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Di Luciana Rota, da Selva di Val Gardena

sellaronda_hero_2013_ (4)“Sono un colombiano molto fortunato. Perché colleziono famiglie. Che mi vogliono bene”. Lo dice Leon Hector Leonardo Paez sottovoce ma deciso. Con la dolcezza negli occhi: e chissà se anche la dolcezza risente dell’altura, sì insomma, chissà se anche i sentimenti si allenano meglio in quota. Perché la forma si: questo mite personaggio del fuoristrada ha vinto già più di 50 maratone in mtb e sabato 22 giugno si è ripetuto come bere un bicchier d’acqua sul tracciato infernale della Sudtirol Sella Ronda Hero.

“Sono proprio un eroe!” sorride Leo della serie “avete visto? Tanti avversari, tanti campioni, ma sono qui, primo sul traguardo anche oggi!” e tutto il suo team Bianchi è in festa. Vanno in brodo di giuggiole manco fosse il Giro d’Italia: li vedi subito, Ghirotto (Palcooo!) sembra impazzito,  Gualdi “il Mirko” (quello iridato, da dilettante, su strada ad Utzonomia ’93 una ventina di anni e di kg fa…) non sa più dove andare. Lo stand della Bianchi è un via vai. Sponsor che vince… Arriva anche Gherard Vanzi, il patron della HERO, quasi commosso a congratularsi con lui. E poi i compagni di squadra, infangati ma neanche tanto, per questa edizione di Hero, appena arrivano cercano Leo. Per complimentarsi e chiedergli di andare insieme a fare una sgambatina defaticante (ancora mtb dopo 84 km di inferno?).

IMG_4446Ma sul podio, per una foto fuori protocollo, ci va anche tutta la famiglia di Leo. Quella di turno, per dirla tutta. Collezione family che fa di Leo Paez (classe 1982) dalla Colombia un “figlio in affitto qua e là”. Questa di turno è di stanza nei dintorni milanesi. E’ la famiglia Emiliana e Carlo Manzoni. I promessi sposi di Besana Brianza… che lo hanno accolto, questo eroe, e lo ospitano proprio come fosse un figlio. E siccome lui non è mai a casa, lo seguono in ogni dove. “Andiamo sempre, ogni gara ci siamo tutti!” dice la signora Manzoni con gli occhi pieni di ammirazione. Per gli sterrati di Leo. Perché la vita di un biker è questa, su e giù per sterrati, fango e salite. E poi discese. Ma c’è stata anche la strada: ”Sì, c’è stato un anno di strada in un team colombiano, volevo qualificarmi per i giochi Panamericani e ci sono riuscito”, racconta Leo. “Sono anche campione nazionale di cross country in Colombia. Del resto la mtb è la mia passione. La prima bici che mi hanno regalato era una mountain bike, al mio paese, a Cienega, a 2300 metri di quota e 140 km da Bogotà. Ero un ragazzino e le strade attorno a me erano solo sterrate. Mio cugino correva su strada e mi contagiava con la sua passione, solo che lui era esagerato e si allenava troppo… Io ho fatto le cose più con calma”.

Dal 2004 Leo è in Italia. E la seconda famiglia collezionata dopo quella della sua Colombia,  è a Cazzano di Brentonico: “Sono Giovanni e Tiziana  Righetini che ricordo con piacere, brava gente, davvero mi sono affezionato a loro!”. Un passo indietro: era il 2004, l’organizzazione IDRD, una sorta di istituto di ricreazione sportiva della regione colombiana (Boyacà), per l’EXPO di Bogotà, propone un mese di tour spesato in Italia al suo campioncino Leo. “E’ stato un mese di gare, forse la prima il Paganella Bike – dice il biker – avevo conosciuto anni prima ad una gara il mio (ancora attuale)  amico-allenatore Andrea Bianco, di Jesolo, e ho iniziato a farmi conoscere in Italia. Un anno nel Carraro Team, due stagioni a Marostica con Battaglin, alla Full Dynamix, poi la Bianchi, davvero una bella organizzazione: siamo un team molto professionale. Solo che nel 2010 ho avuto un brutto incidente e mi sono rotto lo scafoide della mano e ho persino pensato che non sarei più tornato a correre. Invece sono tornato alla grande. E ho trovato, grazie ad amici colombiani che abitano a Besana Brianza, una famiglia che mi accoglie con l’affetto della “mia” famiglia. Ed è bello no?”.

IMG_4454Una sgambata con Tony Longo, sua lepre per un bel tratto di HERO: “poi ho dovuto dare un’accellerata  per scavare un solco incolmabile tra me e  i mei avversari. E ho vinto bene. Sì, questa gara è magica. E’ l’unica che ha  un risalto mediatico. E’ dura. E’ lunga. E vincere qui ti fa sentire un po’ eroe…”.

Una in più da mettere nella collezione “grassa”. E dedicare comunque a Maria Odalinda Leon Cuervo e Rafael De Jesus Paez Duitama. I genitori. “Cosa ci devo fare se noi in Colombia abbiamo tutti questi nomi?” E quattro fratelli più grandi? E tutte queste famiglie?

Per eroi appunto.

 

Per scaricare gli ordini d’arrivo: http://services.datasport.com/2013/mtb/sellaronda/

Ecco, invece, il video di Luciana Rota:

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