norbertoapre

Foto dalla pagina Facebook

Di Lorenzo Franzetti

Norberto De AngelisNorberto De Angelis era il re dei placcaggi. Una montagna d’uomo che ha voglia di pedalare… Con le mani. «Un po’ come Forrest Gump, quando aveva voglia di correre ed è partito». Norberto De Angelis la chiama bicicletta, la sua Quickie. Cycle! Giri i pedali, girano le ruote, vedi il mondo. Con lui in campo, non passava nessuno: oltre la montagna, impossibile andare. Il re dei placcaggi. Ora Norberto vuol tornare in Africa. «Proprio là, nella mia Tanzania, a ripercorrere le strade dell’incidente. Ma soprattutto a ritrovare gente meravigliosa».

L’incidente avvenne più di vent’anni fa: era il 1992… «Ricordo che si parlava, mentre ero in macchina. Ricordo che era un martedì e avevo vissuto esperienze meravigliose. Proprio come volevo. In quei paesi ci si va se vuoi trovare delle risposte importanti, per rispondere a domande che hai dentro. Ricordo quel martedì ero volontario per il Cefa, una onlus molto seria che mi aveva offerto l’opportunità di fare qualcosa d’importante per gli altri. Poi mi sono risvegliato dopo due mesi, in Italia: non ricordo, non so nulla di cosa è accaduto». L’incidente, il come profondo, il risveglio, l’infermità. E, infine, la voglia di rialzarsi.

Norberto De Angelis era una stella del football americano… «Ero il re dei placcaggi sì, vinsi un campionato europeo in Svezia con la Nazionale italiana, ho girato i campi di tutte le migliori squadre italiane…». Nella hall of fame dei Seamen di Milano, Norberto, la montagna d’uomo, debuttò nella sua Parma. «Sono stato tra i fondatori dei Panthers, ma ho giocato anche a Bologna e a Bolzano».  Poi la Tanzania… «Quattro mesi di volontariato».

norberto1Poi il vuoto e il lunghissimo calvario: «Mesi e mesi di ospedale e poi ne sono uscito. Dovevo cercare di recuperare il recuperabile». Tuttavia, l’uomo Norberto non si è mai perso… «E lo sport mi ha aiutato: per me lo sport è uno stile di vita. L’agonismo non m’interessa, è uno stress superfluo. Io preferisco mandare un messaggio agli altri e fare qualcosa che mi faccia bene, che mi arricchisca dentro». Palestra e tanti giorni a confrontarsi con i propri limiti, a tu per tu con la voglia di andare oltre. Oggi, Norberto ha quasi 49 anni e il limite personale è ancora un po’ più in là: grazie all’handbike, ora. «L’handbike è arrivata dopo molti anni dall’incidente. Per caso, uscendo da un locale a Parma, incontrai una persona che mi suggerì di provare, perché aveva il fratello che la praticava…Per caso ed era quel che mi serviva».

La montagna d’uomo ha imparato a non temere più nulla, la fatica e tutto il resto. Come per esempio un tumore. Il re dei placcaggi non si è fermato nemmeno di fronte alla malattia… ed è andato ancora più lontano Per andare ancora più lontano. Era il 2009: la meta, l’America. «Stati Uniti, coast to coast». Corri Forrest! E Norberto ha messo alle spalle 3.798 chilometri in 80 giorni e 245 ore effettive di handbike. Un record.

IL centro diurno di Mbagala Dar es Salaam, in Tanzania (foto Cefa)

IL centro diurno di Mbagala Dar es Salaam, in Tanzania (foto Cefa)

E ora l’Africa. La “sua” Tanzania chiama… «Ho ritrovato quasi per caso gli amici del Cefa. Con loro è nato il progetto di tornare là. La proposta è nata da loro, io ci ho pensato non più di due secondi e ho detto subito sì. Fantastico». Con l’handbike, Norberto ciclista con le mani, pedalerà nel cuore grande della Tanzania: «Dell’incidente non ricordo nulla, ma tornerò su quella strada. Della Tanzania ricordo tutto quel che basta: le persone meravigliose, i colori, gli odori».  E ora si appresta a tornare laggiù con un impegno in più: «Con il Cefa, per sensibilizzare quel paese e non solo… Per parlare di disabilità, per dare una mano a persone col mio stesso problema, ma meno fortunate». Less is more: l’handicap non può e non deve essere un limite. Giovanni Beccari presidente del Cefa ha proposto a Norberto il progetto Tanzania: e ora, il re dei placcaggi è già nel pieno degli allenamenti. Per arrivare all’impresa con la giusta preparazione. Per spostare ancora più in là il limite. Perché soprattutto dopo il tumore, Norberto si sente libero, completamente libero, con la voglia di non fermarsi… «Con la voglia di fare qualcosa che resti».

Pedala con le mani, Norberto. La montagna d’uomo è già partita. L’Africa è vicina.

Una risposta

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.