di Gino Cervi

«Venturelli era un campione naturale che, in potenza, per virtù innate, sarebbe stato capace di qualsiasi impresa. Ma in bicicletta, ahimé, mentiva per la gola. In quel Giro d’Italia, veloce allegoria del suo destino, Romeo Venturelli nacque, visse e sparì nel giro di pochi giorni. Anquetil ebbe il tempo di conoscerlo e di spaventarsene. Il gusto di batterlo non lo provò nemmeno, perché Venturelli s’incenerì da solo».

Venturelli, nel 1958, ancora dilettante, con la maglia dell'U.S. Pavullese, tra i compagni Ermanno Benetti e Gabriele Giusti (da sitodelciclismo.net)

Venturelli, nel 1958, ancora dilettante, con la maglia dell’U.S. Pavullese, tra i compagni Ermanno Benetti e Gabriele Giusti (da sitodelciclismo.net)

 

A scrivere, con quella sua bella prosa calligrafica da rondista (nel senso de “La Ronda”, rivista d’avanguardia letteraria di inizio anni Venti), è Bruno Raschi. E a essere descritto, quasi come in un’epigrafe tombale, è Romeo Venturelli, detto Meo. Quel Giro d’Italia, era il Giro del 1960, quando Venturelli “spaventò” Anquetil nella tappa a cronometro di Sorrento, da dove oggi è partita la terza tappa del Giro 2013. Come andò quella corsa lo lascio raccontare a Marco Pastonesi, che a Venturelli ha dedicato una biografia, che sembra un romanzo, e che meriterebbe di diventare un film (Meo volava. Avventure e sventure di Venturelli, Adelmo Iaccheri Editore, Pavullo nel Frignano, 2010).

«Quella di Sorrento è una crono strana, particolare: su e giù dal Monte Faito, 13 chilometri di salita, dura, a tornanti, nel bosco, e 12 di discesa, curve a gomito, tratti in pavè, a tomba aperta. A metà salita Meo accusa 15 secondi di ritardo da Anquetil. In cima, a quota 465 metri, i secondi diventano 36. Anquetil, già al traguardo, viene chiamato sul podio. Danno per scontata la sua vittoria, il suo trionfo. Gli consegnano la maglia rosa. Le miss lo baciano. Ma la storia è un’altra, e si fa in discesa. Meo si getta, si lancia, sfiora, rischia. E vince. Lo speaker, Proserpio, declama: “Venturelli miglior tempo”. Sei secondi meno di Anquetil, 54 meno di Carlesi. Media: 38,427 all’ora. La maglia rosa è sua. Bartali si fa largo, cattura Meo, lo trascina sulla scaletta che porta al palco, e alla gloria.»

Gloria che dura meno di un giorno, «veloce allegoria del suo destino», come appunto scriveva Raschi. Ancora il Pasto:

«La sera, a Sorrento, Venturelli celebra, festeggia, esagera. Ore piccole, piccolissime. Qualcuno dirà di averlo visto addirittura a Pavullo, nel Modenese, a bere con gli amici. Comunque il giorno dopo, terza tappa, Sorrento-Campobasso, 186 chilometri con il Terminillo, Meo è lì: stanco ancora prima di cominciare. Ha mischiato lo champagne con una limonata: “Nello stomaco – confesserà – mi si è fatto il formaggio”. Neanche il tempo di godersela, la maglia rosa.»

In attesa che qualche produttore o regista con lo sbuzzo delle storie storte e sporche, ma per questo ancora più vere e incantevoli prenda “Meo volava” e ne faccia un film, ci dobbiamo accontentare – e però, fidatevi, è un bell’accontentarsi – della trasposizione musicale della leggenda ciclistica e gastronterica di Venturelli fatta da Guido Foddis, musicista, reporter e performer a tutto tondo (e non si dice per dire…). Guido Foddis è assurto agli onori delle cronache del Giro da un paio d’anni, quando, nell’edizione 2010 si è imbucato nel baraccone rosa da inviato low cost (anzi, under cost) raccontandone esilaranti retroscena in Il Giro d’Italia a sbafo. L’incredibile scommessa della maglia rosa in bolletta (edicicloeditore, Portogruaro 2011). Foddis segue il Giro anche quest’anno, alternando le corrispondenze per Popolare Network (da lunedì a venerdì alle ore 16.30), le degustazioni a domicilio per la rivista Mangia Piano alla tournée musicale del Giro d’Italia delle Maglie Nere (qui trovate tutte le date dei concerti).

Questo è l’antipasto: La dieta di Venturelli.

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