di Albano Marcarini

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Lungo la bassa Valle del Serio corre una pista ciclabile molto frequentata, una vera ‘spina verde’ che facilita gli spostamenti in bicicletta e il tempo libero. Dal suo asse centrale alcune diramazioni si spingono fin dentro i tanti abitati della valle o verso altri punti di interesse ambientale e culturale. Su quelli che in passato erano i luoghi del lavoro si sta realizzando un parco fluviale che risana l’ambiente, il paesaggio e la vita degli abitanti della  valle. Per chi viene da fuori, la pista è l’ideale porta d’accesso all’altopiano di Clusone e alle altre mete dell’alta valle, dove un’altra pista ciclabile è in costruzione.

Lunghezza: 30.8 km

Punto di partenza: Villa di Serio (BG). La pista prende avvio presso il parco fluviale lungo via Aldo Moro. La si raggiunge da Bergamo seguendo le indicazioni per Gorle (attenzione al superamento della rotatoria della Circonvallazione delle Valli); a Gorle si passa l’Oglio sullo storico ponte e quindi si piega a destra per Villa di Serio (via Manzoni). Il tratto di avvicinamento alla pista è su strada promiscua con forte traffico, sconsigliato ai bambini. Un secondo punto di partenza della pista è ubicato a Ranica (via Roma); questo braccio si unisce all’altro dopo Nembro.

Punto di arrivo: Clusone (BG), presso la stazione della ex-ferrovia della Val Seriana. Il ritorno è consigliabile lungo il medesimo percorso.

Mobilità dolce: Bergamo si raggiunge da Milano con la linea Milano-Carnate-Bergamo o con la linea Milano-Treviglio-Bergamo (Servizio Treno+Bici)

Risparmio energetico: se raggiungi il punto di partenza da Milano in treno produrrai 7,7 kg di CO2 in meno rispetto all’auto.

Condizioni d’uso: pista in calcestre o a fondo naturale, parte in asfalto o con altra pavimentazione solida.

GPS track http://www.sentieridautore.it/GPStracks.sentieridautore.it/Lombardia.html: Valseriana.gpx

Segnaletica: parziale; attenzione alle molte diversioni verso i centri limitrofi.

Sicurezza: in generale su pista ciclabile protetta, alcuni tratti in promiscuo su strade comunali urbane, non tutti gli attraversamenti sono in sicurezza.

Altimetria: pianeggiante fino a Ponte della Selva, poi costante salita (2-3%) fino a Clusone.

Quota massima: 602 m a Clusone.

Quota minima: 270 m a Villa di Serio.

Dislivello: 340 metri circa.

Mezzo consigliato: bici da turismo, mountain-bike.

Il momento migliore: sempre, salvo nelle fredde giornate invernali.

In caso di problemi alla bici: Morotti Ciclismo, via Acqua dei Buoi, Nembro, tel 035.522021; Cristal Bike , via IV Novembre 65, Vertova, tel. 035.738271; Penguin Bike, via Pozzi 10, Ponte della Selva, tel. 035.702309.

La buona tavola: Trattoria Il Beccofino, via Mazzini 200, Albino, tel. 035.773900; Il Ristofante, via Mazzini 41, Alzano Lombardo, tel. 035.511213; Ristorante Commercio, piazza Paradiso 1, Clusone, tel. 0346.21267.

Per saperne di più: A. Marcarini, Guida alle piste ciclabili e alle greenways di Lombardia, Ediciclo, Portogruaro 2009.

Indirizzi utili: Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica – IAT Alta Valle Seriana e Val di Scalve, via Europa 111/B (lungo la pista), Ponte Nossa, tel. 035.704063.

Internet www.valleseriana.bg.it

 Val-Seriana

Se volete conoscere uno spaccato (o ciò che resta) di una delle zone a più alto tasso di industrializzazione della Lombardia, bisogna risalire la Val Seriana, da Bergamo a Ponte Nossa. La valle era nota per la lavorazione della lana, specie nel comparto di Leffe, per l’industria serica a Gandino e per le cospicue risorse minerarie nella parte più alta. Diversamente dalla Brembana, chiusa e stretta, la Seriana è sempre stata una valle di facile accesso, con larghi spazi per gli insediamenti. Facile intuire come la disponibilità di manodopera, di forza motrice idraulica, di risorse e di infrastrutture (la ferrovia che risaliva la vallata fu impiantata nel 1884 e prolungata a Clusone nel 1911) determinarono i presupposti dello sviluppo industriale.

Oggi i ‘luoghi del lavoro’ hanno ceduto il posto a residenze, a centri commerciali, al ritmo di un’economia che cambia senza tante remore o clamori. Il tutto si sviluppa lungo un fiume che fin dal nome pretende virtù e miglior reputazione. Occorre un intervento severo, oltre che ‘serio’, e una buona amministrazione decisa a condurlo in porto. Ci sta provando la Comunità Montana riutilizzando parte delle ex-aree industriali per dar vita a un parco lineare di parecchie migliaia di ettari.

Asse naturale di questo parco il fiume ovviamente, e maggior elemento di fruizione una pista ciclabile, talvolta duplicata su entrambe le sponde. Il progetto risale al 1993 e oggi mostra i primi frutti: la ciclabile è lunga 34 km, da Ranica a Clusone (saranno 42.5 a lavori conclusi); oltre 100 gli ettari già convertiti a verde pubblico. L’opera ha trovato un positivo riscontro da parte della popolazione; sono una dozzina i popolosi comuni attraversati dalla pista e la prospettiva, specie nel fine settimana, potrebbe addirittura essere quella di una congestione di traffico ‘dolce’. L’asse portante è collegato da bracci minori che si proiettano nel centro degli abitati o verso alcune attrattive culturali, come il Museo Paleontologico di Cene. Tutta la pista è cadenzata da aree di sosta e pannelli didattici sulle vicende storico-industriali e sugli aspetti naturali. Alcuni ponti ciclabili in tensostruttura esaltano il valore dell’infrastruttura che conoscerà ulteriore successo con il previsto prolungamento verso l’alta valle e con il ripristino, con servizio di metropolitana leggera, della ferrovia di valle, da Bergamo ad Albino.

La ciclabile prende avvio da Villa di Serio (o, in alternativa, da Ranica) e peccato non si possa ancora raccordare con Bergamo. Segue la sponda idrografica sinistra del fiume – risaliamo controcorrente – avvicinando spesso le ‘seriole’ che portavano acqua ai mulini o alle fabbriche: ‘seriola’ sta appunto per canale diramatore. Sull’opposta sponda del fiume si stagliano i ruderi dei vecchi opifici: cartiere, cementifici, filande. Oggi è una terra di nessuno che muta d’aspetto all’improvviso man mano che si procede alle demolizioni. Il rudere del gigantesco cementificio di Alzano è una cattedrale da apocalisse, in abbandono da anni e in attesa di una nuova destinazione. Ci vorrebbe Piranesi per ritrarre i cavernosi ambienti, le massicce strutture, le torri, le tettoie e le logge in stile moresco, i forni e i colonnati che simulano un tempio dorico. Ma è solo uno dei tanti archeo-scheletri di un passato produttivo appena tramontato.

In alcuni tratti la pista corre su entrambe le sponde. Molti ponti, come quello di Albino r, in pietra ad arco, consentono di passare il fiume. A Colzate la traccia principale si porta sulla sponda destra e si sovrappone al vecchio tracciato della ferrovia. Qui la valle si stringe d’improvviso e la continuità dell’urbanizzato viene a cessare di fronte a sproni di roccia calcarea. A Ponte della Selva la ciclabile lascia il fondovalle superando per l’ultima volta il fiume su un ponte in ferro. Qui la ferrovia si accingeva a superare il gradino altimetrico che, dentro la pineta, mette sull’altopiano di Clusone. La pista la rievoca fedelmente e passa a fianco della restaurata stazioncina di Ponte Selva. Una volta giunta fra i prati, sotto il colle della Trinità, affronta un’ultima rampa e annuncia il suo ingresso a Clusone. Di fronte alla vecchia stazione, si chiude la pista ciclabile.  Siamo arrivati fino in fondo per poter ammirare, accanto alla chiesa madre di Clusone, una celebre rappresentazione della Danza macabra, risalente al 1485, dipinta sulla parete esterna dell’oratorio dei Disciplini.

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