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di Guido P. Rubino (foto GR)

Ci sono ciclisti e ciclisti. Anche tra quelli che non vogliono mettere il numero sulla schiena le categorie possono essere infinite. E in occasione della Chianti Classic si sono ritrovati tutti insieme. 1 e 2 giugno, pronti via, a Castelnuovo Berardenga, sulle colline senesi. Via sì, ma con calma: partenza alla francese e non c’è tempo da contare con minuti e secondi, ma solo da passare insieme, pedalando con compagni occasionali o portati da casa.

«Guarda questi – fa notare Emanuele Nepi, presidente della Bulletta Bike, la società che organizza – teoricamente sono già partiti perché se hanno passato la linea di partenza vuole dire che hanno timbrato il foglio di viaggio, ma sono qui a chiacchierare. Che fretta c’è». Aspetteranno qualcuno, ma non c’è traccia di impazienza.

01062013-GPR_0290Un’Eroica moderna, l’ha definita qualcuno, visto che siamo in tema. Niente strade “a sterro” né bici d’epoca, stesso paesaggio e pure col sole. Al posto della ribollita, panzanella e pappa al pomodoro. Le barrette, anche stavolta, arrivano al traguardo intatte, vuoi mettere?

Pedali e chiacchiere alla scoperta di un territorio più facile su due ruote che su quattro. Di domenica ci sono anche le moto, qualcuno apre un po’ il gas ma senza strafare (per gli sfegatati, d’altra parte, c’è la tv con la MotoGP al Mugello), due mani al vento a salutarsi, una con le dita di robocop, l’altra coi guanti tagliati. Tutti su due ruote.

Chiacchiere e racconti, come quella della Valle dell’Oro. Nome conquistato a fine anni Ottanta per fama e non per geografia. Tanto meno per risorse minerarie. A ricordo di quell’articolo comparso, chissà com’è, a dire che vicino Radda in Chianti s’era trovato l’oro. La valle è quella di Lucarelli, ci scorre pure un torrente. E allora via a passare giornate e fine settimana come Zio Paperone nel Klondike. Ma nessuna gita fuori porta è diventata fortuna se non per qualche locale della zona. E già si racconta che qualcuno…

Un’altra curva e pronti all’altro bivio. Frecce e cartelli che indicano la danza dei tre percorsi che si incrociano, si lasciano e si ritrovano.
Sei partito alle nove? Io alle otto ma ho fatto il lungo. E c’è da salire a Brolio e poi ancora giù su un percorso che a farlo veloci sembra le montagne russe, ma al ritmo dei pedali diventa scoperta e conquista.

Gruppi di amici, di vecchia data o estemporanei. Alcuni nati lungo la strada. Anche per quelli che la bici non ce l’hanno oppure accompagnano solo. La Chianti Classic è anche a piedi: percorso gourmet, si pedala o si passeggia e nel palato il retrogusto del Chianti, perché “Non ti mettere in cammino se la bocca ‘un sa di vino” si dice da queste parti. Qualcuno ha preso la palla al balzo e ha versato direttamente nella borraccia. E poi ripartire nei mangia e bevi (nel gergo del ciclismo sono i percorsi con continui saliscendi, qui più azzeccati che mai, in tutti i sensi) che riportano i tre percorsi cicloturistici a Castelnuovo Berardenga per il pasta party finale o l’assaggio dei sapori locali. Ovviamente con chiusura a Vin Santo.

La randonnée

01062013-GPR_0310L’arrivo degli ultimi della Granfondo è il momento dei primi della Randonnée. Stesso spirito ma altre forze. Soprattutto mentali. Nessun ordine d’arrivo ma il tempo massimo sì.
Il via alle 21.00 del giorno prima che il cielo neanche prometteva fortuna. Loro una quarantina, a dispetto delle centinaia del giorno dopo. Spirito eroico ma biciclette ultramoderne. Tutti pronti a sfidare la notte e il freddo.

Perché una randonnée è diversa dal ciclismo normale. Se lì conta il fisico, qui conta la mente. A percentuali invertite. Potrai vedere concludere nel tempo giusto qualcuno che in bici non te lo immagini quasi. Ma con la testa forte più che mai.

Biciclette agli antipodi di quelle eroiche. Tecnologia spinta per accendere il buio e vedere più lontano possibile. Batterie di ricambio e stesse gambe per tutto il viaggio.
01062013-GPR_0335Un primo giro di 33 chilometri, per assaggiare la sera, un altro di 115, per immergersi nella notte e l’ultimo di 240 chilometri per andare giù, fino in fondo senza più passare dal via. Poi su, fino al Monte Amiata e non solo. Da affrontare quando fa ancora così freddo eppure, ci credereste, i primi arrivati non sono stravolti. A tradire la fatica solo gli occhi di chi ha tolto una notte al sonno e ci ha pedalato pure sopra. Il momento più difficile? Non la notte, le salite o le discese. E nemmeno gli animali, che pure qui sono un rischio col buio.
«Gli ultimi 40 chilometri – ha raccontato Andrea Boggi e poi pure gli altri – quei saliscendi finali non finivano più» E via a cambiarsi e riposare. C’è chi scherza pure. Qualcuno controlla, fiero, le sue luci con ancora batteria da spendere. Ad altri quelle luci serviranno ancora. Settemila e più metri di dislivello rischiano di chiedere più di 24 ore. E se si superano le 26 neanche il brevetto vale più. Il tempo limite parla chiaro.

01062013-GPR_0245Devi ottimizzare tutto in una randonnée. La fatica e pure il riposo. Meglio fermarsi un attimo prima a recuperare che inseguire l’affanno. Meglio scegliere luci con lo stesso tipo di batteria, così non ci saranno scorte in più ad aggravare il bagaglio. E poi pensa, pensa solo che ce la farai.

Una sfida in più alle spalle. Dalla Randonnée dei monti DiVini (si scrive così e non c’è bisogno di spiegarla), alla Chianti Classic che compie quasi vent’anni. Una tradizione ormai. E pace se qualcuno la pensa diversamente con una curiosa e un po’ antipatica coincidenza. Ma quelle strade non hanno paura di accogliere tanti ciclisti. Anche se pedalano in senso inverso e col numero addosso. Quel paesaggio resta lì. Sempre uguale, diverso a ogni curva. Pronto a un’altra sfida. Ma sempre senza fretta.

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