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Per la prima volta, forse, nella sua lunga storia, un ministro della repubblica si è schierato a favore della pista simbolo del ciclismo milanese. Il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, ha bocciato il progetto vincitore del concorso indetto dal comune di Milano per il rifacimento del Vigorelli. E lo ha fatto pronunciando parole ufficiali molto indicative: «La pista del velodromo Vigorelli-Maspes è un elemento storico essenziale, il progetto di rifacimento vincitore del bando che ne prevede la demolizione contrasta con le linee di indirizzo fornite dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano».

Ci sono vincoli che già classificano il Vigorelli come un bene storico di grande valore, ma che il nuovo progetto non considera, propendendo per trasformare il velodromo in una struttura polifunzionale nella quale si farà di tutto tranne ciclismo e, soprattutto, senza salvaguardare lo storico anello. E la nota ufficiale prosegue, secondo quanto riportato dall’agenzia Adn Kronos, precisando che “la direzione regionale della Lombardia ha scritto al comune di Milano, precisando l’attuale regime vincolistico e gli obblighi autorizzativi nei confronti degli Uffici Mibac. Il Velodromo è oggi tutelato ope legis, in quanto bene immobile di proprietà pubblica la cui esecuzione risale a oltre settant’anni, non ancora sottoposto al procedimento di verifica dell’interesse culturale”.

Il comitato Salviamo il Vigorelli incassa un successo, finalmente, anche se il velodromo non è ancora salvo: ora ci attende un lungo periodo di litigi e burocrazia, nel quale l’assessorato allo sport del comune e presieduto da Chiara Bisconti vorrà dimostrare di aver fatto tutto secondo le regole evidenziando che le proteste contro le scelte assurde in merito al progetto siano in realtà una piccola “operazione nostalgia”. La speranza, forse illusoria, invece è che le istituzioni lavorino PRO e non CONTRO i suggerimenti dei cittadini e, in questo caso, della storia di Milano.

Solo pochi mesi fa, proprio per cyclemagazine.eu, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia si era espresso con parole decisamente lontane dagli esiti del concorso sul Vigorelli: «La nostra indicazione è proprio quella di mantenere il segno della storia della struttura sportiva, e quindi non escludo il ritorno del ciclismo», aveva dichiarato il sindaco. Allora, preferimmo mantenere una certa cordialità e accondiscendenza, nella scelta persino delle domande di quell’intervista, confidando nella sincera e reale passione per il ciclismo del primo cittadino milanese. Ora, ci si attende per lo meno un minimo di coerenza.

Spicca, in tutto ciò, l’ennesimo silenzio da parte della Federciclismo che, a quanto sembra, ha deciso di fare come Ponzio Pilato: un velodromo non è affar suo, evidentemente. E in tutta questa vicenda, è sempre più evidente come le logiche politiche anche delle istituzioni sportive siano lontane anni luce dalla realtà dei praticanti e degli appassionati. Due mondi paralleli e distanti. Milano non sembra una piazza appetibile per gli affari del ciclismo politicizzato.

Ci resta, tuttavia, un ministro appassionato di bicicletta e, soprattutto, attento alla cultura ciclistica che, proprio nei giorni scorso, aveva visitato privatamente la reggia di Caserta in bicicletta, al fine di constatare le precarie condizioni del monumento,  sito Unesco. Ministro Bray, lei è cycle style!

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