lambrusco_SorbaraQuesta tappa fende due regioni: l’Emilia Romagna e il Piemonte. Due grandi regioni dal punto di vista vitivinicolo, madri di ottimi prodotti.

Si parte da Busseto, ai confini di Parma. Questa è la zona dei Colli Piacentini, dei Colli di Parma e del Lambrusco. Quest’ultimo in particolare rappresenta un po’ il simbolo di questa regione ed è frizzante come gli emiliani (non sono molti i vini rossi frizzanti presenti in Italia).

Il nome generico sta a indicare una serie di vitigni che concorrono alla realizzazione dell’omonimo vino e ne esistono quattro varietà: il Lambrusco rosso Salamino di Santa Croce (nelle varianti secco o amabile, che prende il nome dalla forma del grappolo simile ad un piccolo salame), il Lambrusco di Sorbara (forse il più pregiato tra le varietà nelle varianti rosso o rosé e secco o amabile), il Lambrusco Reggiano e il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro .

consorzio lambruscoIl nome, ci dice il dizionario etimologico, deriva dal latino labrum, che significa al margine, di lato e ruscus nel senso di cosa che punge il palato, di sapore asprigno. Da qui deriverebbe anche il termine italiano brusco. E proprio da questa sensazione che il Lambrusco ci dà al palato, che derivano gli abbinamenti migliori. Sì perché la regola fondamentale per abbinare un vino a un piatto deve essere proprio questa: riequilibrare la bocca. Ecco perché il Lambrusco si abbina davvero bene con i prodotti della tavola emiliana, talvolta grassi e oleosi, come lo gnocco fritto, il Prosciutto di Parma o la mortadella. Immaginiamo di mangiare lo zampone e berci dietro un bicchiere di lambrusco. O con i formaggi di queste zone come il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano. Le bollicine ci puliscono perfettamente la bocca e l’abbinamento è ideale.

langheProseguiamo il nostro giro di vini di oggi andando idealmente insieme ai pro ed entrando in Piemonte. Qui si attraversa uno dei paesaggi candidati a diventare patrimonio Unesco proprio per il paesaggio vitato: le Langhe. Basta pronunciare questo nome per capire dove ci troviamo e il valore che questo territorio ha dal punto di vista enologico e non solo. Vini, tartufi, nocciole, formaggi, pasta fresca. Qui tutto parla di sapori, tradizioni, buona tavola e vini pregiati. È di queste terre il prestigioso Barolo, che prende il nome dall’omonimo comune piemontese e che si ottiene dalle uve Nebbiolo. Un grande vino, forse uno dei più famosi e apprezzati in Italia, vino che si presta a grandi invecchiamenti. Si abbina con arrosti, carni brasate, selvaggina oppure si accosta ai formaggi stagionati o a pasta dura e non piccanti. Essendo un vino importante dal gusto vellutato e morbido può essere perfino utilizzato come vino di fine pasto, abbinato alla pasticceria secca.

Altro vino di queste generose zone, e che personalmente amo molto, è il Barbera (o la Barbera come viene chiamato tradizionalmente dai contadini piemontesi) di cui esistono ben 7 denominazioni (Barbera d’Alba, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato, Colli Tortonesi Barbera, Colli Novaresi Barbera, Pinerolese Barbera, Piemonte Barbera).

Tra questi segnalo il Barbera d’Asti dell’Azienda Ca’ di Tulin, dal colore porpora poco intenso con riflessi granata e rubino e dal profumo speziato con note fresche e vivaci. La Barbera d’Asti si sposa benissimo con gli antipasti di carne che in queste zone sono davvero eccezionali oppure, parere personale, con gli “agnolotti al plin” (letteralmente al “pizzicotto”). Ad ogni modo la si può provare a tutto pasto, anche con formaggi di media stagionatura.

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