di Gino Cervi

10, 11, 12 maggio
tappe settima, ottava e nona,
da San Salvo a Firenze,
dall’Abruzzo alla Toscana

C’è a chi è dato vincere per classe, virtù o semplicemente per destino. E c’è chi invece il successo, per strada come in tavola, è costretto a sgomitarselo. Nelle tappe appena trascorse, di questo giro(ne) dei golosi, ci siamo lasciati alle spalle l’Appennino. Una mai del tutto esplorata dispensa di sapori, con tante varianti quante sono le valli e le convalli, le creste e i gioghi che impunturano, come una lunga cucitura, la groppa della Penisola dalla Liguria alla Calabria. Per fare la corsa lungo queste strade senza tregua ci vuole  schietta generosità e la ponderata follia di chi sa che il successo gli può arridere una sola volta nella vita. Uniti da questa affinità elettiva, robusti gregari del gusto si sono alleati per cercare l’avventura.

Arrosticini abruzzesi (da www.abruzzo-turismo.com)

Arrosticini abruzzesi (da www.abruzzo-turismo.com)

Gli arrosticini se la sono filati via sulle prime colline del Vastese, e poi a risalire il corso del Sangro. Al GPM avevano già un buon vantaggio sul resto del gruppo. Tra Lanciano e Chieti hanno resistito al ritorno del rintroc’l e delle scrippelle ‘mbusse e sul lungomare di vasto, ancora sorretti dal buon nerbo de li cippe, hanno tagliato primo il traguardo sul lungomare di Pescara, anticipando il gruppo regolato in volata dal brodetto (lu vrudatte).

Vincisgrassi marchigiani (da www.visit-marche.info  )

Vincisgrassi marchigiani (da www.visit-marche.info )

Nella crono tra Gabicce e Saltara, ad adattarsi alla meraviglia sul toboga di saliscendi, sono stati i morbidi e sinuosi vincisgrassi, corroborante versione marchigiana delle lasagne emiliano-romagnole. Tosti come il generale austriaco pontificio, Alfred von Vindisch-Graetz, che aveva resistito ai napoleonici che nel 1799 assediavano Ancona, e da cui si vuole prendano il nome, i vincisgrassi, il cui ragù di rigaglie di pollo e animelle, midollo di bue e cervella di vitello, era stato generosamente sfumato con marsala siciliano e profumato di nero tartufo di Acqualagna, hanno tenuto a distanza il coniglio in porchetta e lo stoccafisso in potacchio, nonché quadrucci, pecianelle e frescarelli.

Panino col lampredotto (da www.lampredotto.net)

Panino col lampredotto (da www.lampredotto.net)

Infine, tra San Sepolcro e Firenze combattutissima è stata la tappa tra piatti forti e volitivi, come la ribollita e le pappardelle sulla lepre, il fritto misto e il peposo. Ma alla lunga, aduso a farsi largo per strada, su piazzale Michelangelo l’ha spuntata il lampredotto: gala e spanocchia, in equal misura, a equilibrare gusto deciso della prima e morbido della seconda, profumate degli aromi della sapiente bollitura e maritate nel semelle, il panino in parte imbibito nel brodo di cottura, e condito con sale, pepe, olio e salsa verde.

 

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