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di Alberto Sarrantonio (foto AS)

Brompton. La bici che non capisci se è tutta intera oppure a pezzi. La bici che oltre a portarti si lascia portare come fosse un pacchetto. La bici che più di ogni altra si è fatta portavoce della voglia d’indipendenza e libertà di chi pedala in città. Ingegnosa nel suo originale modo di ripiegarsi su se stessa fino quasi a scomparire nel lasso di pochi secondi. Ecologica e sostenibile nel facilitare i tanti adpeti del “trasporto intermodale” che quotidianamente si postano nelle nostre città alternando l’utilizzo della bicicletta a quello dei mezzi pubblici. Ricercata, e se vogliamo anche “britannicamente” snob, perché no, nel suo essere così unicamente eccentrica. Così come eccentrici sono i suoi gelosi possessori, i quali, al pari di qualsiasi divinità, ne venerano il culto in uno stato di adorazione che, a tratti, rasenta la mania. Ma che male c’è?

Eh sì, perché la Brompton, come tutte le invenzioni “made in Britain”, negli oltre 30 anni di storia ha saputo raccogliere intorno a sé un movimento di amanti del pedale molto eterogeneo. Non soltanto pendolari urbani a due ruote, come verrebbe facile pensare, ma anche agonisti che hanno sposato la filosofia un po’ guascona ed irriverente di questa pieghevole con le ruote da sedici. Basti pensare che dal 2006 viene organizzato il Brompton World Championship (BWC), un contest che si articola su più specialità, il cui fattore comune è la velocità e la competizione. Oltre, ovviamente, ad un pizzico di stravagante follia. Il regolamento, infatti, prevede che i partecipanti indossino giacca, camicia e cravatta. Qualsiasi capo di derivazione sportiva è fortemente bandito, eccezion fatta per il casco. Ma non fatevi ingannare dall’apparenza ingannevolmente mite di questi distinti signori e signore che, con il loro look improbabile agli occhi di oggi, sembrano usciti da un romanzo di Dickens. La competizione è elevata così come di tutto rispetto è il lotto dei partecipanti. Tanto per fissare le idee, e per fare qualche nome “pesante”, Roberto Heras, ex ciclista professionista spagnolo, vincitore di diverse edizioni della Vuelta, in passato si è aggiudicato l’edizione dei campionati del mondo per “bromptoniani” nel 2009. Della serie: mica perché andiamo in giro con una biciclettina che chi non la conosce la scambia per una graziella, siamo qui a scherzare. Chiaro, no? La prossima edizione dei BWC si terrà a Goodwood, in Gran Bretagana – e dove se no? – il fine settimana del 27-28 luglio prossimi e sono attesi partecipanti “impinguinati” come si deve da tutto il mondo.

Anche in Italia la Brompton ha il suo buon seguito e il 26 maggio, a Firenze, nel parco naturale delle Cascine, si sono svolti i primi campionati italiani. In palio per i vincitori delle categorie uomini e donne un biglietto aereo e l’iscrizione proprio ai campionati di Goodwood. Una ottantina di “bromptoniani” si sono presentati ai nastri di partenza, tutti con la loro fedele pieghevole al fianco e tutti rigorosamente vestiti secondo il “dress code” – come lo chiamano oltremanica – che impone ai partecipanti un’eleganza ed un aplomb d’altri tempi. Noi di cycle! eravamo presenti e ci siamo piacevolmente mescolati a questa singolare ed estrosa tribu.

Abbiamo incontrato Emanuele, cinquantenne informatico di Milano che a vederlo ci ricorda subito qualcuno, ma non riusciamo a capire chi. Emanuele, ci svela di essere un lettore di cycle! e ci mostra la borraccia con il logo cycle! che ha preso ad uno degli eventi che abbiamo organizzato a Milano in primavera. È simpatia immediata e reciproca! Usa la sua Brompton per recarsi al lavoro ma ama venire in Toscana per la sua vacanza annuale in bicicletta. Aspetta un attimo. Vuoi per le sopracciglia folte, vuoi per la giacca marrone di tweed, ecco chi ci fa venire alla mente Emanuele: è mr. Bean! Sembra proprio lui!!! Senza offesa Emanuele. Ti siamo ancora simpatici, vero?

La palma del più elegante va certamente ad Adriano, anche lui di Milano, grafico per il più importante quotidiano economico finanziario italiano – traete voi le conclusioni – che con il suo abito in lungo, rigato multicolor, ci ha abbagliato come un arcobaleno nel cielo di Firenze dopo le piogge dei giorni precedenti. Ovviamente non abbiamo resistito alla tentazione di fotografarlo. Per fortuna la nostra reflex digitale è dotata di filtro anti-aliasing e il rischio di moiré è scongiurato a priori, altrimenti con tutte quelle righe…

Lo spirito di squadra è stato invece interpretato al massimo da 3 ingegneri ambientali, Emanuele, Mario e Lorenzo, compagni di università, appassionati di bicicletta, anzi di mobilità sostenibile ed intermodale, come loro stessi tengono a precisare. Ci hanno colpito per la “mise” coordinata con giacca grigia e cravatta verde brillante. Ed essendo giornata d’elezioni in mezza Italia, abbiamo chiesto loro se dietro quei colori vi fosse un qualsivoglia significato politico. Non possiamo riportarvi alla lettera la loro risposta ma, state certi che oggi di politica nessuna traccia. La bici è per sua natura democratica e multi-partisan.Brompton_ITA_FI (1)

Per l’originalità, si sono segnalati invece Gianluca e “Chicca”, marito e moglie di Roma che proprio ieri festeggiavano l’anniversario di matrimonio – ben 24 anni, auguri ragazzi! – e che hanno ben pensato di presentarsi alla partenza come di solito si fa davanti l’altare il giorno delle nozze. Lui con un’impeccabile giacca tight con code lunghe; lei con un candido vestito bianco ricamato in pizzo con tanto di velo, come una sposina di inizio novecento. Candido il vestito, almeno fino al momento della partenza, perché poi il fango presente sullo sterrato del percorso ha preso il sopravvento lasciando la propria firma sugli abiti dei partecipanti, a testimonianza della partecipazione alla gara. Ma tanto i vestiti di Gianluca e “Chicca” erano stati noleggiati appositamente per l’evento. Un po’ come si fa per un’occasione importante quando non si vuole sfigurare se non si ha l’abito adatto. Un po’ come si fa a carnevale quando si ha voglia di divertirsi e fare divertire chi ci osserva. Perché, credeteci, al di là dell’aspetto agonistico, che qui è passato decisamente in secondo piano – almeno ai nostri occhi – assistere ad una manifestazione come questa, vale certamente il prezzo del biglietto. In senso metaforico si intende, in quanto per l’occasione l’accesso per gli spettatori era aperto a tutti. Senza biglietterie e soldi da sborsare, come lungo tutte le strade del mondo quando passa una manifestazione ciclistica. Anche questo è il bello della bicicletta in tempi di crisi. E vi pare poco?

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