[Molti anni dopo, mentre tagliava il traguardo in mezzo alla nevicata, la maglia rosa Vincenzo Nibali si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo portò alla Madonna del Tindari a mangiare un gelato…]

da Nibali e la campagna d’Italia, di Lorenzo Franzetti, sul numero 3 di cycle!.

Nibali Vincenzo, da Messina, faccia da siciliano, ora simbolo del ciclismo italiano. Ha una bella casa, una moglie adorabile. Si è trasferito al Nord, addirittura fuori confine, in quel di Lugano, nella Svizzera benestante: riceve richieste d’interviste ogni giorno, gareggia per una squadra kazaka, alimentata da petrolio e ministeri. Pedala su bici americane, le più sofisticate: gira il mondo tutto l’anno. Dall’Argentina all’Oman. Ma con quella faccia, così mediterranea, lo guardi e rivedi Messina: e la rivede pure lui, Messina, guardandosi allo specchio. Ogni giorno, nei suoi pensieri. Di nasi tristi come una salita ne hanno già scritto ben altri poeti, quello di Nibali è un naso allegro, una pinna di squalo, in mezzo a due occhi, che hanno sete di sole e di vita. Come quando aggrediva i tornanti della Madonna del Tindari, ed era ancora il cucciolo di papà Salvatore. «La Madonna del Tindari, la mia prima vera montagna. Anche se in Sicilia il terreno per gli scalatori non manca».

Altro che scalatore, Vincenzo non aveva neanche 11 anni e una voglia matta di combinarle: «In bici si andava anche fuori, verso Barcellona. Ci si fermava spesso: e una volta era per un gelato, un’altra per un panino, un’altra per vedere il mare». Papà Salvatore faticava a dimagrire, ma intanto Vincenzo s’innamorava dalla bici. Tra gelati e lasagne, cominciava la storia di un campione: «Quanto era goloso di quelle fatte da mamma. E lo è ancora».

Il piccolo Vincenzo Nibali e la passione per i gelati (foto Famiglia Nibali)

Il piccolo Vincenzo Nibali e la passione per i gelati (foto Famiglia Nibali)

 

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