Di Lorenzo Franzetti (Da Vienna), foto di Guido P.Rubino

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Parchi e giardini, principi e palazzi, Strauss e Mozart, Sacher e Schnitzel: Vienna da copertina. Ma non è tutto oro: «Per questo protestiamo», parole di un ragazzotto capelli rasta e pizzetto, bici fiorata e teschio, parcheggiata in zona stazione. Sull’uscio della Bike Kitchen. Ultimi discorsi alla Rathaus, ultime teorie, testimonianze dal mondo: dalla Cina, arrivano le parole di chi ha visto trasformarsi  un paese di milioni di biciclette in un caos di motori e inquinamento. E ora sta ripensando alla bici.

GPR_2461Nei quartieri meno turistici, però, Vienna è meno cartolina: cresce la voglia di bici e, di conseguenza, anche il disagio… «Perché non è tutto oro. Ci sono quartieri lasciati a se stessi, la città è e resta al servizio dell’auto e di certe logiche consumistiche». Ha senso la critical mass in una città che già pedala? «Sì, perché in realtà vorrebbe pedalare di più, ma non può farlo». Le ragioni le spiega Burned, uno tra i fondatori della bicycle kitchen giù vicino alla West Bahnof. Lavora in un museo, Burned, ha insegnato storia, ama la letteratura, sogna un mondo migliore: «A cominciare da Vienna: solo il 5% usa la bici, qui. Trovo sia un dato ridicolo e non capisco che va a sbandierarlo ai convegni. Non c’è molto da vantarsi. Oxford ha il 38%, quella sì che è una cifra importante».

GPR_2405La Bike Kitchen è l’espressione ribelle della bici viennese: lontana dai negozi alla moda, distante anche culturalmente alle tendenze cycle chic. Le bici dei ragazzi del quartiere stazione non profumano di mughetto, non cigolano, urlano di rabbia giovanile e non solo. Le bici della Bike Kitchen convivono con i bordelli e la moschea: «Qui abbiamo molti immigrati, ai quali diamo una mano nell’insegnare loro a riparare le bici. Ci sono prostitute, studenti squattrinati e gente che non può permettersi le bici cromate che si vendono nelle boutique in centro. Per queste bici, Vienna che fa? Certi quartieri sono abbandonati».

Quartieri difficili, che potrebbero diventare più vivibili… «Le piste ciclabili sono molto poche o non ci sono affatto: qui», ribadisce Burned.

GPR_2495Lo conferma anche Klaudia, bionda e sportiva, incontrata tra i musei della capitale: «Qui in centro è bello viaggiare in bici: il ring è perfetto. Ma per arrivare qui, è sempre un’avventura. No, non è ciclabile Vienna. Potrebbe essere meglio».

L’altro lato della medaglia esiste anche qui, nell’apparente paradiso della gioia di vivere. Un giro di valzer, signori, Vienna incanta, ma fa anche discutere: molto. Il sindaco della città, Michael Häupl, l’ha detto davanti ai delegati di tutto il mondo. A Velo-city si è preso l’impegno, nero su bianco, chiaro e preciso: raddoppiare l’uso della bici. Lo stesso proclama dell’Ecf, l’European cycling federation, per voce del presidente Manfred Neun. Si tratta solo di valutare seriamente se vale la pena d’insistere nel contrapporsi anche pesantemente agli automobilisti oppure preferire la via della “persuasione”, della conversione. Perché ogni automobilista è pur sempre un ciclista potenziale, mai un nemico. In ogni caso: per Vienna e per l’Europa, è comunque una missione necessaria. E non parliamo dell’Italia…

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