di Gino Cervi

Marina di Ascea, 6 maggio,
terza tappa,
Sorrento-Marina di Ascea, 222 km

Sulla salita di San Mauro Cilento una fila indiana di fichi impaccati fecero la selezione. Uno dietro l’altro, come fossero infilzati da lunghi stecchi di rami di ginestra, i fichi, spandendo le loro fragranze di agrumi e semi di finocchio, e rinforzati da un energetico cuore di mandorle e noci, diedero uno scrollone al gruppo, che allo scollinamento si è trovò ridotto a una manciata di sapori.

Tra questi, nella discesa su Pollica, si buttarono a capofitto pomodori e melanzane, zucchine e peperoni, patate e fiori di zucca; quando li raggiunse in fondo lo spicchio d’aglio si formò una fuga a ciambota che, ben assortita, avrebbe tenuto la testa della corsa fino all’ultima rampa della Sella di Catona.

Qui rinvenne la freschezza tutta primaverile dei taddi e fave: i taddi, i germogli di scarola, si diedero regolarmente il cambio con le tenere favette, insaporite da un filo d’olio crudo. Quando la tiepida minestra pareva sul punto di essere felicemente servita sulla tavola di Marina di Ascea, irresistibile fu il contropiede, lungo il serpentone dei tornati della picchiata a mare, dal casoreceotta re crapa, il cacioricotta di capra cilentana, al suo esordio nella Corsa rosa: grattuggiando secondi su secondi, giunse al traguardo con il vantaggio sufficiente per vincere a braccia alzate: l’occhiatura fine e il color giallo paglierino rivelò a tutti la bontà della sua stagionatura. Al gusto ancora si percepiva la complessità aromatica delle specie arbustive della macchia mediterranea, e in particolar modo della gariga costiera, pianta prediletta dalle capre cilentane libere al pascolo.

Forme di cacioricotta di capra cilentana (da www.agricoltura.regione.campania.it )

Forme di cacioricotta di capra cilentana (da www.agricoltura.regione.campania.it )

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