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Di Lorenzo Franzetti, da Valloire

Il riposo sembra fatto per non pensare e invece non è vero. I sorrisi sono di circostanza. Il caso, o forse no, ha voluto che i due contendenti siano nello stesso albergo di Valloire, ai piedi del Galibier che oggi si mostra in tutta la sua magnificenza: non come ieri, che era sommerso da nubi e neve. Vincenzo Nibali e Cadel Evans, la maglia rosa e l’avversario della stanza accanto: stessa pastasciutta, in bianco. Primo e secondo della classifica. Stesso punto di partenza, due pedalate in direzione opposta e due caffé, che in Francia, non sono il massimo, ma danno un senso di libertà, almeno, per corridori sotto pressione da settimane. Voglie di evasione, ma i sorrisi sembrano di circostanza: la stanchezza ha lasciato il segno, in questo Giro. C’è un’ultima settimana, ora, tutta da correre, tra inside e tensione. Le ultime montagne, le più temute sono lo Stelvio, il Gavia, il Rolle, le Tre Cime: e il sole del giorno di riposo non durerà… Destino di questo Giro, quello di far soffrire il freddo: «Abbiamo avuto due settimane molto difficili – riconosce Nibali – ma almeno lo spettacolo è piaciuto alla gente». E non è finita, anzi comincia oggi: «La terza settimana – avverte Evans – è un’altra storia. Tutta un’altra questione, di esperienza e persino di fisica… Potrebbe cambiare tutto e se non ci credessi, non sarei qui a correre il Giro».

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Tattica e pretattica: la giovane stella e il vecchio campione a confronto. Con garbo, ma a bersi un caffè insieme non ci pensano: meglio studiarsi a distanza, a rimanere a confronto con se stessi.  Vincenzo e Cadel, due svizzeri acquisiti, come i tanti, tantissimi corridori che hanno preso casa a Lugano e dintorni: vicini di casa, vicini di camera, vicini di corsa, gomito a gomito per l’ultima settimana.

Due emigranti su due rotte ben diverse: Vincenzo da Messina, Cadel da Melbourne. In fondo, due isole… sì, ma vuoi mettere il mare di Torre Faro? Tutti e due, però, col pensiero a Lugano: bello il lago sì, perfetto per mangiarsi un gelato e rilassarsi. Ma il lago di Lugano di Cadel e Vincenzo è una meta desiderata per gli affetti: mogli e figli aspettano lì. «Il mio pensiero? Vorrei tornare presto a casa. Sono mesi che sto in giro per il mondo. Preparare un Giro è duro…» confida Vincenzo. Una lungo cammino, quello che porta alla maglia rosa: partenza dall’Argentina, poi Oman, poi ritiri alle Canarie, nel mezzo una Tirreno-Adriatico (vinta) e un Giro del Trentino (vinto), oltre alle classiche delle Ardenne. «Quanti giorni ho fatto lontano da casa? Non lo so, non mi riesce nemmeno di contarli».

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Vincenzo è proiettato al dopo, quasi per spostare la mente da quel che affronterà nell’ultima settimana del Giro. Cadel, invece, è concentrato proprio su quel che sta per arrivare: «Certo, se vado piano come a Bardonecchia, fine dei giochi». La terza settimana, per Cadel, ha un sapore particolare: amarissima quella del Giro 2002, quando incassò la più cocente sconfitta della carriera (da Savoldelli), straordinaria quella del Tour 2011 (quando conquistò un Tour de France che sembrava nelle mani di Schleck). Concentrato e sicuro, almeno all’apparenza. E con più rughe in fronte.

Nibali, invece, sembra più chiuso, ma si circonda di amici e si nutre di fiducia condivisa: «Ho voluto che il gruppo che ha lavorato con me rimanesse unito il più possibile. Fare squadra: per me è fondamentale, è l’elemento chiave anche per la terza settimana. Anche per questo, il mio compagno di squadra Vanotti è rimasto con noi, anche se con la spalla lussata e fuori gara».

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Il gruppo, compagni fidati e in grande condizione. Evans non ci può contare, la Bmc non sembra all’altezza dell’Astana che si vede al Giro: «Però i compagni mi hanno sempre aiutato». Si sforza di motivare il gruppo, Cadel: per pescare le ultime energie, nel fondo del barile, ci vogliono grandi motivazioni.

Il Giro riposa, ma il pensiero dei  due contendenti non va in ferie: psicologia di una corsa a tappe, apparentemente con un solo padrone, ma Evans è abituato a ribaltare i pronostici. E corre libero dalle ombre. Qualcuno, tra i giornalisti, gli fa notare che Nibali ha scelto come nuova squadra quella di Vinokourov, ex atleta con un passato tutt’altro che limpido inf atto di doping. «Non è la mia scelta, non non ho una risposta».  In dieci parole, scavi e trovi molti più significati di quel che sembra. Apparenza e sostanza.

Ultimi raggi di sole su Valloire, due squadre si scrutano, si annusano, si preparano alle ultime sfide: psicologia e pretattica, respiri tesi e giochi di sguardi. Come una partita a poker: che si giocherà sulle salite più dure, sotto un cielo che, ormai la rassegnazione è scontata, non sarà limpido e sereno come quello della giornata di riposo.

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