di Gino Cervi

C’erano Gastone Nencini ed Ercole Baldini, Rik Van Looy e Charly Gaul. C’era soprattutto Monsieur Contre-la-Montre: Jacques Anquetil. Tutti aspettavano lui, il 23 maggio 1959, lungo i 31 chilometri della tappa a cronometro sull’isola di Ischia.

E invece dal cilindro uscì, a sorpresa, un giovane nero come un saraceno, il palermitano Nino Catalano. La Bianchi lo aveva ingaggiato per quella stagione, dopo che nel 1958, da esordiente, con la maglia della Calì Broni, diretta da Costante Girardengo, aveva stupito prima al Giro di Svizzera (due secondi posti e terzo nella classifica finale) e poi, selezionato nella squadra italiana, al Tour, dove nel tappone alpino Gap-Briançon arrivò secondo dietro al solo Federico Martín Bahamontes.

A Ischia staccò Anquetil di quasi un minuto. Ma fu un fuoco di paglia. Catalano non riuscì più a confermarsi su quei livelli. E solamente due anni dopo, alla fine del 1961, non ancora trentenne, abbandonò le corse.

Nino Catalano vince la cronometro di Ischia, al Giro del 1959.

Nino Catalano vince la cronometro di Ischia, al Giro del 1959.

Così lo raccontò a Ischia Alfonso Gatto, sulle pagine de “L’Unità”:

«Nino Catalano, il moretto della carovana. Chi, più di lui, aveva il diritto di vincere? È nato in un’isola che ha lo stesso sole, lo stesso fuoco di Ischia, si è nutrito da ragazzo di pane e fichi d’India, è leggero e asciutto come un pomice. Sembra quasi che egli abbia voluto aiutarci nel farci azzeccare per immagine un bel risultato sportivo. Ha vinto per diritto d’anagrafe.»

 

Una risposta

  1. Avatar
    francesco

    voglio precisare che non è morto a Villafrati ma a Piano Stoppa, nella sua campagna, Misilmeri.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.