4atappaDi corsa attraverso tre regioni fino ad arrivare giù, in Calabria con un finale che si preannuncia a sorpresa con quella salita a stimolare la fantasia di qualcuno. E a spezzare le gambe veloci del gruppo.
Policastro e il suo Golfo, una storia legata al nettare di Bacco. Un’area molto piccola, ma decisamente interessante dal punto di vista vitivinicolo. Basti pensare che in una tomba di Palinuro è stata rinvenuta una coppa attica con incisa la scritta “Kaìre kaì pìe eù” e cioè salute e bevi bene.

Un invito al brindisi quindi! Già nell’antichità l’economia di questa zona era prevalentemente riconducibile alla vitivinicoltura. Qui, nell’area compresa tra la Posidonia in Campania, Metaponto in Basilicata e una parte della Calabria, sorgeva, nell’ultima parte del VI secolo a.c., l’Enotria. Già il nome è tutto un programma: il temine deriva dal greco e riporta alle parole oinotròn, ovvero paletto da vigna e a oinos vino. Quindi letteralmente “la terra ove si coltiva la vite e si produce il vino”.

Una curiosità che ben ci spiega l’attaccamento di queste popolazioni per il vino è la presenza di oggetti riconducibili al consumo quotidiano di vino rinvenuti nelle varie necropoli.  In tutte le tombe a prescindere dal sesso e dall’età, sono stati ritrovati oggetti legati al consumo di vino, come vasi, crateri (kanthari), brocche, bicchieri, bottiglie e fiasche.

Secondo la tradizione greca, il consumo di vino era vissuto come rito collettivo e non come atto da compiersi in solitudine. Da qui infatti deriva il termine sympòsion (simposio), che significa appunto bere insieme. Il vino era socialità, compartecipazione. Spesso legato ai momenti di propaganda politica. Momenti fatti per gli uomini, a cui le mogli di solito non partecipavano, ma a cui potevano partecipare le concubine (ma va?). Il vino bevuto all’epoca era una specie di concentrato di uva che non poteva essere bevuto puro ma veniva allungato con l’acqua, secondo alcune specifiche regole, molto rigide. La proporzione era a uno a tre. Già mettere metà acqua e metà vino era considerato ubriacante mentre consumare il vino puro era considerata un’usanza barbara.

A proposito di queste antiche regole di “degustazione”, Dioniso, dio del vino, in una commedia di Eubolo raccomanda: “Tre coppe di vino non di più, stabilisco per i bevitori assennati. La prima per la salute di chi beve; la seconda risveglia l’amore ed il piacere; la terza invita al sonno. Bevuta questa, chi vuol essere saggio, se ne torna a casa. La quarta coppa non è più nostra, è fuori misura; la quinta urla; sei significa ormai schiamazzi; sette occhi pesti; otto arriva lo sbirro; nove sale la bile; dieci si è perso il senno, si cade a terra privi di sensi”. Oggi si consiglierebbero due bicchieri al giorno, magari del vino prodotto ai giorni nostri in queste zone: il Vino Cilento DOC nelle varianti bianco, rosso e rosato.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.