1211261125308687010599485Di Alessio Berti

Correva l’anno 1968, il Giro d’Italia era alla sua cinquantunesima edizione, un’edizione che rimarrà impressa  nella storia fondamentalmente per due forti scosse che  sconvolsero il giro di quell’anno. Il primo scossone portava la firma di Eddy Merckx e il secondo arrivò da scandalo doping, multiplo e clamoroso in quanto per la prima volta usirono allo scoperto così tanti nomi illustri tutti insieme al Giro d’Italia, comunque andiamo con ordine.
1348863882286-12z789wpkqj9z-360-70La corsa rosa partiva da Campione d’Italia con il crono prologo e finiva a Napoli, la tappa più dura però era rappresentata dalla frazione Gorizia- Tre Cime di Lavaredo, l’anno prima la tappa con lo stesso arrivo era stata annullata per le troppe spinte da parte dei  tifosi falsando così l’ordine d’arrivo. Si dice che la tappa delle Tre Cime sia stata una sorta di battesimo per il grande Eddy, perché proprio da quel giorno sarebbe cominciata la sua “leggenda”. Era il primo giugno, c’era molto vento, faceva freddo e nevicava: quel giorno Merckx voleva assolutamente vincere, Adorni, suo compagno di squadra e di camera, provò a tenerlo a freno.
A tre chilometri dal traguardo, il belga lasciò il gruppo, stanco  anche Adorni e riprese uno dopo l’altro i dodici fuggitivi che si erano prima involati. Merckx vinse con una quarantina di secondi su Polidori, e staccò Ocaña di quasi 6 minuti e Gimondi arrivò a 6 minuti e 19 secondi. Quella fu una vera impresa: Merckx aveva 23 anni e al giro del 1968: Fu un trionfo totale, con la conquista della maglia rosa, della classifica a punti e quella dei Gpm.
Il giro terminò domenica 12 giugno ma il venerdì successivo al telegiornale della sera diede una notizia inaspettata L’organizzazione del Giro diffuse la notizia che nove corridori erano risultati positivi al test antidoping (stimolanti): Raymond Delisle (Francia), Gianni Motta,  e Pierre Abt (Svizzera) furono beccati nel test dopo la seconda tappa (l’italiano ne era stato il vincitore e aveva conquistato la maglia rosa); Franco Bodrero fu scoperto dopo la 4ª tappa  (vinse poi la 21ª, con arrivo al Block Haus); Franco Balmamion dopo la 13ª; Victor Van Schil (Belgio) e Joaquin Galera (Spagna) dopo la 19ª; Felice e Mariano Diaz (Spagna) dopo la 21ª. Mario Di Toro, che non si presentò al test dell’ultima tappa, venne considerato al pari degli altri nove, tutti passibili di una squalifica di un mese e tutti cancellati dagli ordini d’arrivo della corsa.
Eddy-Merckx-Tre-Cime-di-Lavaredo-giro-d-italia-1968Vittorio Adorni ricorda sempre volentieri quel giorno alle Tre Cime. «Eravamo nella stessa squadra, la Faema. Fu una frazione dura e difficile. Quando correvamo noi, nella nostra “epoca”, le Tre Cime era considerata una delle salite più difficili del Giro. Nei primi chilometri, partì subito una fuga con alcuni corridori che riuscirono ad accumulare fino a dieci minuti di vantaggio sul resto del gruppo. Fra i fuggitivi c’erano Bitossi e Polidori. Merckx era molto nervoso, voleva andare a prenderli. Ad un certo punto iniziò a tirare la squadra di Gimondi, la Salvarani, con l’intenzione di recuperare qualche minuto di svantaggio. Dopo aver fatto il Passo di Sant’Osvaldo, poi la discesa di Longarone, misi davanti Van Der Bosch, corridore che andava molto forte in salita. In effetti impostò una andatura sostenuta mettendo così in fila indiana tutto il gruppo. Arrivati ai piedi del Tre croci, Merckx mi guardò, allora gli feci cenno di attaccare e lui iniziò a scattare. Gimondi ha resistito un poco, poi si è staccato. Io rimasi prima sulla ruota di Gimondi, successivamente lo lasciai e andai a prendere Merckx all’inizio del Tre Croci. Merckx tirava che sembrava una moto. Ho pedalato con lui per tre chilometri, poi gli dissi di andare. Eddy raggiunse tutti gli avversari che si trovavano in fuga. Vinse la tappa, secondo arrivò Polidori, terzo io».

Che cosa pensò all’indomani di questa straordinaria affermazione?
«Non aveva ancora vinto una grande corsa a tappe. In quell’anno si affermò nel Giro di Sardegna e in quella occasione gli dissi che se avesse fatto come gli avrei suggerito, avrebbe vinto anche il Giro d’Italia. Nel periodo delle corse dormivamo nella stessa camera, mi accorgevo che Eddy era un gran corridore, capace di recuperare subito dalle fatiche. E poi lui correva sempre all’attacco. Pensava di fare la grande impresa sulle Dolomiti, ma correva come se ogni tappa fosse l’ultima della sua carriera. Durante tutto quel Giro, gli dissi di star calmo perché la corsa si sarebbe risolta sulle Tre Cime di Lavaredo. E così avvenne. La tappa delle Tre Cime di Lavaredo è stata la vittoria più importante,
quella più bella. Per un corridore belga, vincere sulle Dolomiti rappresentava il massimo».

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