di Gino Cervi

Lo scorso giovedì pomeriggio, 27 giugno, all’Upcycle Milano Bike Cafè, sotto un temporale monsonico, un gruppo di ragazzi dello IED, l’Istituto Europeo del Design, hanno presentato, davanti a una commissione composta, oltre che dai loro professori (Alessandra Di Palma, Marco Lampugnani, Irene Pollini Giolai), da alcuni “esperti-appassionati-professionisti” del tema bicicletta (tra cui cycle!), la loro tesi di laurea trasversale di fine terzo anno. Argomento: La mobilità ciclabile e la città per promuovere la cultura della bicicletta a Milano attraverso l’arte, il design e la moda.

Un’ora, o poco più, per spiegare un piccolo, grande mondo in trasformazione. Quello che, all’inizio della seconda decade del Terzo Millennio, ha ormai ben chiaro che il Novecento, il secolo del motore, è da archiviare e mettere alle spalle. E che il mondo urbano che ci attende, anzi il mondo urbano in cui siamo già immersi, è quello di una mobilità agile, flessibile, silenziosa, su due ruote.

I ragazzi, un manipolo di una dozzina di ventenni (Silvana Siniscalchi, Stefy Plebani, Marghita D’Alò, Alessio Bruna, Hilary Giuliana, Annabel Zammit e Flavietta Fornasini), con la forza e la debolezza dei ventenni, passione ed errore, ci hanno dato dentro per un’ora e più. E hanno mostrato una città possibile, assolutamente realizzabile, nella quale la cultura della bicicletta è ambiente comune e condiviso, è forma e segno di un modo di vivere, ma diventa anche marchio, brand da commercializzare e dal quale creare opportunità di lavoro, relazione, socializzazione.

La sintesi di tutto questo è FRAME, siglato nel logo che, con un azzardo minimale estremo, toglie l’icona parlante delle due ruote e riduce il concept della bicicletta all’essenzialità strutturale del frame, giustapposizione astratta di due triangoli a formare il classico “diamante” del telaio della bicicletta. Già, perché tolte le ruote, è questa la forma “platonica” della bicicletta da 150 anni a questa parte, dall’invenzione della safety bike ai giorni nostri.

frame milano bicycle culture

FRAME è comunicazione, quindi. Un logo, un progetto di mappatura del network milanese della città ciclabile: persone, bike shop, botteghe storiche e concept store, ciclofficine, ma anche ristoranti e club, vicino allo spirito ciclistico della città. Che riscopre la sua antica vocazione a pedali, trascurata, quando non oppressa e soppressa, da decenni e decenni di sopraffazione a motore.

Dai lavori dei ragazzi dello IED, è nata una guida alla Milano Bicycle Culture, un progetto di comunicazione integrata (fanzine, cartoline, business card, menu…) contrassegnati dal logo modulare dei due triangoli, declinati nelle forme cromatiche, interpretative le più diverse.

Accanto a questo, una proposta di mostra aperta e itinerante per la città, Six Doors, che avrà, dal prossimo giugno 2014, le sedi delle 5 porte storiche cittadine, lungo la cerchia dei bastioni, più l’Arco della Pace di Parco Sempione, come fulcro espositivo a tema variabile intorno alla bicicletta (la libertà, la donna, il lavoro…).

Il progetto di una borsa da bici, Il Sach, semplice e flessibile, buona da applicare alle BikeMi come alle proprie macchine a pedali. E un ambiziosissimo progetto di restauro, ristrutturazione e rivalorizzazione funzionale della storica Casa degli Artisti di corso Garibaldi 89, un pezzo di storia della cultura del Novecento milanese, che attende da anni di essere rivitalizzata e rimessa al servizio della città. I ragazzi del corso di architettura dello IED hanno progettato una casa-ostello-ciclofficina, un luogo multifunzione e destinato alle relazioni sociale che la bicicletta, per sua natura, è solita far nascere.

Non sappiamo se queste visioni di una Milano più ciclabile e più consapevole della cultura della bicicletta saranno tutte nel futuro una concreta realtà. Ma che ci siano luoghi e cuori e menti in cui questo futuro viene immaginato, progettato e amato è giù un grande segnale di ottimismo.

biciclette

borsa

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