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Di Lorenzo Franzetti, da Vienna – Foto di Guido Rubino

11062013-GPR_1333Cultura ciclistica, concetto che ha un punto d’arrivo e molti punti di partenza: la bicicletta dà benessere, lo confermano studi sempre più approfonditi, addirittura dell’Organizzazione mondiale della sanità. Una persona che pedala è un beneficio anche per la società e l’economia del suo paese. Chi lavora da tempo a questi concetti è  Francesca Racioppi: ciclista romana, emigrata a Copenaghen, in prima linea come ricercatrice. In prima linea nella ricerca, lavora nell’ombra, come i migliori gregari, a favore della bicicletta: «Come Organizzazione mondiale della sanità abbiamo cominciato a occuparci di bici, di salute e di economia più di 10 anni fa, ma forse il momento politico non era abbastanza maturo perché ci fosse il sostegno he ora vediamo maturare».

Vive a Copenaghen da un anno, guarda l’Italia da un’altra prospettiva: studia, medita, suggerisce. Meglio vedere il bicchiere mezzo pieno, think positive: chi va in bici impara anche questo…«In Italia abbiamo alcune realtà di grande tradizione e alcune città in cui la bicicletta è un elemento importante da sempre. Penso all’Emilia-Romagna, alla Lombardia e al Veneto: certe realtà possono addirittura competere con il Nord Europa, con le città dell’Olanda e della Danimarca». Francesca suggerisce di partire da lì: dalle realtà locali più sane ed esemplari. «Purtroppo a livello nazionale si sta un po’ perdendo il senso dell’importanza che la bici rappresenta per la vita delle città. Il nostro Paese ha un potenziale largamente inutilizzato: la bici va riscoperta un po’ ovunque». E la conferma di come stanno le cose a livello nazionale, caso mai ce ne fosse stato bisogno, lo si ha anche a Vienna, a Velo-city 2013, dove il governo italiano non ha ritenuto opportuno mandare nessuno. Nessun ministro, nessun sottosgretario, ma nemmeno nessun funzionario o parente desideroso di vedere Vienna, tra coccole enogastronomiche tanto apprezzate dai turisti congressuali… Il silenzio totale.

Tuttavia, l’Italia è piena di persone come Francesca Racioppi: donne e uomini che studiano, lavorano e credono in un mondo diverso. Francesca, dai suoi occhi grandi, sprizza entusiasmo, non rabbia. Non è un’emigrante frustrata dall’Italia: «Ero una timida ciclista urbana a Roma, realtà che conosco bene: nella nostra capitale è davvero difficile poter andare in bici in sicurezza. Tuttavia, anche lì si sta creando un movimento sempre più forte, per una maggiore attenzione da parte dei politici». E il pensiero va al nuovo sindaco della città, Ignazio Marino: «Ai politici arriva ora una domanda di sicurezza, infrastrutture e servizi. Per i ciclisti».

11062013-GPR_1356Perché la bici non è più (e non lo è mai stata) una fissazione ambientalista…«A Copenaghen io posso andare in bici tranquillamente anche in inverno e con venti centimetri di neve. Perché? Perché c’è chi si preoccupa, per esempio, di tenere pulite le piste ciclabili anche in quel caso. Ma non per una convinzione ambientalista, bensì per una questione pratica: a Copenaghen il 40% degli spostamenti avviene in bici. Se disgraziatamente, una parte dei ciclisti decidesse di utilizzare l’automobile per un giorno, in città sarebbe il caos. L’esempio di Copenaghen è uno, ma in Europa ci sono tante realtà positive nelle grandi capitali: si è sconfitto lo stereotipo del “qui non si può fare”».

Il mondo matura finalmente una coscienza ciclistica: non significa che, da domani tutti andranno solo in bici. E non sono tutte rose e fiori… Tuttavia la cultura, almeno in alcuni Paesi, sta davvero cambiando: «Oggi c’è un movimento a livello globale che ha portato cultura ciclistica. La bicicletta ha un ruolo importante nelle discussioni sullo sviluppo sostenibile. Nelle discussioni sulle politiche per la riduzione gas serra. Ha un fondamentale ruolo per ridurre la mortalità nelle malattie cardiovascolari e per i diabetici e per prevenire alcune forme di tumore». Conquiste sacrosante, quelle della bicicletta, confermate da dati, numeri, ricerche: alcune delle quali presentate rapidamente, ma con orgoglio, dai colleghi di Francesca, proprio a Vienna.

L’Italia, vista dagli occhi belli di Francesca Racioppi, è solo l’alunno un po’ svogliato, ma con tanto talento. Se solo si applicasse un po’ di più… «Non dobbiamo scoraggiarci perché ci sono molti stimoli e semi che possono dare grandi frutti. Penso al successo enorme che qualche anno fa ebbero gli incentivi per l’erogazione delle bici…». Incentivare, incentivare, incentivare: in ogni modo, affinché gli italiani rispondano.

«Dobbiamo essere incoraggiati dalle cose buone. Dobbiamo partire da un differente approccio nei confronti del mezzo. La cultura ciclistica è parte della vita cittadina e i sindaci hanno ruolo cruciale: devono capire che la bici è importante per la crescita economica, per la riqualificazione dei centri urbani, non è un vezzo di una parte dei cittadini».

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