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Di Gianfranco Rizzo

Un giorno particolare, per una strada che ha tanti ricordi legati al ciclismo: ma questo ricordo, per il passo del Bocco, resta indelebile. 9 maggio 2011, il tragico giorno di Wouter Weylandt, in un luogo che, prima di allora, era pieno di soli bei ricordi, per tanti, tantissimi ciclisti. Il passo del Bocco si trova nell’immediato entroterra della Riviera Ligure di Levante, ove il lento processo di erosione del mare ha architettato quel progetto mirabile rappresentato dal Golfo del Tigullio nel punto di epicentro trigonometrico geologicamente individuabile tra Rapallo e Chiavari, questo valico è meta frequentatissima di ciclisti di ogni livello ed età. Il Passo del Bocco sito a 976m s.l. agevola il transito ad ogni tipo di escursione o competizione ciclistica.

Ghiffi da Borz

Il Fiume Taro nasce dal Monte Penna, scende a S. Maria del Taro, attraverso la stretta di Foppiano, riceve i contributi dei Torrenti Sotra, Taròdine e Manebiola. Presso Fornovo s’incontra con il Ceno e finalmente finisce nel Po ad O di Casalmaggiore dopo 130km di corso.

Da quanto solo marginalmente sopra estrapolato molte sono le possibilità di raggiungere il Passo del Bocco. Oggi ripercorriamo la maestosa via di salita che ha infiammato migliaia di cuori trepidanti sotto il sole di un giorno feriale che in primis sono stati testimoni visivi delle primitive gesta di sfida al potere portate da uno “sconosciuto pirata di Cesenatico” Marco Pantani durante la Cronoscalata Chiavari – Passo del Bocco della 18esima Tappa del Giro d’Italia 1994. Sono state le prime note d’autore di una escalation mortificata solo da preconcetti mai chiariti sino in fondo. Traducendo la sua scelta di essere il nuovo Achille del tempo moderno mi sovviene di aggiungere:  “ Prelevato dagli Dei sul Palco dei Campi Elisi viene poi trasportato sull’ Olimpo del Ciclismo prima che la Sua Immortalità venisse contaminata da un fosco, contorto e manipolato giudizio terreno.”

Da Chiavari, si percorre la carrozzabile che corre lungo la riva destra del Torrente Entella sino a Carasco 26m, 6km, situato alla confluenza dei Torrenti Sturla e Lavagna e, lasciata a sinistra la SS 225 che risale la Val Fontanabuona, s’imbocca a destra quella della Val Trasversale del Torrente Sturla ( strada statale 586 della Val d’ Aveto).

L’Entella è la Fiumana Bella di Dante che ha dato origine alla piana di Chiavari. E’ costituita dall’unione del Torrente Lavagna, della Sturla e del Gravéglia. La bella e ricca Valle del Torrente Lavagna, detta comunemente Fontanabuona, è la prima delle vallate longitudinali caratteristiche del versante tirrenico dell’Appennino Ligure, palestra inesauribile per ogni tipo di ciclista: passista, cronomen, scalatore, cicloturista. Industria tipica delle valle è quella delle cave di ardesia.

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L’Aveto nasce dai fianchi del Monte Caucaso e corre in una valletta nettamente trasversale. Alle origini il suo letto è parallelo e talmente vicino al displ. Appenn., che una galleria di qualche decina di metri porterebbe le sue acque in Val Malvaro, nel versante del Mar Ligure. Dopo un corso di 45km finisce nella Trebbia.

La Valle Sturla si estende verso Nord per circa 18 km toccando Terrarossa con percorso ondeggiante in leggera ascensione e breve strappo dopo il bivio a sinistra per Cichero e Passo Romaggi poco prima dell’abitato di Prati di Mezzanego (11.5km, 83m) dominato dal Monte Ramaceto (1345m). A Borgonovo Ligure (100m, 12km) si dirama, a destra, la carrozzabile che sale al Passo del Bocco (15,5km, 5,6% medio), Parma.

Poco sopra questo bivio a 22,8 km in quel 9 maggio 2011 si è consumata la tragedia di un giovane velocista belga, Wouter Weylandt. “in quel pomeriggio di maggio tutti gli sportivi piansero…”. La tappa del giorno seguente fu neutralizzata sino all’arrivo di Livorno. Tyler Fallar della Cervelo, amico fraterno, e tutta la Leopard-Trek si ritirarono. Il via ufficioso ebbe origine da Corso Marconi in Genova con tutti i mezzi dislocati nell’adiacente ed immenso Piazzale Kennedy, proprio nella zona ove vivo e ove sono nato. Ho girovagato molto prima dell’ora di “dire addio ai corridori” ma ho pianto profondamente in silenzio quando a latere una moltitudine di giovani di varie nazionalità, in maniera sirventese ma con leggiadra maestria trasportata sulle corde di alcune chitarre, intonava una bellissima e struggente canzone che così diceva…:

The Long and Winding Road/ that leads to your door/ will never disappear/ I’ve seen that road before/ it always leads me here/ lead me to your door/ the wild an windy night/that the rain washed away/has left a poor of tears/crying for the day/why leave me standing here/let me know the way/many times I’ve been alone/and I many times I cried/anyway you’ll never know/the many ways I’ve tried/and still they leave me back/to the long winding road/you left me standing here/a long long time ago/don’t leave me waiting here/lead me to your door…

http://www.youtube.com/watch?v=9ImnA9vB5k0

Non ho chiesto loro il perché di tale scelta… non volevo interrompere questo profondo sentimento che a volte gli umani riescono a provare, ho pensato: forse per lenire tutti insieme un dolore profondo, forse in segno di arrivederci, forse interpretando così l’accorato rimprovero della compagna verso l’abbandono ingiustificato da parte dell’amato Wouter .. chissà…; la brezza del ponentino asciuga le lacrime e gonfia centinaia di bandiere di stoffa nobile, sempre presenti, con il leggendario Leone delle Fiandre in campo giallo. Sono le bandiere della Storia del Ciclismo che alimentano nuova vita e ammoniscono i più scorati: questo è il prezzo che il Ciclismo a volte paga…forza, nuovamente in sella, prodi, voltiamo pagina, si riparte. Ancora e sempre con te Amato Wouter n.108 sempre presente in corsa!

Voltiamo lo sguardo dall’altra parte della valle ove si notano resti di antiche miniere di rame e notiamo che la strada, ora con pendenze modeste, ora in falsopiano continua a tratti su una sponda a tratti sull’altra sino a Borzonasca (160m, 17km). Svoltiamo a destra in coincidenza del cartello che indica: Prato Sopralacroce, Passo del Bocco. La strada SP 49 s’inoltra, con pendenze crescenti (da 4% a 7%) nei primi 2km di salita, ove in prossimità si un tornante, dirama un tronco per località Bargone che si tralascia.

Secondo recenti studi sembra che là ove è ora l’abbazia di Borzone, sorgesse in epoca imprecisata, tra l’inizio del I e la fine del III sec.d.C., una costruzione militare romana a presidio di una strada in un punto ove s’incontravano i limiti della provincia di Velléia a NE, della provincia di Libarna a NO, della provincia di Luni a SE e della provincia di Genova a SO. A questa costruzione si appoggiarono monaci provenienti dall’oriente che, si racconta, costruirono un tempio di culto; poi dopo il mille s’insediarono i Benedettini del Convento di S. Colombano di Bobbio. L’abbazia godette grande splendore e larga rinomanza in tutto il Medioevo.

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IL monumento a Weylandt, al passo del Bocco

La strada traversa il Torrente Penna ora con pendenze minori (5.5% per 1km) passa di fronte ad una centrale idroelettrica situata alla confluenza del Rio Borgone che utilizza le acque provenienti dal lago di Giacopiane. Ora la strada, subito dopo il tronco per la centrale di Caroso (323m) e  serbatoio di Zolezzi (capacità 70.000 mc), incrementa la sua pendenza in un tratto ove si supera varie volte la doppia cifra sino verso i 420m di quota (1km, 9,2%). Ancora tratti facili intervallati da altri discretamente impegnativi ci portano al balcone di Prato Sopralacroce (565m, 7km da bivio, 24km da partenza) che si raggiunge in contropendenza.

passo_del_bocco3Prato Sopralacroce è una frazione molto rinomata sia negli ambienti ciclistici liguri e non sia in quelli alpinistici/escursionistici. La zona montana è formata da diversi villaggi quali appunto Prato, Perlezzi, Zanoni, Vallepiana, Zolezzi, Casolari di Forca. Prato il più importante porta la Chiesa parrocchiale; è zona generosa di acque sorgive e minerali nonché punto nevralgico per ascensioni ai Monti Aiona, Penna, Zatta ecc. Il Monte Penna, ricco di rame, pare sia stato acquistato nei secoli passati da imprenditori belgi ed inglesi proprio per lo sfruttamento delle sue miniere (EDICICLO – Emilia Romagna – Passi e Valli in Bicicletta Pag.82).

Ora la strada continua a scendere sino in località Zanoni ove spiana “educatamente” per poi risalire tentando di celare il suo terribile finale. Ma io la conosco bene e non ci casco anche se ogni volta la trovo “sempre” diversa ma “sempre” dura. Con pendenza modesta e bella vista sull’ambiente circostante si raggiunge Vallepiana (587m, 8.5km da bivio, 25,.5km da partenza). Chi non conosce la salita rimane esterrefatto dal drittone che qui si presenta di fronte ai nostri occhi ove le pendenze esagerano, ma non troppo. Percorriamo ora 2km veramente impegnativi che ci portano con difficoltà monotone crescenti a 725m di altezza e pendenze che sfiorano il 10% medio. Un attimo di respiro attraverso i Casolari di Forca con 500m di tregua sotto il 6% ma poi subito oltre il cartello di Belvedere cominciano i fuochi veri. Una scritta a latere ci ammonisce schernendo il Sommo Poeta: “ Lasciate ogni speranza Voi che entrate” o altre ancora “torna indietro prima che puoi” la più esaltante per chi come me conosce la salita a mena dito “ avanti .. tra 100m spiana  Ah, Ah!!”. Ok gatto rosso ti conosco: rapporto quello agile a me solitamente congeniale a queste latitudini e via controllando cardio e watt (140/150 FC – 180/230 Watt). Ci vuole pazienza e mettersi a regime poiché per oltre 3km non si scenderà più sotto la doppia cifra. Ogni 500m un crescendo wagneriano di media: 10,2%, 10,4%, 10,8%, 11,6%, 10,4%, 10,2% poi lassù in alto  l’amatissimo ponticello che svolta a destra e pone fine per oggi alla “tribolazione”. Alto, ma non troppo, sulla destra si intravvede il Passo del Ghiffi (1068m, 32km da partenza) che si raggiunge facilmente in contropendenza.

berzin77esimo Giro d’Italia. La maglia rosa bissa il successo di Follonica. E’ il tempo di Berzin (Gewiss Balla, Rus) che percorre i 35km in 59’52” alla media di 35.078 km, 2^ Indurain a 20”, 3^ Pantani a 1’37”….Il simpatico sorriso del Genio si è trasformato in un ghigno malizioso perché il profumo della maglia rosa lo ha inebriato….Miguel Indurain era tra quelli a giudicare il Genio vulnerabile ma nulla ha potuto contro il suo strapotere… l’esplosione di Marco Pantani, nasce la stella più bella, sperava nel passaggio a vuoto accusato dal Genio sul Mortirolo…la risposta del Genio è giunta secca precisa, inequivocabile, da padrone del Giro. Marco aveva speso troppo nei 17km pianeggianti!!!ndr!!! concedendo al Genio solo 1’06” ma pagando pegno salendo sul suo regno incontrastato: altri 24” lasciati a Berzin e 10” ad Indurain….E’ partito troppo, troppo forte si lamentava Sandro Quintarelli, tecnico del romagnolo, all’emozionatissimo papà Ferdinando…. giornata indimenticabile, secondo “l’ Eugenio di San Pietroburgo” sulle strade della Liguria, come sempre e ovunque.. Era giorno feriale ma sulla salita del Ghiffi si è visto un assiepamento di umanità seminuda difficilmente quantificabile…Si sono riproposte le stesse immagini di domenica al Mortirolo, dove due muraglie di corpi e di macchine hanno ridotto quel percorso già stretto in vicolo… Un itinerario, il secondo in Liguria, disseminato di scritte, di paramenti rosa e di momenti vezzosi. Il solito mix di festa, di avvenimento e di gita famigliare con tanto di camper e di tavolini sui cigli su cui dominavano cofane di trenette al pesto…indimenticabile (Corriere della Sera – Archivio Storico)

Dal Passo del Ghiffi una passeggiata di 2/3km in discesa porta al Passo del Bocco, fine della tappa (976m, 35km). Ma occorre ridiscendere e omaggiare ancora quel punto dannato ove ha perso la vita un giovane valoroso di 28 anni che a mio modo di vedere e di pensare ha vissuto nel modo più bello che io auspico a chiunque, sia donna che uomo: volersi e sapersi sempre mettere in gioco a viso aperto.

108 presentePer questo grande valore che, solo certi sport sanno esaltare, Wouter Weylandt sarà sempre amato e ricordato. Una stele a ricordo indelebile e numerose manifestazioni cicloamatoriali e singole non lo lasciano mai solo perché: “il numero 108 sarà sempre al nostro fianco”. Ciao Wouter, prima non ti conoscevo, ora ti amo. Perdonami.

2 Responses

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