Foto di Laurent Brun

Chris Froome (Foto di Laurent Brun)

Vicino al porto di Ajaccio si servono piatti di aziminu che sembrano un sogno, zuppe di pesce da favola, a pochi passi dal teatro più importante del ciclismo: il Tour accende i suoi riflettori, mesdames et messieurs, che lo spettacolo cominci.

Foto di Kristof Van Accom

Foto di Kristof Van Accom

Nei ristoranti si servono zuppe di pesce a quintali, negli alberghi delle squadre il cibo è razionato, tutto rigorosamente secondo la tabella dietetica dei preparatori atletici. Mangiano a grammi, i fuoriclasse del pedale, ma spingono migliaia di watt. E anche questo è uno dei misteri che al bar sport non si spiega nemmeno “Peppino il contaballe”.

Parte il Tour, con quelle dirette televisive noiosissime, lunghissime, banalissime che altro non servono se non ad autoreferenziare commentatori e opinionisti. E a tirare fino al traguardo, agli ultimi chilometri, i più avvincenti. Per fortuna, la regia francese ha la capacità di regalare immagini e paesaggi di grande impatto: per sognare un po’, tra uno sbadiglio e l’altro, per immaginare di essere lì in riva al mare della Corsica, o dentro a un sogno provenzale, o di abitare nel più sontuoso tra i castelli della Loira. Nei bar sport della provincia italiana, nei bistrot della Francia che profuma di lavanda, nei pub più sfigati di Londra, qualcosa bisogna pur dire, durante quelle lunghe dirette: per qualcosa val sempre la pena di discutere e litigare.

E il Tour? I corridori? Quali risposte possono dare a quelli del bar sport? Perché, prendiamole pure per chiacchiere da osteria, ma certi conti che non tornano, non hanno mai avuto risposte chiare…

Alberto Contador

Alberto Contador

E così è anche quest’anno. Parte il Tour de France numero cento e, attenzione, potrebbe essere il primo della sua storia che andrà nel palmarès di un atleta africano. Il favorito numero uno di quest’anno è un kenyano bianco, con passaporto inglese. Il magrissimo Chris Froome è un atleta che, seppur con ottime doti, era sempre rimasto su livelli umani, da buon piazzato, per diverse stagioni. E da un paio d’annetti, ora, si mostra come fuoriclasse. E al bar sport, cari signori, questo non se lo spiegano. I miracoli, nel ciclismo, sono davvero possibili? E giù a litigare: a Londra dietro a pinte di lager, in Versilia davanti a boccali di panascé, in Provenza con in mano un pastis.

Altro mistero mai svelato ai ragazzi della briscola di provincia: con un capitano in maglia gialla, un’intera squadra si supera in prestazioni mostruose. Non un solo corridore, ma nove ciclisti un gradino sopra tutti: la dinamica è quasi sempre la stessa, da anni. Squadroni in testa al gruppo che fanno impazzire tutti gli altri in salita e in pianura. Con una superiorità, a volte, imbarazzante. Questa è un’altra risposta che al bar sport non hanno da decenni, fin dai tempi in cui Bjarne Riis metteva tutta la Telecom in testa a tirare per lui, negli anni Novanta (e la risposta, tardiva, è poi arrivata).

Un altro fatto evidente e che crea discussioni è che lo spagnolo Alberto Contador, dopo la squalifica per doping (per la famosa microtraccia di clenbuterolo rilevata nei test), è rientrato con un altro motore: è innegabile che il Pistolero veda meno rispetto a prima. Per quale motivo? Riuscirà a sconfiggere l’armata britannica del team Sky, al servizio del magrissimo Chris Froome?

Vincenzo Nibali, il grande assente

Vincenzo Nibali, il grande assente

Ma non finisce qui: tra le questioni aperte,  ce n’è una che ci riguarda. Gli italiani al Tour, quest’anno come in molte altre occasioni recenti, sembrano davvero di una categoria inferiore rispetto ai big. Insomma, il Giro d’Italia ci illude, ma al Tour siamo spesso di un’inferiorità che, sempre al bar sport, non si spiegano. L’anno scorso c’era Nibali che ci aveva dato speranze: insomma, il livello generale del nostro ciclismo sembra scarso ma ci sono belle eccezioni. Però, c’è un’altra questione aperta: Nibali vince il Giro in scioltezza. Facile, facile, quasi senza avversari. Eppure, sceglie di non partecipare all’evento ciclistico (Il Tour) che muove quasi il 70% del business totale mondiale del mondo delle due ruote?

Peppino il contaballe, seduto accanto a un vecchio flipper, ne ha di argomenti, ora. L’estate, vista dai tavolini di pensionati e perditempo, è appena cominciata. Il Tour de France comincia sotto vento, al sole della Corsica, con una sfida divertente, mozzafiato, tra velocisti: Cavendish contro Sagan, per la prima maglia gialla. Una sfida che in tivù dura trenta secondi: prima c’è molto da discutere, su favole e misteri.

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