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Dici Fiandre e leggi impresa epica, fatica, muri, pioggia, pavé. Per chi ama il ciclismo, il Giro delle Fiandre è uno dei monumenti di questo sport.

retroronde1Noi di certo non siamo tra i più accreditati per ricordare imprese epiche e storiche dei professionisti del pedale. Per nostra natura apparteniamo più a quella razza che vede il pedale come un trampolino da cui esplorare il mondo ed è con questo spirito che siamo partiti alla volta di Oudenaarde. Per quelli come noi, Oudenaarde è la sede di uno splendido municipio che si affaccia su un’altrettanto affascinante piazza, cinta da mille edifici dalla facciata a scala, tipicamente fiamminga. Per gli amanti del ciclismo professionistico Oudenaarde è invece la sede d’arrivo del Giro delle Fiandre del centenario, oltre che località in cui sorge il Centrum Ronde Van Vlaanderen.

Per un giorno abbiamo potuto unire questi due mondi, quello veloce e patinato dei pro con quello lento e nascosto dei cicloviaggiatori. Abbiamo avuto il piacere e, con il senno di poi anche l’onore, di partecipare alla RetroRonde, evento del tutto simile alla nostra Eroica, pedalando per le campagne fiamminghe in sella a bici d’altri tempi e con abiti d’epoca.

retroronde4Per l’evento ho fatto rispolverare a mio padre le maglie di campione nazionale esordienti del ’59 e campione regionale  allievi del ’61 che orgogliosamente ho indossato e fatto indossare a Veronica. Alla partenza il termometro, pur essendo primavera inoltrata, non superava di molto la quinta tacchetta sopra lo zero ma questo non ha fatto scoraggiare intrepidi e curiosi personaggi: c’era la bionda signora in gonnella a fiori ed il nobile galantuomo in velocipede e cravatta; c’era la coppia in tandem ed il ciclista serio con gli occhialini stile aviatore anni ’40. Insomma, c’era di tutto e di più e quando lo sparo alla partenza ha liberato le briglie, il colorato plotone si è sparso alla rinfusa per le campagne fiamminghe, su stradine cementate che spesso lasciavano il posto a  vicoli in pavé su cui tremare in sella ai nostri miti d’acciaio. L’andatura ha superato raramente i 15km/h ed i momenti più elevati della pedalata si sono avuti quando le bici erano ferme: i ristori sparsi lungo il percorso hanno assunto il colore della festa di campagna. Zuppa calda e liquore al limone per riscaldarsi e ripartire rinvigoriti.

Abituato ai rapportini da MTB, i brevi muri delle Fiandre scalati con il “21” mi sono sembrati valichi alpini, ma lo stimolo per non scendere di sella è  giunto dalla matrona in tacchi alti e tailleur che ci ha superato sul tratto più ripido!

retroronde3L’ultima sosta, dopo l’attraversamento di una stalla in cui facevano bella mostra di sé carrozze datate e agghindate, ci ha concesso l’opportunità di fare due chiacchiere con Ignazio, baffuto personaggio uscito dritto dritto da un film di Totò­: ha acquistato la sua bici del 1905 ad un mercatino dell’usato per pochi spiccioli mentre per  trovare i copertoncini adatti ha girato mezzo mondo spendendo poi cento euro l’uno! Orgoglioso della sua tenuta, cura i baffi per l’occasione come fossero un cimelio da posare sul mobile di casa. Tra una chiacchiera e l’altra, cinque minuti al massimo, si sarà scolato quattro o cinque bicchierini di liquore… per riscaldarsi, dice lui!

Quattro ore, quaranta chilometri, una lentezza quasi ricercata, voluta, assaporata fino all’ultima pedalata. Lo sguardo a cercar mulini a vento, istituzioni nazionali da queste parti; i pensieri a vagare nel tempo, sognando di pedalare fianco a fianco ad Annie Londonderry e Luigi Masetti. La birra, opera d’arte tra le più rappresentative delle Fiandre (e non lo dico per sminuire il patrimonio culturale fiammingo!) è la degna ricompensa per chiudere questa meravigliosa giornata da retrociclisti del nord.

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