Foto Bettini-team Cannondale

Foto Bettini-team Cannondale

Di Elia Viviani

Un velocista in fuga sulle Alpi: ero io, ma non ero solo. Anche Bennati e Gatto, non proprio scalatori, hanno corso una tappa insolita. Pronti via, subito a tutta: andatura elevatissima e scatti e controscatti per provare ad andare in fuga. Ci sono riusciti in undici. E noi del team Cannondale non c’eravamo.

E così, con la fuga ancora “a tiro”, i miei compagni Longoborghini e Marangoni hanno fatto un gran numero: una trenata pazzesca per qualche chilometro, avvicinandosi ai fuggitivi, finché io sono scattato e sono riuscito a entrare nel gruppo di testa. E con me anche il russo Pavel Brutt.

Scritte sull'asfalto, per me, da parte dei miei tifosi friulani

Scritte sull’asfalto, per me, da parte dei miei tifosi friulani

Da quel momento è iniziata la mia tappa “anomala”. Con l’obiettivo di superare bene la prima salita, andare a sprintare al traguardo volante e predere con calma la salita finale di Montasio. La fuga è arrivata a otto minuti, poi l’Astana, la squadra della maglia rosa, ha cominciato a reagire. Sinceramente, pensavo che la squadra di Nibali ci lasciasse più spazio: non avevamo uomini di classifica, non avevano grandi preoccupazioni. E, invece, vabbé, abbiamo preso la salita finale con due minuti. Trovandomi davanti, in quei momenti, sì, la sensazione era diversa, quasi strana per me: una bella emozione. E poi mi sono trovato in una posizoone che poi è stata utile per il mio compagno Caruso che si è trovato in difficoltà nel finale. Tanta gente a bordo strada, respirando un altro clima, non quello più rilassato e rassegnato del gruppetto dei velocisti.

Mi sono voluto prendere una soddisfazione, insomma: un po’ per me, un po’ per regalare qualche emozione ai miei tifosi presenti. Sulla salita finale c’era anche il mio fans club di Verona. E, con una fidanzata friulana, io sono stato un po’ adottato da questa gente: ci tenevo a fare bene in questa terra, nella quale vivo spesso, proprio per ragioni di cuore.  Andare in fuga non è così semplice: si prova tante volte, quasi mai si riesce. Stamattina è andata.

Ora, domani a Longarone, la tappa sarà duretta: non adatta a me. Io sono già con la testa alla frazione successiva, quella di Treviso, una delle più attese e che mi ero segnato già alla vigilia. Si annuncia una tappa sotto l’acqua e con uno sprint su un finale molto tecnico: perfetto per me.

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