Enrico Battaglin vince la quarta tappa del Giro 2013, sul traguardo di Serra San Bruno

Enrico Battaglin vince la quarta tappa del Giro 2013, sul traguardo di Serra San Bruno

Di Lorenzo Franzetti

Stasera festeggia anche lo Zio. Per il gruppo dei girini, lo Zio è Bruno Reverberi, emiliano doc, scopritalenti di professione. «Ah! Quel Battaglin, l’avevamo già preso da giovanissimo: era nostro, ma ha fatto un anno in più da dilettante, nel 2010. Poi nel 2011 ha vinto una gara con noi, a Peccioli, da stagista. L’anno scorso è andato un po’ a vuoto, ma poi ti spiego perché, quest’anno è arrivato bene al suo obiettivo: il Giro».

Primavera 1963, un ventenne di saliva per la prima volta in ammiraglia: «Mi avevano fatto direttore sportivo della Vinicola Canossa, una squadretta di allievi. Ero quasi più giovane io dei corridori. Avevo corso fino a poco tempo prima…». Buon cinquantesimo Zio! La festa gliel’ha preparata Enrico Battaglin, un suo giovanotto, sul traguardo della quarta tappa del Giro d’Italia.

Bruno Reverberi, detto lo Zio (foto di Lorenzo Franzetti)

Bruno Reverberi, detto lo Zio (foto di Lorenzo Franzetti)

Bruno Reverberi, una carriera da corridore modesto, come dice lui, ma con simpatici aneddoti che ricorda spesso: come quella vecchia storia della sfida con Adorni e Prodi… «Era la mia prima corsa, a cronometro, da Reggio Emilia a Cassina…». Una storia raccontata per la prima volta a Marco Pastonesi e poi replicata per gli amici e i tanti simpatizzanti del mondo delle due ruote: una cronometro finita maluccio, con in gara altri giovani atleti come Vittorio Adorni, primo, e Romano Prodi, lontano dalle posizioni di testa, ma finito davanti a Reverberi… Una carriera finita presto, però, per motivi di famiglia e di lavoro. Ma il ciclismo, si sa, quando ce l’hai dentro non lo abbandoni più… E così, Bruno Reverberi salì sull’ammiraglia e ancora oggi è al volante, in molte corse, con la sua Bardiani-Csf, la squadra che festeggia a Serra San Bruno, al termine della quarta tappa.

«E la passione ha coinvolto anche mio figlio. Sì, “colpa” mia, ma anche lui ha voluto provare a correre in bici: a Juniores ha smesso, poi ha provato ad aprire un negozio di bici e, ora, eccolo qui: in ammiraglia, a dare continuità al lavoro che avevo iniziato io». Roberto Reverberi sulle orme di papà Bruno.

Stessa pasta, stessa parlata, due teste pelate, con lo stesso stile. Quello di chi la domenica mattina è sempre abituato ad svegliarsi all’alba: o per andare a correre, o per portare gli altri alle gare. Oppure, per andare in lungo e in largo, tra il Veneto e l’Emilia, alle corse dei giovani: per studiarli, per capire se potranno diventare campioni…«Si va spesso a vedere le gare di persona, quelle degli Under 23 e degli Juniores e poi oggi abbiamo persone fidate, in alcune squadre, che ci segnalano i talenti…». Come i campioncini della Zalf, la squadra dilettantistica più titolata… La squadra da cui proviene il giovane Enrico Battaglin, da Marostica: come il più noto Giovanni, stella del pedale anni Settanta e Ottanta, Ma senza parentela.

Bruno, lo Zio, viaggia ancora a pane e bici: «E la mia squadra è un po’ l’Atalanta del ciclismo: facciamo crescere i giovani  che, spesso, finiscono in squadra con altri budget. Gli squadroni, con i quali noi non possiamo competere con il budget, ma sui risultati, a volte sì».

E l’Atalanta del ciclismo, questa Bardiani-Csf, è una squadra “made in Italy” al 100%, alla faccia della globalizzazione… «Abbiamo fatto una scelta, sia perché amiamo il nostro movimento, quello italiano. Sia per ragioni di visibilità: avevamo super corridori stranieri, che vincevano alla grande, ma in Italia non facevano notizia. Avevamo in squadra due super corridori come Lancaster e Brown che ad Atene hanno vinto tre medaglie d’oro… Nemmeno il giornale del mio paese ne scrisse qualcosa. Con i corridori italiani, quando ottieniamo risultati abbiamo maggior visibilità: anche Battaglin, se fosse arrivato terzo avrebbe avuto comunque più visibilità che uno straniero vincitore…».

Però i successi più belli, Reverberi li ha ottenuti grazie a uno straniero: Perez Cuapio il messicano… «Un personaggio particolare, capace però di grandi numeri: come al Pordoi o a Corvara, al Giro d’Italia».

Bruno detto lo Zio si gode il “suo” Battaglin. Battaglin Enrico… «Che non assomiglia tanto, per caratteristiche, al suo omonimo e concittadino. Perché non è da corse a tappe, va molto bene, invece, nelle corse di un giorno. Più che un Battaglin, mi ricorda un Argentin giovane.

Cinquant’anni di ammiraglia… migliaia di strade battute  in auto e non solo: come se fosse arrivato sulla luna, o anche più in là, se si contassero davvero i chilometri. Per il ciclismo, per i ragazzi prodigio come Enrico Battaglin. Buon cinquantesimo Zio!

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