asiago è lassù e più giù, dentro a una nuvola di afa s’intuiscono i contorni poco nitidi della bella Marostica. Campagna vicentina, quella del Grana Padano. Pozzoleone e le sue fattorie. Pozzoleone, duemila abitanti e nove milioni di selle l’anno. Selle per biciclette. In teoria, diciotto milioni di chiappe da far pedalare.

In mezzo alle risorgive, campi da sei o addirittura sette fienagioni l’anno. La terra non regala niente, ma in Veneto sanno come farla fruttare. A Pozzoleone nessuno è emigrato, nemmeno negli anni peggiori. Anzi, uomini e donne smagriti dalla guerra venivano giù dagli alpeggi: per ricominciare. Per far rifiorire un mondo, dalla pianura.

GPR_4768Nessuno è emigrato da qui, al contrario di altre zone del Veneto: sono rimasti tutti, a rimboccarsi le maniche, a creare un’economia. E oggi Pozzoleone è orgogliosa e fiorente: anche grazie al primo dei sellai. Papà Riccardo, per tutti. Riccardo Bigolin, il primo sellaio, quello che nel 1956 fece partire una storia lunga milioni di chilometri. Milioni di chilometri per milioni di ciclisti, da Pozzoleone a San Francisco, passando per Bombay, fino a Tokyo: nove milioni di selle l’anno. Per far sedere ciclisti di tutto il mondo. Selle Royal è il vertice, la prima pietra di una dinastia italiana. Fatta di lavoro, ma anche di orgoglio: come quello della signora Daniela, quarantadue anni di servizio, a dieci giorni dalla pensione.
GPR_5098«Ma l’ultima sella, quella un po’ più difficile, l’ultima sella della collezione 2014 è riuscita. L’abbiamo fatta anche quella». Orgoglio e passione di gente semplice, vicentini venuti fuori dalla miseria rimboccandosi le maniche: gente che ha fatto il Veneto e l’Italia. E ha imparato a confrontarsi con il resto del mondo: «Sfido qualsiasi cinese o giapponese a fare una selle più bella della mia. A mano. Loro avranno la tecnologia, ma noi abbiamo le mani». Daniela e le sue mani, un esempio per molti giovani che lavorano oggi nella capitale italiana delle selle. «Si produce in Italia, ma anche in Cina», ammettono. Ma poi c’è una precisazione: «In Oriente abbiamo portato là le nostre macchine e la nostra esperienza. Loro hanno imparato una filosofia, non siamo noi a esserci adattati a un modello di produzione». L’Asia non ha rubato l’anima di quest’azienda: per nulla.

GPR_4962L’anima è rimasta viva, il cuore pulsante è a Pozzoleone, in una fabbrica in mezzo a campi e fattorie. Da più di cinquant’anni, la Selle Royal è la storia di una comunità, è la vita di tante famiglie, da più generazioni: «E qui dentro, tra una sella e l’altra, sono nate tante storie d’amore», confida Rosa, che spadella in mensa. Storie d’amore e di genio. Ragazzini diventati padri e poi nonni. Belle ragazze diventate madri e maestre per la generazione successiva: come la signora Daniela. «Avevo tredici anni quando entrai qui a lavorare, un po’ di nascosto per i primi due anni. Tutto in regola da quando ne avevo quindici. E poi conobbi Tommasino: proprio qui. E a 18 lo sposai e diventai madre»

GPR_5208Tommasino ora lavora all’ufficio tecnico: con ragazzi ipertecnologici progetta le selle del futuro, giovanotto di mezza età, innamorato della bici e del proprio lavoro. Perché la voglia di andare in bici sboccia da come ti ci siedi sopra: «Me brusa tanto el cü» diceva Luigi Ganna sul traguardo del primo Giro d’Italia. Luisìn, il muratore varesino, con la sua bici da venti chili l’aveva capito: il primo problema è in quel posto. E la soluzione non è nai stata affatto semplice: bisogna lavorare, studiare ancora oggi. C’è chi ha studiato e lavorato per mezzo secolo e oltre: come Riccardo Bigolin che ha dato inizio alla dinastia, in provincia di Vicenza.

GPR_4991Oggi nello stabilimento di Pozzoleone si conservano, pronti per la produzione, centocinquanta stampi di modelli differenti. Perché da queste parti non si usa guardare appena sotto l’ombra delle proprie chiappe: si preferisce guardare lontano. Una sella di bicicletta è un semplice numerino di una produzione in una megafabbrica di Pechino: qui è parte di una filosofia. E se a Bangkok si vendono più bici, è motivo di soddisfazione anche a Pozzoleone . Bici per tutti, all around the world: più sono comode, più ti convinci che guidare un’auto non è la cosa più bella del mondo. C’è anche qualcosa di meglio, di più sano per tutti. Siediti e pedala, comincia così, che a Pozzoleone sono contenti. La signora Daniela sta per andare in pensione, felice e orgogliosa: perché ha dato l’esempio con le sue mani. La signora passa il testimone e la storia continua.

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