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Margherita Hack si è spenta nella notte, all’ospedale di Cattinara, dove era ricoverata da una settimana. Scienzata, astronoma, personaggio di primo piano della cultura italiana. Era un’appassionata ciclista, Margherita, “un ‘amica fedele” della bicicletta, alla quale aveva dedicato di recente una sua particolare biografia, pubblicata da Ediciclo. Aveva 91 anni, ma la bici non l’ha mai abbandonata.

Di Margherita Hack

Quell’estate, invece di andare al Bobolino, cominciai a fare girate in bicicletta, qualche volta alle Cascine con compagni e compagne del Machiavelli, ma più spesso da sola. Andavo via verso le nove con un panino e un pezzettino di parmigiano che mi dava il babbo e tornavo per mezzogiorno e mezzo; prendevo le strade provinciali, allora già quasi tutte asfaltate ma prive di traffico, salvo qualche rara macchina, qualche camion, ma soprattutto qualche carro agricolo trainato da quei grossi cavalloni da tiro che ormai non si vedono più.

Mete preferite erano Prato, Pistoia, il Mugello – Borgo San Lorenzo, Vicchio, Scarperia – Empoli, oppire più vicine, ma tutte in salita, Tavernuzze, San Casciano, Pratolino. Anzi, ricordo che da Pratolino sopra Fiesole, dove solo molti anni dopo seppi che c’era un famoso sanatorio, fino a Firenze nell’allora piazza Cavour (oggi piazza Libertà) c’erano esattamente 18 chilometri.

Per tornare in giù, tutta discesa, dovevo impiegare 18 minuti per fare la media di 60 all’ora. Controllato l’orologio, mi buttavo giù a rotta di collo, pedalando furiosamente per rispettare la media prefissata.

Allora non pensavo nemmeno all’eventualità di un ostacolo improvviso, di una rottura dei freni o altri inconvenienti, come invece mi capita ora, quando a Trieste pedalo giù da Basovizza a piazza Oberdan, forse perché i freni mi si ruppero davvero una ventina di anni fa, mentre scendevo per via Tiepolo (…)

Forse è vero che quando siamo giovani non si pensa ai possibili pericoli, si gusta solo l’ebbrezza della velocità, del vento in faccia che porta il profumo delle piante, e pensando a questo non me la prendo coi ragazzini in scooter che compiono pazzesche gincane fra le macchine.

Tratto da  La mia vita in bicicletta, Ediciclo editore

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