A Bukara... una meravigliosa città uzbeka

A Bukara… una meravigliosa città uzbeka

Pedalando in Turkmenistan

Pedalando in Turkmenistan

Di Marco e Giovanni, MaGioBiketour

Un mese di avventure: raccontarvele tutte, concentrate in poche righe, forse non renderà l’idea. Ma, in questi trenta giorni non è stato facile trovare il tempo e il luogo per scrivere e trasmettere i reportage dal nostro giro del mondo. Siamo a 6.500 chilometri percorsi in bici e tredici paesi attraversati. Vi scriviamo da Tashkent, la capitale dell’Uzbekistan e stiamo per volare in India. Ebbene sì, purtroppo: siamo costretti a prendere un aereo perché per questioni di sicurezza e visti, non ci è possibile attraversare l’Afghanistan e il Pakistan. Di conseguenza, siamo obbligati a scendere di bici per risalire in sella più in là…

Vi avevamo lasciati al confine con la Turchia, destinazione Iran. Avevamo qualche timore nell’attraversare quel paese, ma fortunatamente, era frutto solo di un’idea occidentale… L’idea dell’Iran che abbiamo noi occidentali è spesso condizionata da un’immagine che passa sui media: e, di conseguenza, la paura c’è. In realtà, nulla da temere, ma il nostro itinerario iraniano non ha riservato grandissime emozioni: la nostra pedalata in Iran ci ha consentito di entrare a contatto comunque con una cultura e con una popolazione interessanti. La percezione è quella di un paese chiuso, con un popolo in realtà con vedute anche molto aperte: in privato, però. Nel senso che, l’Iran ha davvero poche libertà in pubblico, i divieti sono tanti e bisogna fare attenzione a non offendere la morale islamica. Ci sono  molti divieti dettati dall’Islam e dal governo: tuttavia, nella sfera privata, nelle loro case, gli iraniani sono decisamente meno integralisti. Almeno quelli che abbiamo incontrato noi: c’è una forte contestazione del regime, la gente ha voglia di apertura, è anche piuttosto colta. Tuttavia, in pubblico la società iraniana è ancora chiusa, frenata dal regime.

Dalla Turchia, in dieci giorni siamo arrivati a Teheran, città caotica e poco adatta alle bici: la cultura ciclistica non esiste, o almeno, noi non abbiamo notato alcunché di ciclistico. Tuttavia ci sono mete molto interessanti, decisamente più affascinanti di Teheran: noi siamo rimasti incantati da Shiraz, Esfhan e Persepolis. Località meravigliose, con straordinarie testimonianze delle civiltà antiche.

In Iran abbiamo condiviso 10 giorni di viaggo con Jean Pierre, cicloturista olandese solitario

In Iran abbiamo condiviso 10 giorni di viaggo con Jean Pierre, cicloturista olandese solitario

In Iran ci siamo poi fermati in attesa dei visti per entrare nei paesi confinanti: abbiamo poi attraversato il Turkmenistan. Gradita e meravigliosa sorpresa: un paese magico, scenari da sogno. Ma un paese ancora arretrato. Avremmo voluto fermarci più a lungo, ma le autorità ci hanno concesso un visto di soli cinque giorni: di conseguenza, abbiamo dovuto pedalare parecchio e abbastanza velocemente per raggiungere l’Uzbekistan.  Steppa e deserto, caldo torrido: 45 gradi che abbiamo affrontato con fatica, abbigliati come beduini per cercare di sopportare al meglio quelle temperature.

La sorpresa c’era ogni sera, però: non abbiamo mai cucinato, abbiamo ricevuto un’ospitalità stupenda, in ogni villaggio. C’era sempre qualcuno disponibile a offrirci cibo e a consigliarci un luogo in cui accamparci. Tante persone gentili, per due ciclisti che da quelle parti erano davvero una rarità.

Pochi giorni di deserto e siamo entrati in Uzbekistan: altro paese islamico, ma decisamente più aperto rispetto all’Iran. La città di Bukara è stata certamente la località più suggestiva che abbiamo attraversato in tutto il nostro viaggio: è qualcosa di straordinario. Una meraviglia, con le sue moschee, i suoi palazzi, i suoi giardini.

Ma è stata un’apparizione breve, poiché abbiamo poi dovuto convergere verso la capitale, Tashkent, per richiedere i visti per l’India: a Tashkent abbiamo scoperto un aspetto negativo. Pare che non sia consentito andare in bici nella capitale: nei villaggi e in altre zone del paese, il ciclista è tollerato. A Tashkent è osteggiato: e pare sia una direttiva addirittura del presidente Karimov. Nella capitale si va solo in auto o a piedi: pedalare non è consentito. E anche a noi, la polizia ha intimato di scendere di sella e proseguiera con la bici a mano. Noi abbiamo spesso fatto finta di non sapere, essendo turisti stranieri, e siamo stati abbastanza tollerati, ma sempre invitati a scendere dalla bici. Ufficialmente per questioni di sicurezza.

Nonostante questo, abbiamo pedalato ugualmente. Apprezzando anche l’Uzbekistan e Tashkent,  con un popolo che è un miscuglio di razze.

_IGP2227Ora, siamo pronti per l’India: avremo a disposizione un visto di un mese. Speravamo di più. Atterreremo a New Delhi e punteremo a Nord, verso il Nepal: l’obiettivo è quello di sconfinare e visitare anche quel paese per riottenere un nuovo visto per l’India, di almeno un altro mese.

La questione visti sta decisamente accelerando il nostro itinerario: avevamo previsto più giorni di permanenza nei singoli paesi, ma le autorità ci costringono a rimanere poco tempo. Noi si va avanti, come sempre, con grande entusiasmo e tante immagini impresse nella nostra mente. A parte qualche dissenteria e qualche febbrone, soprattutto in Uzbekistan, stiamo bene. Le bici anche: e con i loro 50 kg resistono alla fatica e alle strade non sempre perfette.

Donna uzbeka

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A Teheran, il nargile è una tra le poche trasgressioni concesse

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La città di Shiraz, in Iran

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Le rovine di Persepolis

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Ospiti in una tenda turkmena

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Un guado iraniano

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