di Guido P. Rubino (foto GR)

È partita l’Eroica x36h. Una sfida da pionieri, come i ciclisti di una volta. Biciclette diverse una dall’altra, attrezzature strane e improbabili a volte, che sembra di rileggere un libro di Paolo Facchinetti che racconta quei Giri d’Italia di polvere, ferro e qualche scherzo maligno. E i partecipanti tutti lì, con l’aria dei pionieri, che si guardano tra loro come a individuare le tattiche dell’avversario. Ma qui l’agonismo è cosa relativa. Anche in una gara, a tutti gli effetti, come questa. Più che la sfida tra uomini si studia la sfida alla notte. “Sarà umida” annuncia Claudio Marinangeli, al timone della manifestazione. Intanto il sistema di rilevamento dei passaggi rompe il rumore della sera con gli inconfondibili bip, tanto familiari nelle granfondo, quanto insoliti qui. Che di esasperato c’è solo il percorso infinito. Non chilometri, ma ore. Quanti giri da sei chilometri avranno fatto i partecipanti allo scoccare delle nove di mattina di domenica?
Intanto si imbarcano pedalando verso il tramonto estivo. Alle nove di sera ancora a luci spente, ma si accenderanno tra poco e fino all’alba. Pedali e soste. Qualche battuta e tanti incitamenti. Perché di notte si finisce sempre col pedalare da soli e con i propri pensieri. Perché la fatica diventa sudore gelido nei brevi tratti in discesa.

Nell’aria, intanto, un po’ più in là, i rumori della festa e i giovani che vanno a ballare. Buonconvento è sulla Cassia, di qui passa la via Francigena con le sue storie da raccontare. “Pensi che una volta son passati una famiglia di francesi che se la facevano tutta a piedi, fino a Roma. Loro, i figli e accompagnati da un somarello”. Ti affacci alla finestra e il tempo si è fermato. Qui puoi coglierlo in un attimo e sei a qualche secolo fa. Percorso di pellegrini e di papi. Oggi di biciclette che sfidano la notte, con tubolari e lampade a olio. Il tempo, in effetti, è cosa relativa.

 

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