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Di Roberto Morandi

Sulla strada di Heidje, a metà del “muro”, c’è una fattoria e una famigliola sull’uscio aspetta il corridore, pronta a urlare e applaudire. Passa il ciclista e la sua maglia è di lana rossa, la bici antica di quarant’anni. È la RetroRonde Van Vlaanderen, il Giro delle Fiandre d’epoca. La cittadina belga di Oudenaarde è diventata nuova meta per i “cicloeroici”, gli appassionati di ciclismo storico che – partendo dall’Eroica in Toscana – hanno seminato mezza Europa di nuove “corse d’epoca”, nuovi raduni: “il Fiandre”, nella versione d’altri tempi, è fatto di muri in pavè e stradine di campagna, di vento che batte i pianori intorno alla valle della Schelda, intorno a Oudenaarde.

IMG_7290Quest’anno ci si è messa anche la primavera anomala, di freddo e piogge insistenti persino secondo i canoni belgi, dicono.
L’edizione 2013 della RetroRonde è speciale, nell’anno del centenario della Ronde vera, quella partita nel 1913 e divenuta “monumento” del ciclismo: domenica 26 maggio erano in 797 i ciclisti al via, pronti a tre percorsi tra 40 e 100 chilometri. Tanti i fiamminghi dalla parlata aspra, ma tanti pure gli stranieri, olandesi, francesi, tedeschi e anche qualche italiano: c’è il gruppetto di ciclisti “eroici” che non manca una tappa del Giro d’Italia d’Epoca e che si presenta in perfetta tenuta, ma ci sono anche Leonardo e Veronica, che vengono da Trento e sono sorridenti e prudenti. «Facciamo il corto, perché è la prima volta che partecipiamo a una cosa così».

Bici d’antan noleggiate sul posto, che da queste parti – dietro la passione popolare e lo spirito rievocativo – c’è grande organizzazione, anche turistica. Alla RetroRonde il via lo dà la benedizione del prete, che non è un vero prete ma che va bene lo stesso per evocare la pia religiosità (vera o solo esteriore, qui poco importa) delle Fiandre cattolicissime. «Un tempo i corridori andavano tutti a messa, a prendere la benedizione», ricorda a tutti un ragazzo inglese trasferito a Gand, per l’occasione fasciato – come molti stranieri – in una maglia con scritte italiane, che rimandano ad una squadretta di Ponte Tresa, confine tra Varese e Canton Ticino.

IMG_7322Alla partenza del mattino sfilano i ciclisti, tra le linee moderne e vetrate del museo della Ronde e un cielo che è di maggio, ma non promette nulla di buono: sopra le maglie di lana più utili che mai fanno capolino le mantelline, per alcuni anche malandate versioni d’epoca. I primi pavè – stradine pianeggianti tra le campagne – si fanno sotto il cielo plumbeo e le tracce di fango, che sembra davvero l’inizio di primavera gelido della “Settimana santa”  del Nord, tra il Fiandre e la Roubaix: al secondo rifornimento, nel cortile della locanda di Nokere, la zuppa calda è ancora una benedizione. Poi tra i mulini a vento, le colline e i canali solcati dalle chiatte si farà largo anche il sole primaverile. Sul percorso lungo da 100 chilometri stanno anche i muri in pavè, il Vecchio Kwaremont e il Taaienberg, “la montagna dura” dove la pendenza arriva al 15%. Una mostruosità, specie se fatta con bici con rapporti d’altri tempi.

Del resto, qui anche i professionisti mettevano il piede a terra, anche ai tempi duri di Briek Schotte e di Fiorenzo Magni, ancora ai tempi di Freddy Maertens, che per cambiare bici a metà percorso e affrontare il Koppenberg, nel 1977, fu squalificato e perse a tavolino una Ronde che avrebbe vinto. “Vincitore morale”, dice una pietra di pavè al Centrum Ronde Van Vlaanderen, accostata a quella dei vincitori di un secolo di Giro delle Fiandre e sovrapposta a quella di Roger De Vlaeminck. A Oudenaarde Freddy Martaens è ancora una presenza quotidiana e familiare, accompagna amatori e turisti dentro al museo: anche alla RetroRonde accoglieva i partecipanti all’ingresso della corte gotica che faceva da quartier generale. Il grande ciclismo è sempre nell’aria, qui, tra storia e passione viva: finita la RetroRonde, alla sera dentro ad una birreria, sotto ad una installazione autoprodotta che ricorda Paul Deman e Fabian Cancellara vincitori del primo e del centesimo Giro delle Fiandre, tra le frasi in fiammingo risuonano spesso parole come Giro e Nibali, nel giorno in cui si chiude la corsa rosa.

100jahr

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