Vacanze fai da te in bici

Pietro Zindali, ex ironman, oggi guida cicloturistica

Pietro Zindali, ex ironman, oggi guida cicloturistica

Cosa ci fanno tre americani, due australiani, un canadese, un’azerbaigiana con marito americano, un comasco e un pavese (di Godiasco) sulla salita da Varzi al Brallo? Non è l’inizio di una barzelletta, è lo special team incontrato per caso una mattina non ancora afosa di giugno e guidato da Pietro Zindali, ex ironman, oggi al comando di Bicyclingitaly con base a Como e sede in giro per il mondo. A due ruote. Un team che si gode lo spettacolo delle  colline dell’Oltrepo’ Pavese, verso la via del Sale. Valle Staffora, Varzi, Brallo… Strade percorse in lungo e in largo (quando non c’è il traffico motoristico) da milioni di ciclisti e randonné.

E su quella strada, antica e moderna nello stesso tempo che attrae ospiti turisti stranieri, grandi pedalatori, alla scoperta della via del sale qualche volta ti possono capitare incontri speciali. Di ciclisti-turisti, ad esempio, impegnati a scoprire questa Italia da pedalare.

Questa volta per scoprirla sono partiti dal lago di Como, sette giorni prima, nei quali dintorni hanno allenato le gambe alle salite che saranno, macinando – con i rapporti giusti – su bici rigorosamente da strada (e indossando il casco!) Chiavenna, Ghisallo, Maloia, Pontresina, Slugen, San Bernardini, Angera, Ispra (con un pit stop tecnico allo storico point della Bottega del Romeo), poi Casale Monferrato e quindi: “Abbiamo dormito a Lù Monferrato e poi avevamo appuntamento con Daniele Sparpaglioni, amico dei miei ironman di fine anni ’80 – ha detto la iron-guida Pietro – Volevo raggiungere in bici Godiasco, al confine fra Piemonte e Lombardia, in provincia di Pavia, ma per loro che amano le salite quel tratto era troppo pianeggiante e quindi ci siamo dati appuntamento nella piazza di Godiasco dopo un piccolo van transfert per partire con Daniele e fare Varzi, Brallo e poi verso Rapallo”.

Dalla Valle Staffora lo strano team ha scollinato per ripartire in verticale. Lo ha fatto in compagnia di un altro ironman di lungo corso, esperto dei luoghi, Daniele Sparpaglioni, che ha scortato questi ciclisti turisti sino a Varzi e poi su al Brallo. Bici e sorrisi. Pacche sulle spalle, racconti di salite e descrizioni di discese. E loro, incantati dai nostri luoghi, se ne sono andati via ringraziando.

La loro via è proseguita verso il mare, ripartendo da Rapallo dopo aver fatto anche il bagno per recuperare freschezza  nelle gambe appesantite dai 120 km dello scollinamento della via del sale… La loro meta è paradisiaca per chi si intende di strade del ciclismo: ad aspettarli ci sono le salite mediterranee delle Cinque Terre facendo tappa a Levanto, Lerici, poi Lucca, San Giminiano, Gaiole in Chianti e poi Radda in Chianti “qui dove si chiude in bellezza – spiega Pietro – perché si pedala l’ultimo pezzo dei 200 km della “Eroica”, cicloturistica tanto famosa anche nel resto del mondo…”.

“Il pezzo finale, da Rodda a Pienza Montalcino è uno spettacolo – assicura Daniele Sparpaglioni, un personaggio del mondo amatoriale sportivo, conosciuto anche con il soprannome di Sparpaman, lui che l’Eroica l’ha corsa diverse volte. “Ma sapete che ci piacciono da morire questi posti?” gli fa eco Dottor Neel, americano, chirurgo infantile che ha appena operato una bambina palestinese dilaniata da una mina e prima di ripartire come volontario in Cambogia ha deciso di pedalare qui, dalle nostre parti: “E’ la terza volta che seguo gli itinerari in bici di Pietro. E questo è stupendo. Beautiful place!). Brent e Cloto, la coppia più  giovane del gruppo gli fa eco: “Siamo affascinati dal paesaggio rurale, intatto, di questi posti. Ci piace questa natura autentica”. Quanto a Brent, che dopo l’arrivo in Toscana fra poco tornerà al suo super  job americano (a soli 30 anni è fra i più giovani vice-president aziendali degli Stati Uniti) ha deciso di portare la sua giovane moglie, Cloto, made in Boken, Azerbaijan, in questo pezzo d’Italia da pedalare. Mentre Len, il più lento e saggio in salita, si è già prenotato quest’inverno in Cambogia, nel Laos, con Pietro. Lui, canadese sui sessant’anni, che da ragazzo sopravviveva cibandosi di un alce per tutto l’anno e per tutta la famiglia, oggi è proprietario di 20 stabili a Minneapolis e per distrarsi viene da noi. In bici. Tutta gente che sa cosa vuol dire fare fatica.   E godersela. Anche in vacanza. Anche da Godiasco, al Brallo. E pedalare.

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