La squadra Gios al ristoro

La squadra Gios al ristoro

Testo e foto di Roberto Morandi

Foto di gruppo per la Sammontana

Foto di gruppo per la Sammontana

Il portico affacciato sui campi, la chiesa rialzata di tre gradini tre sulla piazza, le botteghe con le insegne dipinte, il portico del Comune con le lapidi di pietra degli eventi storici, il monumento ai caduti e il palazzo dei signori del luogo. La piazza di Molare – vicino ad Ovada, in provincia di Alessandria – è piccola e quasi cinematografica: un posto dove un regista straniero potrebbe girare una pubblicità che evochi l’Italia di provincia, dei mille paesini di campagna. In un giorno di maggio, una volta l’anno, la piazza di Molare si riempie di ciclisti colorati: maglie di lana con sponsor d’altri tempi, caschetti di cuoio, biciclette lucenti. È la Campionissima, la “corsa d’epoca” che è diventato un classico di maggio, nel calendario delle ciclostoriche. Quest’anno erano quasi in duecento, anzi per la precisione 197, gli iscritti per pedalare sui tre percorsi predisposti dagli organizzatori, G.S. Negrini, Nico Bonaria, Stefano Esposito, Paolo Sterpi.
Domenica 13 maggio è stata una bella giornata sotto un sole che picchiava duro: alla fine ci si è ritrovati tutti per il gran finale (pranzo e premiazioni), sempre nella piazza di Molare. Un paesino che sembra un’Italia d’altri tempi, quando la provincia era la fucina del ciclismo italiano, dove si pedalava per fuggire alla miseria o alla povertà o alla noia di esistenze già decise.
Intorno ai ciclisti, nella piazzetta, stanno anziani signori che rievocano i campioni e ragazzini nordafricani che parlano italiano e giocano ancora “a ciclotappo” con passione (come accadeva un tempo nelle vie, nei cortili o sulle spiagge); le donnette del paese con il golfino blu e la signora con il velo che guarda incuriosita. Che alla fine, non è poi così vero che la provincia italiana è immutabile.

 

Un passaggio suggestivo nei pressi di Ovada

Un passaggio suggestivo nei pressi di Ovada

Cosa mi è piaciuto
– il passaggio su strada in ghiaia sotto il ponte della ferrovia Alessandria-Ovada, quest’anno fatto (pur in gruppo) senza gli intoppi visti nel 2012, quando gli organizzatori avevano dovuto far marciare il gruppo a passo d’uomo all’ingresso del tratto, per motivi burocratici di sicurezza
– il ponte medievale con poche centinaia di metri tra strada inerbita, sterrato e acciottolato
– il superbo “canyon dell’Orba”, paesaggio davvero anomalo che è caratteristico della Campionissima. Ci auguriamo che anche il passaggio sterrato possa essere mantenuto tale, con un po’ di manutenzione per chiuder buche e lisciare il manto
– il corposo pranzo finale, sotto il portico ombroso affacciato sulle colline intorno, aspettando poi le premiazioni. Qualche ritardo per “ristorare” gli ultimi arrivati, ma mi pare che tutti abbiano goduto del gran ristoro finale
– la grande presenza di giovani, che saltava all’occhio rispetto ad altre tappe. Alcuni in gruppo (vedi gli ormai ben conosciuti ragazzi della “squadra Gios” o quelli della “Officine Grandi” di Modena), altri al seguito dei genitori: la passione per il ciclismo passa di generazione in generazione

 

IMG_6532Cosa non mi è piaciuto
– la scarsa dotazione dei ristori: dopo la buona dotazione della “colazione” a Ovada, i ristori successivi hanno lasciato a desiderare, specie quello a Badia di Tiglieto (al culmine delle salite dal Piemonte alla Liguria) dove molti partecipanti hanno avuto solo acqua e un bicchierino di caffè. Su questo aspetto, c’è da lavorare
– la perdita della strada sterrata del Termo: era una superba strada bianca, ben curata e scorrevole, purtroppo sacrificata con una asfaltatura che (nel corso del 2012) ha suscitato anche qualche dibattito locale sull’effettiva utilità. Ovviamente, non è questo un demerito per gli organizzatori, ma degli amministratori locali e di una certa foga nella “modernizzazione” delle strade anche in punti di grande rilevanza ambientale

 

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