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Di Lorenzo Franzetti, da Vienna – Foto di Guido Rubino

11062013-GPR_1356Vienna e i delegati di tutto il mondo: in un luogo incantevole, gotico, che sa di romanzo medioevale: e, invece, trovi ci trovi Manfred Neun, presidente dell’Europea cycling federation, promuovere la grande crociata, quella in nome della bicicletta: raddoppiare la mobilità ciclistica  in Europa entro il 2020.

Capitale magica e umida di pioggia estiva: con i suoi palazzi che sono armonia da sfiorare in sella a una bicicletta. Vienna vuole più bici, entro il 2015 vuole raddoppiare gli spostamenti a pedali, dal 5% al 10%. Insomma la bici punta al raddoppio: e anche i delegati, gli esperti, gli appassionati, gli studiosi aumentano. Velo-city 2013 è lo specchio di una società in rapido cambiamento, cambiamento sempre più responsabile ed ecocompatibile: certo, in platea e tra i relatori, qualche parruccone incravattato ci sta. Ma sono tanti, tantissimi i giovani, gli studiosi, i ricercatori universitari: insomma, una società che studia un mondo migliore.

11062013-GPR_1388Velo-city 2013 è molto più di un rito del popolo della bici, è diventato un evento che produce studi, numeri, calcoli: non è roba da ambientalisti sognanti. Qui si studia e si riferisce, cifre alla mano, di un modello di sviluppo alternativo: quello basato su una mobilità nuova produce, di fatto, benefici importanti non solo sulla salute dei cittadini, ma anche sull’economia.

Il mondo occidentale si misura con una grave crisi, ma continua a non voler trovare risposte coraggiose: a Vienna, i numeri danno ragione alla bici. Lo conferma il sindaco di Vienna con i suoi collaboratori, che hanno messo a punto un piano preciso che prevede, entro il 2015 uno sviluppo della ciclabilità tale da creare ben 18.000 nuovi posti di lavoro. Nello stesso tempo, l’Organizzazione mondiale della sanità è in prima linea nel dimostrare, cifre alla mano, come i cittadini che utilizzano la bici costituiscano un beneficio anche economico, soprattutto per la sanità.

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Paolo Pinzuti e Alessandro Ricci, tra i premiati a Velo-city per i loro progetti legati alla mobilità ciclistica

Occorre superare l’immagine del ciclista urbano come quello di un’ambientalista di partito: oggi andare in bici può davvero costituire un elemento di rinascita per le economie locali. Ma occorre regolamentare e tutelare la qualità della vita e la circolazione veicolare.

Zone 30: ecco l’imperativo che esce sempre più chiaro da Velo-city. La sicurezza e la convivenza accettabile con gli altri automezzi è l’elemento cardine della politica a favore della bici: se ne parla da molti anni, oggi arrivano gli economisti a confermarlo. Non solo ambientalisti.

La Rathaus di Vienne è stracolma di sognatori, rivoluzionari, visionari, scienziati, romantici, ma anche politici, amministratori, imprenditori: mancano solo gli italiani. La delegazione tricolore è al minimo: c’è la Fiab con i suoi delegati, naturalmente, e qualche studioso ben preparato e con ottimi progetti.

Tra i progetti segnalati, quelli di Paolo Pinzuti e Alessandro Ricci: il primo propone di rivegliare le coscienze europee attraverso una rete di blogger, così come ci è riuscito con #salvaiciclisti; il secondo promuove l’uso della bici attraverso la poesia. Due rivoluzionari, a loro modo: ma a Velo-city  ci sono anche piccoli inventori con grandi idee.

Aumentano le piste ciclabili, a Vienna, anche se l’auto domina ancora: la cultura sta cambiando però. La serata, dopo la pioggia, riporta la magia tra i palazzi della capitale: e le bici tornano ad affollare le strade cittadine. Il cambiamento è già in atto.

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