Il 2 giugno 1947 l’inviato-poeta de “L’Unità” al Giro d’Italia, Alfonso Gatto, scriveva da Napoli:

«Se diventassi uno smemorato finalmente riposerei: pensate qui a Napoli, ci siamo fermati apposta. Ho una cameretta in cima a un grattacielo da cui si vede un angolo di mare, il Vesuvio, e, giù nella platea circolare delle case distrutte, un piccolo festival di giostre.

Quale luogo migliore per lasciare correre i pensieri sull’aria delle vecchie canzoni, voi direte. Invece, no: i ricordi abitano fra le quattro mura, vengono con me a letto, fanno la voce grossa col megafono della carovana che passa e ripassa nel mio sonno. La cameriera mi ha detto che ho gridato tutta la notte: “Attenti a quel bambino”, “fate largo”, “Ronconi mi ha attaccato”, “ha vinto Conte per meno di una gomma…”

Che cosa strana il mondo! Con tanti chilometri che abbiamo avuto a disposizione ci si va poi a litigare per qualche centimetro!»

Gatto e Pratolini al Giro d'Italia

Cronisti e scrittori al Giro del 1947. Appoggiati alla macchina dell’Unità, da sinistra a destra: Attilio Camoriano, Vasco Pratolini, Alfonso Gatto, Michele Quartieroni.

Da Luigi Giordano, Sognando di volare. Alfonso Gatto al Giro e al Tour, Il Catalogo, 1983, p. 57

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